Favola

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COPPERMAN

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/14/2019 - 16:57
 
Titolo Originale: Copperman
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Eros Puglielli
Sceneggiatura: Riccardo Irrera, Paolo Logli, Alessandro Pondi, Mauro Graiani
Produzione: ELIOFILM CON RAI CINEMA, IN ASSOCIAZIONE CON NOTORIOUS PICTURES
Durata: 94
Interpreti: Luca Argentero, Antonia Truppo, Galatea Ranzi

Anselmo è un ragazzino con un leggero ritardo cognitivo, che vive con la madre Gianna in un paesino della campagna italiana. Emarginato a scuola, fa amicizia con Titti, una bambina orfana di madre, che vive in una sorta di catapecchia insieme al padre violento. Anselmo cresce con l’idea che suo padre, che se n’è andato di casa prima della sua nascita, sia un supereroe e così, una volta adulto, assume l’identità segreta di Copperman, l’uomo di rame che combatte il crimine e corre in soccorso dei più deboli. Con l’aiuto di un burbero fabbro e di una banda di amici squinternati, Anselmo si ergerà a paladino della sua cittadina e proverà a conquistare finalmente Titti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista, leggermente ritardato, mantiene anche da adulto, la purezza e la semplicità di sguardo di un bambino, che riesce a trasfigurare le cattiverie di chi gli sta intorno
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche accenno di violenza, ma quasi sempre fuori campo e poco insistito.
Giudizio Artistico 
 
Efficace l’effetto fiabesco del film, ottenuto con una scenografia un po’ retrò, fatta di colori pastello e di forme geometriche, ma, con l’esclusione del protagonista interpretato da Luca Argentero, gli altri personaggi sono delineati meno bene e sono più “tipi”, che “caratteri”.
Testo Breve:

Anselmo, un giovane con un leggero ritardo cognitivo, si costruisce un mondo tutto suo e diventa Copperman, che corre in soccorso dei più deboli. Una favola fuori dal tempo e più per adulti che per ragazzi

Il film di Eros Puglielli è una favola fuori dal tempo e dallo spazio. Girato in Umbria, a Spoleto, non fornisce in realtà allo spettatore alcuna coordinata specifica. A questo effetto fiabesco concorrono una scenografia un po’ retrò, fatta di colori pastello e di forme geometriche, e una galleria di personaggi che sembrano tutto fuorché moderni. La scelta della palette cromatica e l’insistenza sulla figura del cerchio non sono casuali, ma riflettono la forma mentis di Anselmo che, anche da adulto, mantiene la purezza e la semplicità di sguardo (e di cuore) di un bambino. Non a caso, le atmosfere rarefatte e quasi surreali del film hanno spinto molti a paragonare, pur con le relative differenze, Copperman a Il Favoloso Mondo di Amélie di Jeunet.

Argentero si cala abbastanza bene nel difficile ruolo del Forrest Gump italiano, che deve suscitare simpatia senza risultare ridicolo e senza generare nello spettatore quella sorta di distacco pietoso che un protagonista ritardato rischia di provocare. Gli altri personaggi sono delineati meno bene e risultano, quindi, un po’ schematici. Più “tipi”, insomma, che “caratteri” veri e propri. Basti pensare al fabbro del paesino che costruisce l’armatura di Copperman e che, in realtà, è un uomo in fuga dopo aver ucciso gli assassini della moglie; alla madre di Anselmo, la dolce proprietaria di una piccola libreria; oppure ancora al padre di Titti, un alcolizzato violento, che va in giro su un’auto sgangherata e spara a salve contro chiunque osi contraddirlo. Per quanto riguarda il casting, risulta particolarmente interessante la scelta di Antonia Truppo, che veste i panni di Titti adulta, mettendo in scena una sorta di “donna angelo” alternativa, sottomessa al padre ma, allo stesso tempo, affascinata da Anselmo e incapace di stargli lontana. Meno azzeccata è invece la scrittura degli amici di Anselmo, un gruppetto di persone affette da vari disturbi psichici e della personalità, ma talmente calcati nelle loro manie da riuscire a strappare soltanto qualche risata a denti stretti e, questa volta sì, totalmente distaccata.

Copperman è, innanzitutto, una commedia, venata di ironia e con qualche punta drammatica. Cade totalmente in errore chi vi si accosta sperando di trovare un film di supereroi (un altro  Lo chiamavano Jeeg Robot, per intenderci). Niente di più diverso. In questo caso, infatti, Copperman non è altro che il personaggio che Anselmo si inventa per relazionarsi alla realtà. Non è dunque dotato di alcun potere speciale, ma soltanto di un pesante costume in rame, una manciata di gadget “alternativi” e tanto coraggio. Per questo motivo, Copperman rimane un film per adulti, che difficilmente può essere apprezzato e compreso dai ragazzi più giovani. Ma va comunque riconosciuto come un tentativo apprezzabile di svecchiare e innovare il cinema italiano.

