CALL MY AGENT Italia (Stagione 2)

20236 episodi di 60 min10+   Cinema e Televisione

Lo staff di un’agenzia alquanto disorganizzata cerca il successo per gli attori sotto contratto ma i risultati, quando ci sono, sembrano solo il frutto di circostanze non previste. Divertente e ben realizzato. Su Sky+

L’agenzia di attori e registi  CMA (Call My agent)  sta vivendo un momento difficile perché ci sono incertezze sul futuro della proprietà. Il lavoro va comunque avanti con lo staff già conosciuto nella prima stagione. Vittorio è il senior dell’agenzia impegnato a gestire una situazione familiare complessa: ha delle penose discussioni con la sua ex moglie per la vendita della loro casa e sua figlia Camilla è stata assunta in agenzia da poco ma lui non ha rivelato a nessuno li loro legami familiari. Vittorio ha una segretaria, Monica Ferri, segretamente innamorata di lui. I due agenti che portano avanti il lavoro dell’agenzia sono soprattutto Lea (che ha una relazione con Lara, una sceneggiatrice) e Gabriele (che è innamorato di Sofia, centralinista dell’agenzia e sta cercando di trovare per lei un impegno come attrice). Chiudono il quadro Elvira, la più anziana della CMA che è un po’ madre di tutti e Luana, una stravagante attrice in cerca di parti sempre originali. L’agenzia interagisce con attori e registi italiani che interpretano se stessi


Valori Educativi



In un’agenza un po’ disorganizzata, i componenti dello staff sanno fare squadra e aiutarsi fra loro

Pubblico

10+

Una sequenza dove la prestazione sessuale diventa condizione per ottenere un lavoro. Amori occasionali etero e omosessuali senza nudità

Giudizio Artistico



Ottima regia e sceneggiatura, soprattutto nei dialoghi. Ogni puntata scorre senza stanchezza e con divertimento. Una menzione speciale va data a Luana (interpretata da Emanuela Fanelli), un personaggio incontrollato e incontrollabile alla ricerca dell’interpretazione che lascerà il segno

Cast & Crew

Our Review

Call my agent italia

Quella affasciante “fabbrica dei sogni” che è il cinema è un sogno in sé stesso:è questo il giusto assunto con il quale è nato Call My agent, ispirato al serial francese Dix pour cent. Avviato nel 2015 (ora disponibile in Italia su Netflix con il nome Chiami il mio agente! ha già completato la quarta stagione. Ora è nata la versione italiana, interamente incentrata sul cinema nostrano dove le guest star di ogni puntata sono attori italiani e i registi che interpretano sé stessi. In questa recensione ci concentreremo sulla seconda stagione

I film o i serial di contesto hanno un loro indubbio fascino. Sono lavori dove il maggior impegno del regista consiste nel compenetrarsi in un particolare ambiente di lavoro, mettendone in evidenza le dinamiche e le logiche interne non sempre note a tutti. In questo mondo autoreferente si sviluppano casi personali o sentimentali che restano spesso pesantemente condizionati dall’ambiente di lavoro dove si sviluppano.

In The newsroom di Aaron Sorkin partecipiamo ai minimi dettagli alla vita di una redazione televisiva: la raccolta delle notizie, la loro validazione, la quotidiana riunione redazionale fino al magico momento in cui tutti i giochi sono fatti e si va in onda. Il lavoro costituisce l’interesse prevalente, il luogo primario dello sviluppo e dell’espressione della propria personalità e le relazioni sentimentali che si sviluppano restano inevitabilmente in sottordine. Interessante è la tensione verso una corretta etica della comunicazione che si sposa in questo serial con una sua visione “alta” della politica: dire il vero e il giusto.

Anche in West Wing (sempre di Aaron Sorkin) ci siamo trovati in un contesto chiuso, nientemeno che lo staff del presidente degli Stati Uniti. In questo caso lo Studio Ovale è il teatro di riunioni essenziali e incisive, concitate. Anche qui c’è una tensione etica nella responsabilità di individuare il bene della Nazione in situazioni complesse. Le scene dove il presidente rientra in famiglia costituiscono i pochi momenti privati in un cointesto dove il servizio per la Nazione resta dominante.

In questo Call my agent ci ritroviamo nuovamente immersi in un contesto lavorativo chiuso e la rappresentazione delle sue dinamiche è, anche in questo caso, particolarmente accurata ma la “materia trattata” è molto diversa e c’è ampio spazio per l’improvvisazione, l’intuizione, il divertimento, l’esplosione di personalità originali ed esuberanti.

Call my agent Italia

Non si percepisce la tensione morale verso un servizio pubblico come nei precedenti casi (ma in realtà lo spettacolo è un servizio verso pubblico) ma occorre piuttosto perseguire il successo di botteghino. È paradigmatica la prima puntata di questa seconda stagione, dove a fronte delle critiche spietate espresse dai critici nei confronti del film Bastianazzo (una rivisitazione dei Malavoglia), questo finisce per avere un grosso successo di cassetta e ciò va benissimo perché ciò che conta sono i numeri.

Anche questo contesto così particolare ha le sue regole etiche che vanno rispettate.

Quando lo staff dell’agenzia viene a sapere che la centralinista Sofia, in una audizione per diventare attrice, è stata molestata dal potenziale regista, la reazione è immediata e il regista viene allontanato. Non mancano strali contro gli spetti negativi e invadenti dei social media. Nella puntata dove è presente Elodie, un influenzer risulta troppo invadente, approfittando della gentilezza della cantante per riprenderla continuamente con il telefonino e farsene vanto con i suoi follower. Elodie saprà reagire nel giusto modo. Qualcosa di simile era accaduto nella prima stagione, quando Matilda De Angelis, per una sua foto inviata sui social e male interpretata, subisce l’ondata degli haters.

Per il resto ogni puntata si svolge in modo mirabilmente disorganizzato dove possiamo ammirare le spumeggianti personalità dei componenti dello staff e dell’attore, dell’attrice di turno, in un contesto dove la burocrazia è bandita e conta solo l’originalità e l’esuberanza espressiva. Inutile sottolineare l’autoironia con la quale gli attori e le attrici ospiti della puntata interpretano sé stessi; solo i registi, quando sono presenti nella puntata, tendono a gigioneggiare, ad andare sopra le righe. Con un format di questo genere si potrà andare avanti per molte stagioni, dal momento che l’effetto novità è assicurato dalla presenza dell’ospite di turno e le relazioni sentimentali che si sviluppano fra i componenti dello studio hanno tutta l’aria di essere precarie e di potersi rinnovare continuamente, come ci hanno insegnato i 28 anni delle puntate giornaliere di Un posto al sole.

Autore: Franco Olearo

Details of Movie

Paese ITALIA
Tipologia
Tematiche (generale)
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