Legal Thriller

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IL DIRITTO DI OPPORSI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 02/04/2020 - 20:19
 
Titolo Originale: Just Mercy
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Destin Daniel Cretton
Sceneggiatura: Destin Daniel Cretton, Andrew Lanham
Produzione: Endeavour Content, One Community, Participant Media, Macro Media, Gil Netter Productions, Outlier Society
Durata: 136
Interpreti: Michael B. Jordan, Jamie Foxx, Brie Larson, Tim Blake Nelson

Alabama, anni ’90. Bryan Stevenson è un giovane avvocato afroamericano laureato ad Harward che si assume l’onere di riaprire pro bono il caso di un’altro afroamericano, Walter McMillian, accusato ingiustamente di aver ucciso una ragazza bianca e condannato alla sedia elettrica. Le sue indagini sono ostacolate in tutti i modi, perché è un avvocato di colore ma anche perché, nel ricostruire i fatti accaduti, Bryan sta scoprendo gravi responsabilità da parte della polizia locale...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film evidenzia il valore della giustizia e dell’onestà e sottolinea come nessuno può essere condannato per sempre
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene sulla esecuzione di un condannato alla sedia elettrica possono impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima prestazione di Jamie Foxx; la regia ci guida magistralmente verso scene di grande impatto emotivo ma il resto dello sviluppo è per lo più calmo e meditativo
Testo Breve:

Un giovane avvocato di colore decide di occuparsi del caso di un condannato a morte. Un lungo cammino per superare pregiudizi, soprusi, umiliazioni. Una appassionante storia vera

Nel braccio della morte, nel carcere di Montgomery in Alabama, ci sono tre condannati in celle contigue. Forse non si sono mai visti ma sono abituati a chiacchierare ad alta voce fra di loro, confidando momenti di tristezza ma anche di allegria. Per uno di loro, Herbert Richardson, è arrivato il giorno dell’esecuzione. Il condannato si dispera, si pente di aver messo in un ufficio una bomba che ha ucciso una donna (vetrerano della guerra del Vietnam, era tornato a casa fortemente esaurito) ma non si rassegna a  morire. Walter, suo vicino di cella, lo invita a respirare profondamente e a immaginare di trovarsi libero fra gli alberi di una foresta. Le guardie prelevano il condannato, lo imprigionano alla sedia, per quella terribile tortura che è morire bruciati vivi. Tutti i carcerati della prigione sbattono rumorosamente le loro  scodelle contro le sbarre della cella, in segno di solidarietà. Ma il poliziotto abbassa la leva che attiva la corrente. Il diritto di opporsi è un legal thriller e come tale ci fa entrare in molti dettagli  che riguardano le indagini condotte dall’avvocato Bryan e ci fa partecipare alle sedute dei processi che furono istituiti per cercare di scagionare Walter da una colpa mai commessa ma il cuore pulsante del film sta proprio nel dettaglio con cui riesce a raccontarci la vita in cella di chi è stato condannato a morte da un tribunale bianco, che oscilla fra  una rassegnata sfiducia e la  scintilla di una debole speranza, non avendo nient’altro che la solidarietà con gli  altri condannati.

I fatti narrati sono realmente accaduti. Il film è stato ricavato dal libro: Just Mercy. A story of Justice And Redemption dell’avvocato Bryan Stevenson , fondatore dell’organizzazione Equal Justice Initiative, per l’assistenza ai condannati a morte. Il film ci mostra come, ancora negli anni ’90, proprio nella città di Monroeville,  Alabama, il luogo in cui Harper Lee ha ambientato  Il buio oltre la siepe, i pregiudizi razziali non  erano affatto spenti. L’uccisione di una ragazza di 18 anni, nel 1987, aveva portato la polizia locale, per calmare l’opinione pubblica, a imbastire frettolosamente un capo di accusa nei confronti dell’afro-americano Walter, malvisto perchè viveva di un lavoro autonomo e aveva osato avere una relazione con una donna bianca. Lo stesso avvocato Bryan, forse uno dei primi avvocati di colore a operare in Alabama, nel portare  avanti  le sue indagini, viene sottoposto dalla polizia locale a continue intimidazioni e umiliazioni.