Autore: Cassandra Albani
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL RACCONTO DEI RACCONTI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/15/2015 - 11:37
Titolo Originale: Il racconto dei racconti
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Matteo Garrone
Sceneggiatura: Edoardo Albinati, Ugo Chiti, Matteo Garrone, Massimo Gaudioso
Produzione: ARCHIMEDE, LE PACTE, CON RAI CINEMA, RECORDED PICTURES
Durata: 125
Interpreti: Salma Hayek, John C. Reilly, Toby Jones, Bebe Cave, Vincent Cassel, Stacey Martin, Alba Rohrwacher

La regina di Selvascura desidera ardentemente avere un bambino. Per farla contenta, il re uccide un drago marino per estrargli il cuore, unico rimedio alla sterilità secondo le parole di un mago. Il re muore nell’attuare l’impresa ma la regina resta incinta. Sedici anni dopo la regina non riesce a tenere lontano suo figlio dal figlio della sua fantesca che, nel cucinare il cuore del mostro marino, era rimasta incinta anch’essa. I due ragazzi sono gemelli, frutto dello stesso incantesimo e la regina medita l’uccisione dell’ intruso.. Il re di Altomonte cela un segreto: alleva nelle sue stanze una pulce che a furia di mangiare prima diventa gigantesca e poi muore. Sua figlia desidera sposarsi mentre il re, che non vuole lasciarla andar via, indice un torneo di abilità fra i pretendenti, sicuro che nessuno potrà vincere. Appende la pelle delle pulce morta nella sala del trono e invita tutti gli uomini del paese a indovinare quale sia l’animale che ha una simile pelle.. Il re di Roccaforte è un lussurioso e una volta si invaghisce di una donna al solo ascoltare la sua voce. Quando poi riesce a portarla nella sua camera da letto si accorge con orrore che si tratta di una vecchia e la caccia via. La donna incontra una maga che le fornisce una giovinezza temporanea e in questo modo riesce a farsi sposare dal re..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film prospetta un’umanità prigioniera dei propri istinti e delle proprie passioni, incapace di amare e di rispettare le libertà altrui
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene impressionanti, nudità e sequenze sensuali
Giudizio Artistico 
 
Grandissima cura nei costumi e nella ricostruzione di un seicento fiabesco ma i racconti non emozionano e i personaggi destano poca empatia
Testo Breve:

Dalle fiabe di Alessandro Basile, Matteo Garrone trae un film sontuoso e barocco. La piacevolezza estetica non è però accompagnata da un’uguale passione  per le storie  e interesse per i  personaggi 

Nella favola La cerva fatata di Alessandro Basile, ripresa dal film , il cuore dell’orco marino che avrà il potere di mettere incinta all’istante la regina di Selvascura, viene cucinato da una vergine, come è stato prescritto da un santone di passaggio per quel regno. Il potere di questo cuore è però tale che la stessa fantesca che è intenta a cucinarlo, al solo respirare i fumi che provengono dalla pentola, resta gravida. Fin qui la fiaba e il film di Garrone coincidono. Ma si separano subito dopo perché così prosegue la favola: “non solo uscì incinta lei, ma si gonfiarono anche tutti i mobili della casa. E dopo pochi giorni, partorirono; il letto fece un lettino, la cassa una cassetta, le sedie fecero le sedioline, il tavolo un tavolino, e il vaso da notte un vasino verniciato così bene che era un gioiello”.

Riproporre una simile quadretto sarebbe stato sicuramente molto divertente ma avrebbe modificato profondamente lo spirito con cui Garrone ha rivisitato Lo cunto de li cunti , opera in vernacolo napoletano di questo autore seicentesco, pubblicato postumo fra il 1634 e il 1636.  Matteo Garrone è stato giustamente elogiato per aver portato alla ribalta Alessandro Basile, scrittore poco conosciuto anche da noi, a cui va il merito di aver diffuso antiche favole popolari come  Cenerentola, la bella addormentata nel bosco e Il gatto con gli stivali che saranno poi riprese dai fratelli Grimm, ma il criterio  con cui il regista ha scelto e riadattato le tre favole che ha portato sullo schermo non sono affatto espressione di uno scrupolo filologico ma di una personale preferenza per certe tematiche. Garrone non tenta di far parlare in napoletano i protagonisti, come nel testo originale, soluzione già adottata  in Gomorra, non sceglie le fiabe più burlesche, ambientate fra i popolani del borgo, ma adatta solo storie di re e regine. Trascura le tante, belle storie d’amore che ci ha proposto l’autore (basterebbe pensare a Cenerentola) ma si concentra su amori malati, ossessioni sensuali e pretese impossibili come quella dell’eterna giovinezza. Al contrario l’autore sembra aver sentito l’attrazione per alcune tendenze attuali della produzione internazionale, quando insiste su scene splatter e nell’’impiego frequente di nudi femminili che rimandano alle corti di altri re, in particolare  quelle di Il trono di spade. 

Nessun protagonista è padrone del proprio destino, ma resta prigioniero di inclinazioni che sono più forti di lui.

I due ragazzi nati da donne diverse ma gemelli perché frutto dello stresso incantesimo, non riescono a restare separati mentre la madre cerca ossessivamente di avere suo figlio tutto per se. Il re di Altomonte non vuole sua figlia tutta per se ed escogita ogni trucco per evitare che si sposi, salvo poi commettere un errore che costringerà la figlia ad andare in sposa a un orco ributtante. Due sorelle non riescono a stare separate anche quando una delle due va in sposa al re di Roccaforte e l’assurda pretesa dell’eterna giovinezza porta una delle due a farsi scorticare viva nella speranza che la pelle possa ricrescere.

In questi scenari dark, non c’è mai un lieto fine e se c’è, è frutto del sacrificio o della morte di qualcuno.

La vita è solo un faticoso gioco di equilibrio (emblematico il finale, dove un equilibrista cammina su una corda tesa tra i torrioni di Castel del Monte) fra forze contrastanti che noi non abbiamo voluto ma che ci sovrastano.

Il film eccelle per la ricchezza dei costumi, le ambientazioni in suggestivi castelli pugliesi e siciliani e la grande cura nella messa in scena. Lo stile visivo adottato non potrebbe esser più diverso rispetto al precedente Gomorra, ma in qualche modo i due lavori si assomigliano: in entrambi ci sono forze che sovrastano i protagonisti (come nell’episodio dei due giovani che provano a  violare le leggi della camorra) , e in entrambi l’autore mostra di nuovo la sua debolezza: “una certa mancanza di empatia e di com-passione nel descrivere i personaggi e i loro drammi.” (dalla recensione di Paolo Braga su Gomorra in questo www.Familycinematv.it

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MALEFICENT

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/28/2014 - 21:05
Titolo Originale: Maleficent
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Robert Stromberg
Sceneggiatura: Linda Woolverton basata sulla fiaba di Charles Perrault
Produzione: Tim Burton, Don Hahn, Richard D. Zanuck per Walt Disney Pictures/Moving Picture Company/Roth Films
Durata: 97
Interpreti: Angelina Jolie, Sharlto Copley, Elle Fanning, Imelda Staunton, Lesley Manville, Juno Temple, Sam Riley

La giovane Malefica è la fata protettrice della Brughiera, il regno magico che difende appassionatamente dall’avidità umana. Un giorno, ancora ragazzina, incontra il giovane umano Stefano; presto i due diventano amici e poi si innamorano. Stefano, però, è attirato dalle lusinghe del potere e della ricchezza e compie un terribile tradimento verso Malefica pur di diventare re. Alla nascita della figlia di lui, Aurora, per vendicarsi Malefica scaglia contro la bambina un terribile incantesimo. Ma mentre Aurora cresce sotto i suoi occhi, la fata non può fare a meno di affezionarsi a lei e cominciare a sperare di poter disfare quanto ha fatto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questo film appare il segno di una tendenza pericolosa perché dopo Ribelle-the Brave è già il secondo film Disney che esalta the woman power mentre gli uomini sono solo o stupidi o rozzi.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di combattimento impressionante nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Con un umorismo concentrato solo in poche sequenze, una storia d’amore (quella di Malefica) che appare insieme affrettata e forzata, per una rivisitazione della celebre fiaba poco convincente
Testo Breve:

Con un chiaro intento revisionista rispetto alla favola della Bella Addormentata, la strega cattiva diventa una fata disillusa dall’amore e circondata da uomini cattivi. Una rivisitazione discutibile

Maleficent è l’ennesima rivisitazione a marchio Disney delle fiabe tradizionali che abbiamo conosciuto in cartone animato (La bella addormentata originale, in un elegantissimo disegno bidimensionale e con musiche adattate da quelle del balletto di Ciajkovskij, uscì al cinema nel 1959, con incassi deludenti, ma vinse un Oscar per la colonna sonora, che resta in effetti indimenticabile). Operazione già iniziata con risultati contraddittori (ottimi al botteghino, un po’ meno dal punto di vista artistico) con Alice in Wonderland.

L’intento “revisionista” è qui ancora più pronunciato che nel caso precedente, come si intuisce fin dal titolo: trasformare una delle “cattive” più iconiche della storia dei cartoon nell’eroina femminista e ambientalista di una fiaba in cui, con l’eccezione di Fosco (l’aiutante della fata cattiva che però nasce come corvo), i personaggi maschili sono tutti cattivi, pazzi, traditori, violenti o semplicemente tonti.

Se resta (e come avremmo potuto farne a meno?) l’incantesimo che condanna al sonno eterno la povera Aurora (ma con una sorpresa sulla natura del bacio del vero amore che non dovrebbe lasciare del tutto “sorpresi” gli spettatori di Frozen), il resto della storia subisce un poderoso restyling che convince solo in parte.

Soprassedendo sulla scelta di Malefica come nome originale della protagonista (quantomeno curiosa, visto che si tratta di una fata dall’aspetto forse un po’ inquietante, viste le corna, ma gentile e benefica), tutta la backstory che ci racconta la storia d’amore interrotta tra lei e il futuro re Stefano appare insieme affrettata e forzata, a meno di non dare per scontato, appunto, che gli uomini siano per forza avidi e malvagi.

Privata delle sue ali e disillusa sul vero amore, Malefica può trasformarsi nella furia nerovestita che conosciamo (con tanto di corvo mutaforme al seguito) e scatenare la sua vendetta. Tanto né il fedifrago Stefano, né il terzetto di fate “buone” (qui ancora più inette e sciocche che nell’originale) hanno la statura per opporsi in qualche modo a lei. Come suona il detto, “non c’è furia all’inferno peggiore di una donna respinta…”, e fuoco e fiamme farà anche Malefica prima delle fine sella storia…

La storia e la sua protagonista Angelina Jolie convincono di più quando finalmente si permettono un po’ di umorismo (pericolosamente latitante altrove) nel momento in cui Malefica, decisa a tenere d’occhio la piccola, deve lottare contro il disarmante affetto della piccola e ignara Aurora (la “bestiolina”), che finisce per considerarla la sua fata madrina.