Il film ha un andamento che potremmo definire “riflessivo”: a momenti di azione si alternano altri dove i protagonisti meditano  sull’accaduto. Lo sviluppo è obiettivamente lungo (136 minuti) ma i fatti narrati sono realmente accaduti e anche noi finiamo per partecipare alla complessità di un iter giudiziario che passa attraverso vari gradi di giudizio. Jamie Foxx, nella parte del condannato Walter, esprime in modo eccelso i suoi passaggi dalla disillusione più cupa alla fioca speranza di un futuro risolto, mentre Michael B. Jordan, nella parte dell’avvocato Bryan, che abbiamo conosciuto come il risoluto Black Panter appare un po’ ingessato e tranquillo ma in realtà interpreta un personaggio che ha scelto la correttezza dei modi e la gentilezza interpersonale come strumento per combattere la sua battaglia sui pregiudizi. Alcuni critici hanno accusato il film di essersi posto solo dalla parte dei “buoni”, senza sviluppare la psicologia dei “cattivi”. Ciò è in parte vero ma il film è proprio verso i “cattivi” che mostra la maggiore efficacia. Di fronte al carcerato e falso testimone Myers  e di fronte al procuratore generale, suo avversario, Bryan, con molta calma, ricorda che il valore della giustizia ci sovrasta; all’uno con la possibiltà di riscattarsi dopo una vita sbagliata, all’altro con la necessità di uscire dal guscio protettivo della propria dignità. Non ci sono più cattivi ma persone che possono sbagliare e sempre riscattarsi. Just Mercy, appunto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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END OF JUSTICE: NESSUNO E' INNOCENTE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/04/2018 - 17:59
Titolo Originale: Roman J. Israel, Esq.
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Dan Gilroy
Sceneggiatura: Dan Gilroy
Produzione: BRON STUDIOS, CROSS CREEK PICTURES, ESCAPE ARTISTS, LSTAR CAPITAL, MACRO, TOPIC STUDIOS COMPANY
Durata: 122
Interpreti: Denzel Washington, Colin Farrell, Carmen Ejogo

Roman J Israel, afroamericano, di mezza età, lavora da anni nel back office di uno studio legale. Roman è un uomo scrupoloso, con una memoria di ferro, virtù ideali per il lavoro di preparazione dei casi giudiziari e lascia che sia il suo socio, William Jackson ad andare nei tribunali a sfoderare tutta l’abilità retorica necessaria per vincere una causa. Willian si ammala gravemente e siccome lo studio è in deficit, i proprietari decidono di venderlo, lasciando Roman in mezzo a una strada. Questi cerca prima di venir assunto da un’organizzazione no-profit che si batte per i diritti civili delle persone di colore ma constatata l’impossibilità di questa soluzione, accetta di tornare a lavorare nel precedente studio, dove il nuovo capo, George Pierce, è uno squalo che si occupa poco di ideali ma molto di realizzare profitti. Roman viene messo in prima linea a difendere in tribunale ragazzi coinvolti nella malavita di Los Angeles ma la sua inesperienza e la mancanza di flessibilità finiscono per metterlo nei guai. Roman pensa allora di uscire dalla situazione in cui si è cacciato con un’iniziativa rischiosa e illegale…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Interessante confronto etico fra due uomini, uno dotato di buoni principi ma con una volontà senza virtù e l’altro di pochi principi ma con buone virtù
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un serio approfondimento della psicologia dei due protagonisti coadiuvato dalla bravura di Denzel Washington che gli ha fatto meritare una candidatura all’Oscar ma il racconto procede in modo farraginoso, con poco senso dello spettacolo
Testo Breve:

Un uomo solitario, molto bravo a preparare cause legali nel backoffice, si trova di fronte a un grosso dilemma etico. Ottima interpretazione di Denzel Washington per un legal  thriller che fornisce poche emozioni

Il protagonista assoluto di questo film è Denzel Washington che per questa sua interpretazione è stato candidato a due premi: al Golden Globe 2018 e all’Oscar 2018. Una scelta oculata, perché il film è impegnativo proprio attorialmente; la sua caratteristica infatti, insolita nel panorama attuale, è quella di volerci raccontare una storia non centrata su ciò che accade ma sulle trasformazioni dell’animo del protagonista.  Anche se si può parzialmente definire un legal thriller, il film si concentra soprattutto nel dilemma etico di Roman, incerto se continuare a perseguire i suoi ideali o rompere gli schemi di vita che fino a quel momento si è imposto.