Una delle maggiori delusioni della storia è il principe Filippo, nell’originale un simpatico guascone che, insieme al suo cavallo, offriva alcuni dei momenti di alleggerimento più godibili della vicenda e che qui, invece, è poco più che un pupazzo di bell’aspetto senza alcuna vera iniziativa.

E, in effetti, il vero amore di cui si vuole parlare qui non è mai quello tra uomo e donna, che fa capolino solo come innamoramento adolescenziale e finisce per riservare unicamente tradimenti e delusioni, ma quello materno e riluttante di Malefica, che sarà la chiave della rinascita per il mondo magico e per quello umano in una rilettura molto women power che sa tanto di omaggio al mainstream corrente, ma che convince assai meno che nel recente Frozen.

Visivamente la pellicola è suggestiva (anche se il 3 D a volte appare la sola giustificazione di scene di battaglia non sempre narrativamente motivate) e la variazione sulle eleganti immagini del classico del ‘59 è fantasiosa (del resto il regista Stromberg viene dalla fotografia), ma  dalla sceneggiatrice di La bella e la bestia sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di più di questo revisionismo sentimentale che in certi momenti è più vicino alla soap che alla fiaba e alla grande tragedia.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LE MILLE E UNA NOTTE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/27/2012 - 19:26
 
Titolo Originale: Le mille e una notte
Paese: ITALIA
Anno: 2012
Regia: Marco Pontecorvo
Sceneggiatura: Lucia Zei
Produzione: Raifiction, Lux Vide, Tececinco Cinema
Durata: RaiUno 26 e 27 novembre 2012
Interpreti: Vanessa Hessler, Marco Bocci, Paz Vega, Massimo Lopez

Aladino ha perso la memoria, è diventato molto infelice e malvagio perché uccide tutte le donne che raggiungono il suo castello. Sherazade sta per subire la stessa sorte ma si salva perché promette al principe di raccontarli una storia che sicuramente gli interesserà. In questo modo notte dopo notte, riesce ad intrattenere il principe evitando la morte.
Sherazade racconta in realtà la loro storia: Aladino l’aveva salvata da un attentato ordito dalla matrigna Alissa. I due giovani si erano subito innamorati ma si erano dispersi quasi subito: il malefico Jafar non aveva esitato ad uccidere il padre di Sherazade per impadronirsi del trono e Sherazade era stata costretta a fuggire…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'amore vero è capace di tenacia e sacrificio, di mettere l'amato e la sua felicità sopra la propria, senza perdere mai la speranza di un lieto fine che è anche ristabilimento della giustizia e dell'amore.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La miniserie colpisce per la ricchezza delle ambientazioni e la preziosità dei costumi, come si addice a una favola. In armonia con la favola è anche la bellezza della protagonista (Vanessa Hessler) anche se la dinamica della sua recitazione appare spesso trattenuta
Testo Breve:

RaiFiction e Lux Vide ci ripropongono il fascino delle favole orientali per riunire tutta la famiglia intorno a questi grandi racconti archetipici che trasmettono ancora oggi importanti valori. , Nostra intervista esclusiva alla produttrice creativa Luisa Cotta Ramosino

 

INTERVISTA A LUISA COTTA RAMOSINO, PRODUTTORE CREATIVO DELLA MINISERIE

 

Dopo Pinocchio e Cenerentola Lux Vide e  Rai Fiction sono tornati a proporci una fiaba. Le fiabe sono di gran moda al cinema: aveva iniziato la serie Shrek dissacrando allegramente tutte le fiabe Disney , ma il più delle volte (Cappuccetto Rosso sangue-2011, Biancaneve-2012, Biancaneve e il cacciatore-2012,..) le fiabe sono state rivisitate in chiave dark e psicoanalitica.
Mi sembra invece che con Le mille e una notte si vogliono riproporre le fiabe di un tempo per motivi totalmente diversi, non è vero?”

Il lavoro della Lux sulle fiabe è piuttosto il tentativo di recuperare un tipo di racconto in grado di unire tutta la famiglia davanti allo schermo, recuperando i valori che questi grandi racconti archetipici trasmettono ancora oggi, ma inserendoli in un contesto e in un linguaggio che li rendano appetibili al pubblico di oggi

 

“Quindi Lux Vide e Rai Fiction ci proporranno presto altre fiabe?”

Siamo al lavoro su altre fiabe: "La bella e la bestia", "La sirenetta", "Peter Pan"

 

“Le mille è una notte” è una raccolta di racconti orientali molto diversi fra loro di origine araba, persiana ed egiziana. , con quale criterio avete selezionato le novelle per arrivare a costruire un racconto unitario?”

 La sceneneggiatrice Lucia Zei (già autrice di Atelier Fontana per la Lux) ha scelto di raccontare i personaggi che riteneva più moderni e capaci di parlare al pubblico televisivo, e poi costruendo per loro dei percorsi di crescita in cui ci si potesse immedesimare

 

Già nella prima puntata si intravedono innesti anche “occidentali” (la maga Circe, la matrigna di Biancaneve ed anche riferimenti cinematografici come la passeggiata per la città di Sherazade e  Aladino che ricorda molto la principessa e il giornalista di Vacanze romane): non era sufficiente la ricchezza delle novelle orientali per presentarsi a  un pubblico europeo ed americano?

Piuttosto ci siamo resi conto che c'erano molti punti in comune tra i patrimoni narrativi orientali e occidentali e quindi era possibile e intrigante "inventare" una storia in cui i due mondi potessero incontrarsi, rendendo più "familiare" il mondo del racconto al pubblico italiano

 

I protagonisti sono sicuramente Sherazade (Vanessa Hessler) e Aladino (Marco Bocci) avete costruito per loro una forma di maturazione, di cammino interiore?

Assolutamente sì, nel caso di Sherazade si tratta il percorso doloroso di una giovane donna che deve imparare a non puntare solo sulla sua intelligenza, ma anche ad ascoltare il suo cuore ed educarlo alla pietà, mentre nel caso di Aladino si tratta di un percorso in cui un giovane uomo deve capire il suo valore, anche in un mondo che tende a dar valore al denaro e al potere

 

Le mille e una notte colpisce per la ricchezza delle ambientazioni e la preziosità dei costumi, come si addice a una favola. Tu e Sara Melodia  siete state i produttori creativi della miniserie: puoi dirci se è  stata complessa e impegnativa la realizzazione della miniserie?

E’ stata molto complessa anche pensando alla riduzione dei budget della nostra televisione, alla fatica di girare in un paese come la Tunisia in piena estate per non parlare della fatica di realizzare un film pieno di effetti speciali e visivi, costruendo tantissime ambientazioni diverse. Essenziale è stato il contributo del regista Marco Pontecorvo, che ha una lunga esperienza anche internazionale ed è stato in grado di offrire un giusto compromesso tra il gusto della messa in scena e la profondità dei sentimenti, sfruttando al meglio le risorse a sua disposizione. 

 

Vanessa Hessler buca lo schermo per la bellezza del suo volto (anche se la sua formazione di modella finisce a volte per dare un tono trattenuto alla sua recitazione); perché questa scelta? Non si poteva trovare   un’attrice di origine mediorientale o mediterranea? Oltretutto l’arrivo in TV, a una settimana di distanza, della miniserie su Santa Barbara (di nuovo con la stessa protagonista) non rischia di generare un effetto “saturazione” nei confronti della Hessler?

L a scelta di usare un volto molto amato dal pubblico di Rai 1 è legata al tentativo di creare una mediazione tra l'ambientazione lontana e le aspettative del pubblico di Rai1, con una licenza poetica che crediamo fosse essenziale a creare un ponte tra il normale gusto televisivo e un'operazione a suo modo "temeraria" sia per il genere affrontato (l'avventura e il fantasy che sulla tv italiana sono una rarità) che per la scelta di una "fiaba" che non è strettamente parte della nostra tradizione.  Quanto alla saturazione di Vanessa Hessler questo è un discorso che riguarda più le scelte di programmazione della Rai che chi realizza i prodotti e poi li "consegna" al broadcaster...

 

“Secondo te,  quali sono i messaggi positivi che possono cogliere i giovani e i non giovani che vedono la miniserie?

il messaggio è credo quello sintetizzato dall'insegnamento del Genio, che di fronte al desiderio di Aladino di mettere le mani sulla lampada magica per realizzare i suoi desideri lo invita piuttosto a guardare al fondo del suo cuore, scoprire il suo valore e puntare su quello per conquistare la sua amata; così come vale l'insegnamento che Sherazade apprende dall'incontro con un'altra donna innamorata, e cioè che l'amore vero è capace di tenacia e sacrificio, di mettere l'amato e la sua felicità sopra la propria, senza perdere mai la speranza di un lieto fine che è anche ristabilimento della giustizia e dell'amore.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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BIANCANEVE E IL CACCIATORE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/10/2012 - 20:23
Titolo Originale: Snow White and the Huntsman
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Rupert Sanders
Sceneggiatura: Evan Daugherty, John Lee Hancock, Hossein Amini
Produzione: ROTH FILMS, UNIVERSAL PICTURES
Durata: 127
Interpreti: Charlize Theron, Kristen Stewart, Chris Hemsworth

Biancaneve è una bella principessa bambina, orfana di madre, che vive serena nel suo castello finché suo padre, attratto dalla bellezza di una sua rivale sconfitta, la sposa ma viene da questa ucciso nella prima notte dii nozze. Ora Biancaneve è cresciuta ma è sempre segregata nella prigione dove la perfida regina l’ha rinchiusa e spera tanto di venir liberata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Biancaneve prega recitando il Pater Noster : riuscirà infatti fuggire dalla sua prigione e far coalizzare intorno a lei, novella Giovanna d'Arco, tutti gli oppressi del reame governato dalla malefica strega
Pubblico 
Pre-adolescenti
Questa Biancaneve ha dei connotati dark e potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film rispetta tutte le regole del Blockbuster regalando maestose scene di battaglia e dando ampio spazio al divismo delle due prime donne ma non ci si deve aspettare niente di più di uno scontro quasi meccanico di forze contrapposte
Testo Breve:

Nuova versione della favola dei fratelli Grimm, rielaborata in toni dark e sicuramente spettacolare. Ampio spazio al divismo di Charlize Theron e Kristen Steward.