Né tantomeno il film è la storia di un avvocato che si riscatta (come lo era invece il film Michael Clayton, scritto e diretto da Tony Gilroy, fratello dell’autore di questo film). Ci viene presentato un uomo modesto, meticoloso, che prepara la documentazione necessaria per ogni caso giudiziario dello studio, archivia tutto ancora in forma cartacea e conosce il codice a memoria. Vive da solo, veste in modo trasandato, non ha la macchina e la sua unica passione è ascoltare la musica andando a piedi in ufficio o tornando a casa. Timido e introverso, ogni tanto sembra parlare a vanvera, perché troppo immerso nei suoi pensieri. Legato in gioventù ai movimenti per i diritti civili degli afroamericani, ora grigio impiegato di uno studio di avvocati, è rimasto sensibile a quegli ideali ed è convinto che occorre modificare profondamente l’istituto del patteggiamento. Per chi è povero come la maggior parte delle persone di colore, quindi incapace di affrontare le spese di un processo, il patteggiamento finisce per essere l’unica scelta e passare qualche anno in carcere diventa un passaggio obbligato. Al contempo lo vediamo reagire prontamente quando una sera trova per terra un barbone che crede morto. Quando arriva la polizia, si offre prontamente di pagare la sepoltura di quello sconosciuto, perché non vuole che finisca in una fossa comune. La sua nobiltà d’animo non è però sufficiente ad affrontare la nuova situazione che si è creata da quando il nuovo capo dello studio, George Pierce, lo manda direttamente in aula a difendere i loro clienti. Commette degli errori e George lo redarguisce severamente minacciando di licenziarlo. E’ a questo punto che Roman medita di compiere un atto illegale che può procurargli molti soldi. Perché questo brusco cambiamento di rotta nella sua vita? Una lettura superficiale del film potrebbe indurre a seguire il filone giallo del racconto, in particolare i rischi che il protagonista corre per aver turbato i piani della malavita, ma è l’evoluzione dell’istanza etica, la parte più interessante, che viene ben evidenziata dal confronto fra Roman (Denzel Washington) George (Colin Farrell). Il primo è un uomo di grandi ideali ma poche virtù. Il secondo non si muove in base a grandi ideali ma ha solide virtù. Roman ha definito dei principi di giustizia fondamentali sui quali impegnarsi ma la sua visione, troppo ideologica, finisce per far usare quegli stessi principi come un’arma offensiva contro chi non è dalla sua parte. In più momenti del film vediamo come il suo atteggiamento intollerante finisce per metterlo in conflitto con i giudici, arrecando in questo modo, danno agli stessi imputati che dovrebbe difendere. Allo stesso modo la sua reazione sproporzionata all’errore giudiziario commesso (quindi la sua decisione di procurarsi dei soldi in modo illegale), non deriva da reali esigenze economiche ma dalla forte umiliazione che aveva subito il suo ego, perché tutto il suo mondo è se stesso. Un atteggiamento opposto ha George: appena insediatosi come capo dello studio, non fa mistero di voler prima di tutto risollevare le sue finanze disastrate ma ha un grande vantaggio su Roman: è aperto agli altri, sa ascoltarli. Sa chiedere scusa a Roman per averlo ripreso in un momento di rabbia e comprende anche che è giusto seguire le idee di Roman praticando anche cause pro-bono, per un maggior prestigio della studio.

In questo modo George affronta la realtà sapendosi correggere, mentre Roman, che parte con buoni principi, resta bloccato in se stesso.  E’ forse esagerato (ma non troppo) citare la parabola che compare in Matteo 21, 28-31: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si avvicinò al primo e gli disse: "Figliolo, va' a lavorare nella vigna oggi". Ed egli rispose: "Vado, signore"; ma non vi andò.  Il padre si avvicinò al secondo e gli disse la stessa cosa. Egli rispose: "Non ne ho voglia"; ma poi, pentitosi, vi andò.  Quale dei due fece la volontà del padre?»