Ma come, non avevamo visto appena tre mesi fa un film proprio dal titolo “Biancaneve” con Giulia Roberts come autoironica strega? Ebbene sì: come sta succedendo anche per la saga di Spider-man che ha iniziato di nuovo a saltare dagli schermi, sembra che Hollywood più che rischiare con nuove storie (in effetti ,”John Carter” , totalmente nuovo, è stato un flop clamoroso della Disney) preferisce puntare sulla fedeltà degli adolescenti  a dei racconti che danno la tranquillità del noto, una specie di saga senza fine intorno a dei personaggi ormai familiari.

Il film non è mal fatto, sicuramente è superiore alla proposta di tre mesi fa, purché si accettino i significativi limiti con cui è stato  costruito.

Si tratta d un Blockbuster e in effetti lo spettacolo è garantito: poderose scene di battaglia, magie confezionate in perfetta computer grafica, magnifici costumi  che adornano Charlize Theron (di Colleen  Atwood,  che ha vestito l’altra strega Eva Green in  Dark Shadows , molto più in tema degli assurdi abiti settecenteschi di Eiko Ishioka  per “Biancaneve”), un divismo in giusta dove grazie alla ancora bella e brava  Charlize, alla pallida ed efebica Kristen Steward, ormai esperta di situazioni in bilico fra la vita e la morte in permesso temporaneo dal mondo dei vampiri  e il fascinoso  Chris Hemsworth,  il biondo vichingo di “Thor” che. dismesso il martello magico, imbraccia questa volta una terribile ascia.

Ciò di cui non bisogna aspettarsi è l’approfondimento dei personaggi:  i buoni e i cattivi sono tali geneticamente e ciò che porta avanti il film  è la dinamica del loro scontro, quasi espressione di forze fisiche in contrasto.

Una volta compreso ciò che ci si può aspettare, il film può venir goduto per quello che è e non mancano spunti interessanti.

Una strega molto dark, che cerca di vendicarsi degli uomini grazie alla magia  che le assicura  l’eterna bellezza;  non bisogna scandalizzarsi se la trama originale dei fratelli Grimm  è ben poco rispettata; bella anzi tutta la parte central: un conradiano  racconto di viaggio, fra boschi stregati o incantati  e villaggi di capanne sulla sponda del fiume  abitate solo da donne, che ricorda fin troppo “Apocalipse now”.

Alla fine la stessa molto vituperata Kristine Steward se la cava: in fondo cosa doveva fare? Icona  oggetto di desiderio o di vendetta, giacere sul letto come morta in attesa di venir baciata dal ragazzo giusto e contesa fra due pretendenti, esattamente quello che ha fatto  da quando l’abbiamo conosciuta.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BIANCANEVE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/10/2012 - 22:38
 
Titolo Originale: Mirror, Mirror
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Tarsem Singh
Sceneggiatura: Melissa Wallack, Jason Keller
Produzione: CITIZEN SNOW FILM PRODUCTIONS, RAT ENTERTAINMENT, RELATIVITY MEDIA
Durata: 105
Interpreti: Julia Roberts, Lily Collins, Armie Hammer, Nathan Lane

Biancaneve ha un rapporto molto affettuoso con il padre ma questi, rimasto vedovo, si sposa con una donna malvagia che si impossessa del regno appena il marito muore in circostanze misteriose e allontana Biancaneve dal palazzo. Nella foresta in cui viene abbandonata, Biancaneve trova rifugio presso sette nani ribelli e intraprendenti che l'aiuteranno a riconquistare il trono, a sconfiggere la Regina Cattiva e a coronare il sogno d'amore con il suo Principe.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli abitanti del regno non saranno più oppresi dalle tasse e l'amore trionferà grazie all'intraprendenza di Biancaneve
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film punta tutto sulla scenografia ed i costumi ma il risultato complessivo è di fredda eleganza
Testo Breve:

Adesso è Biancaneve, combattiva e intraprendente,  a dare il bacio del risveglio a un principe bello ma imbranato: una nuova edizione della classica favola dei fratelli Grimm, elegante ma alquanto fredda

La rivisitazione di vecchie favole in chiave ironica è da tempo uno degli sport preferiti di Hollywood. Aveva iniziato Shrek -2001 reinterpretando  la bella addormentata nel bosco in modo alquanto irriverente: non c'era più il bel principe ma un brutto e generoso orco; anche la bella addormentata risultava avere un bel caratterino in un corpo verde e goffo. Il messaggio traspariva con evidenza: non bisogna adagiarsi in un mondo troppo normale e tranquillizzante  e anche coloro che  sono emarginati, fuori norma, hanno diritto a conquistarsi la propria parte di felicità..

Perfino la Walt Disney con il suo simpatico Come d'incanto (Enhanced-2007)   ha avuto il coraggio di rileggere i racconti che decretarono il suo successo  costruendo un divertente contrasto fra quel mondo inguaribilmente ottimistico e romantico  e  la ruvida realtà odierna fatta di legami precari e di divorzi. La morale era chiara:  anche nel mondo reale possiamo vivere “felici e contenti”  se sapremo conoscerci e amarci per quel che realmente siamo.

 Ci riprova adesso con Biancaneve, la più nota favola dei fratelli Grimm, il regista  Tarsem Singh, già  noto come visionario autore pubblicitario. La prevedibile 'inversione delle regole del gioco è pienamente attuata: ora è Biancaneve a risvegliare il principe con un bacio, ad essere una sorta di intrepido Robin Hood della foresta mentre il principe, pur bello, risulta  alquanto ingenuo e imbranato.

E mentre  i sette  nani sono diventati dei briganti del bosco, solo  la matrigna si mantiene coerente con la sua proverbiale  perfidia, anche se la compulsione all'omicidio non è solamente dettata dall'invidia verso la figliastra  ma  più modernamente dal rischio di default per il suo regno.

In alcuni momenti si sorride (il doppiaggio mette in sordina un umorismo troppo inglese) ma la messa in scena non convince e  a tratti ci si annoia.

Il motivo?  Manca la trasmissione di un messaggio, diversamente da quanto era accaduto con Shrek o a Come d'incanto .

Grimm Tarsem ha buon  talento visivo ma non narrativo. Il suo interesse va nel realizzare foreste e castelli surreali, nel vestire i protagonisti con sfavillanti costumi disegnati da Eiko Ishioka  (in stile settecentesco, che poco si adotta la nostro immaginifico favolistico, più orientato al medioevo).
La struttura della favola, nonostante l'aggiornamento dei caratteri, viene sostanzialmente rispettata e tanto compiacimento estetico appare incapace di instaurare una comunicazione empatica con lo spettatore.

Solo sul finale, quando iniziano a scorrere i titoli di testa, il film si anima con balli e canti in stile Bollywoodiano: poteva essere una buona idea quella di realizzare una Biancaneve in stile musical,  ma ormai è troppo tardi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA BELLA E LA BESTIA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 02/28/2014 - 17:06
Titolo Originale: La belle et la bête
Paese: FRANCIA
Anno: 2013
Regia: Christoph Gans
Sceneggiatura: Christoph Gans e Sandra Vo-Anh dalla fiaba di Madame de Villeneuve
Produzione: Eskwad/ Pathé/ Studio Babelsberg
Durata: 110
Interpreti: Léa Seydoux, Vincent Cassel, Eduardo Noriega, André Dussollier

Belle è la figlia di un mercante ridotto improvvisamente in povertà. Di ritorno a casa dopo un’altra infruttuosa spedizione, il padre di Bella si imbatte in un misterioso castello dove ruba una rosa e per questo è minacciato di morte da una Bestia misteriosa… Belle, cui la rosa era destinata, decide di offrirsi al posto suo, ma una volta entrata nel castello incantato scoprirà molte cose sul passato della Bestia e la maledizione che l’ha colpita, imparando poco a poco ad amarla nonostante il suo terribile aspetto. Ma il mondo di fuori può essere più violento e terribile di quello del castello…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Poco è rimasto della parabola morale dell’originale, un’esortazione ad andare oltre le apparenze per scoprire la bellezza interiore: il film sembra piuttosto un contorto manifesto contro la caccia e a favore della agricoltura
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di nudo, qualche scena horror potrebbe spaventare i più piccoli.
Giudizio Artistico 
 
Fatti i dovuti applausi agli splendidi costumi della protagonista, il film risulta uno sfarzoso quanto vuoto contenitore
Testo Breve:

Questa ennesima versione della fiaba classica di Madame de Villeneuve lascia decisamente delusi in termini di trama e approfondimento dei personaggi; si tratta piuttosto di un grande sfoggio di effetti speciali e di bellissimi costumi indossati dalla protagonista

Forte di un budget ragguardevole, tutto speso in effetti speciali da produzione di prima fascia (anche se talvolta abbastanza inutili alla storia) questa ennesima versione della fiaba classica di Madame de Villeneuve lascia decisamente delusi in termini di trama e approfondimento dei personaggi e si muove su una serie di piani di racconto diversi senza mai davvero decidere chi sia il suo pubblico. Non i bambini più piccoli, per cui sono probabilmente pensati gli animaletti magici che animano il castello, ma che qualche sequenza quasi horror potrebbe spaventare un po’, e nemmeno il pubblico adulto, che dalle rivisitazioni delle fiabe giustamente si aspetterebbe qualche approfondimento e qualche idea in più. Concessi i dovuti applausi agli splendidi costumi della protagonista, giusto qualche purista apprezzerà l’idea di restaurare i “numeri” della famiglia di Belle (qui addirittura due sorelle, dovutamente antipatiche e superficiali, e ben tre fratelli, più o meno intercambiabili e utili solamente ad aggravare i provati bilanci del padre mercante), anche se lo spazio sproporzionato lasciato alle vicende del padre dell’eroina ha probabilmente più a che fare con la notorietà transalpina dell’interprete Dussollier che con la logica della storia. Una serie di altri personaggi secondari (il fratello spendaccione di Belle, il cattivo Perducas, la sua amata fattucchiera e la sua banda di ceffi) rubano altrettanto spazio alla storia principale senza restituire nulla in termini di ricchezza tematica o di divertimento.

Forse Gans (che qui firma oltre che da regista anche come sceneggiatore e che si trova evidentemente a suo agio più con le sequenze d’azione che con il romanticismo) avrebbe potuto investire tempo e attenzione sullo sviluppo del rapporto tra l’intrepida Belle, che si sacrifica per il padre e accetta di consegnarsi alla Bestia, e il mostro, da subito attratto da lei, ma imprigionato sia dal suo ruolo di carceriere sia dal suo aspetto e carattere animalesco.

Per ovviare a un’imbarazzante mancanza di scavo psicologico, Gans inserisce una serie di flashback onirici che ci raccontano in modo un po’ farraginoso il passato del principe maledetto e che, in mancanza di altre percepibili ragioni, dovrebbero persuadere la nostra Bella a buttarglisi tra le braccia. Così alla fine non riusciamo a capire se la storia che ci viene raccontata sia una parabola sull’amore e il sacrificio, un contorto manifesto contro la caccia e a favore della agricoltura (la maledizione del principe ha a che fare con la sua ossessione per l’arte venatoria e Belle nutre una passione divorante per i vegetali, siano essi rose o zucche dell’orto, e convertirà a essa anche il suo amato). Certo poco è rimasto della parabola morale dell’originale, un’esortazione ad andare oltre le apparenze per scoprire la bellezza interiore.

Il risultato finale, invece, tradisce la sua natura di sfarzoso quanto vuoto contenitore e assomiglia molto agli straordinari abiti sfoggiati (uno per ogni giorno) da Belle nel castello: ricco e stupefacente, ma di sicuro scomodo da indossare e poco adatto alla vita moderna.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Canale 5
Data Trasmissione: Martedì, 20. Novembre 2018 - 21:20


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WATER HORSE LA LEGGENDA DEGLI ABISSI

Inviato da Franco Olearo il Sab, 10/30/2010 - 11:25
 
Titolo Originale: The water horse: legend of the deep
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Jay Russell
Sceneggiatura: Robert Nelson Jacobs
Produzione: Beacon Pictures, Blue Star Pictures, Ecosse Films, Revolution Studios, Walden Media per Sony Pictures
Durata: 110'
Interpreti: Brian Cox, Emily Watson (Anne) Ben Chaplin, David Morrissey, Alex Etel Genere: Favola

Loch Ness sarebbe uno sconosciuto paesino nella campagna scozzese se non fosse per il mito del mostro che “vivrebbe” all’interno dell’omonimo lago. Un mito tramandato da leggende celtiche ed esploso nel secolo scorso grazie a controverse fotografie. In virtù di questa leggenda Loch Ness si è trasformata in ambita meta turistica, piena di gadget che celebrano il drago marino. Anche il cinema ha cercato di celebrare questo mito o semplicemente di cavalcare le potenzialità di merchandising senza però mai troppo successo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una favola che indaga sul tema della paternità: quella sognata da Angus che ripensa con nostalgia al padre morto, quella provata dal bimbo, che fa da padre al grosso mostro marino
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
L’unico difetto del film è di disperdersi un po’ troppo in rivoli narrativi superflui, perdendo a volte di vista il vero cuore del racconto.

Water Horse: la leggenda degli abissi, tratto da un racconto di Dick King-Smith, autore anche di Babe, maialino coraggioso, cerca di rinverdire la saga, proponendosi di spiegarci le origini del mito. Ci si immagina allora che il Mostro sia della specie dei draghi marini: ne può esistere solo uno per volta sulla terra e quando il precedente esemplare sta per morire depone un uovo da cui nascerà il successivo esemplare.

Sul finire della seconda guerra mondiale il mare sospinge l’uovo proprio sulle coste scozzesi ed è qui che lo trova Angus Macmorrow, bimbo triste e malinconico da quando il padre è morto in guerra. Proprio quell’uovo però gli permetterà di diventare uomo.

Seguendo uno schema già noto dai tempi di E.T. l’extraterrestre di S. Spielberg, infatti, il timido e chiuso ragazzino torna a vivere grazie all’incontro con la strana creatura, un mostro ben più sensibile e amorevole degli umani.

E questo è il maggior merito del film, usare il mito di Loch Ness come mezzo e non fine per raccontare una favola coinvolgente ed edificante. Una favola che indaga sul tema della paternità: quella sognata da Angus che ripensa con nostalgia al padre morto, quella provata dal bimbo, che fa da padre al grosso mostro marino e quella raggiunta da Lewis Mowbray, aiutante di famiglia, che conquista giorno dopo giorno le grazie della famiglia e impedisce al vanesio capitano Hamilton di sedurre il cuore della vedova e assumersi l’onere di un’educazione marziale nei confronti di Angus.

Tutto questo è possibile grazie ai miracoli dell’animazione grafica capace di dare realtà e simpatia al buffo cucciolo di drago prima e all’enorme mostro poi.

L’unico difetto del film è di disperdersi un po’ troppo in rivoli narrativi superflui, perdendo a volte di vista il vero cuore del racconto. Per il resto Water Horse: la leggenda degli abissi risulta un buon film per famiglie, un intrattenimento piacevole per bambini e adulti.

Autore: Andrea Valagussa
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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