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNA DOPPIA VERITA’

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/15/2017 - 08:18
Titolo Originale: The Whole Truth
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Courtney Hunt
Sceneggiatura: Nicholas Kazan
Produzione: PalmStar Media, Whole Truth Productions
Durata: 93
Interpreti: Keanu Reeves, Renée Zellweger, Gugu Mbatha-Raw, Gabriel Basso, Jim Belushi, Sean Bridgers

Mike Lassiter è il giovane figlio di un affermato avvocato americano trovato morto dalla moglie, ucciso da un colpo di pugnale in casa propria. Il ragazzo, ancora adolescente, viene accusato di parricidio e processato in primo grado. Lo difende l’avvocato Richard Ramsey , amico di vecchia data del padre, con cui però Mike si rifiuta di parlare. A seguito di un’apparente confessione da parte del ragazzo, il caso presentato ai membri della giuria popolare sembra di facile risoluzione, ma Ramsey, per affetto della madre e del figlio non è intenzionato a cedere

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il valore della verità è posto tutto in una semplicistica contrapposizione tra menzogna e realtà dei fatti e il film evidenzia quanto sia facile nascondere la verità, sia per le menzogne di chi dovrebbe testimoniare che per la cecità di chi dovrebbe giudicare
Pubblico 
Adolescenti
Non adatto ai bambini per la descrizione di orribili delitti
Giudizio Artistico 
 
Una storia assai semplice nella sostanza ma abilmente raccontata e ricostruita
Testo Breve:

Un legal thriller che tiene sulle corde lo spettatore nell’aspettativa di un colpo di scena finale (che arriva ma che delude), una storia triste su quanto sia facile nascondere la verità

I rimandi cinematografici a cui porta Una doppia verità sono plurimi, da The witness – Il testimone al caso Thomas Crawford, solo per citarne un paio, ma questo film somiglia più ad una puntata estesa di una serie di un legal drama. La narrazione si sviluppa sovrapponendo e alternando il piano del tempo del racconto, ovvero quello del processo, con quello della memoria dell’imputato, Mike Lassiter(Gabriel Basso), un ragazzo di quasi diciassette anni accusato dell’omicidio del padre. Tutto è raccontato attraverso la voce dell’avvocato Richard Ramsey (Keanu Reeves), amico di famiglia dei genitori del ragazzo che si trova nella difficile posizione di dover difendere Mike dall’accusa di omicidio di primo grado senza che questi gli rivolga mai la parola. Renée Zellweger è Loreta Lassiter, madre dell’imputato e moglie della vittima, il famoso avvocato Boone Lassiter (Jim Belushi), una donna fragile e vessata dal marito quando era in vita.

In termini filosofici l’espressione “doppia verità” si riferisce ad una questione per cui sarebbero possibili due distinte verità, una razionale e l’altra di fede o religiosa, fra loro in contraddizione, ma contemporaneamente valide ciascuna nel proprio ambito. Una dottrina superata dal concetto secondo cui ciò che la ragione, a causa dei suoi limiti, non riesce a comprendere in modo adeguato, trova invece nella fede una ragionevole e adeguata spiegazione. Tuttavia non è questo il caso del film. Qui infatti la contrapposizione è posta in modo assai più semplice tra verità e menzogna.

In una delle prime scene del film l’avvocato Ramsey spiega bene alla sua assistente che è necessario partire presupposto che tutti, per i più disparati motivi, mentono, anche e soprattutto di fronte ad una giuria e sotto giuramento. Come in ogni giallo legale, anche in Una doppia verità si dà allo spettatore la sensazione di aver compreso, sin da subito, la verità dei fatti, salvo poi scoprire solo alla fine il reale intreccio della vicenda. 

Tutta la storia, per quanto dura, se analizzata in se stessa è alquanto semplice. Tuttavia, come in un gioco da tavolo, l’aspetto avvincente consiste nello sforzo richiesto allo spettatore nel dover riformulare il proprio verdetto man mano che si aggiungono nuovi elementi alla storia, proprio come se egli stesso fosse uno dei membri della giuria in tribunale.  

Tuttavia in Una doppia verità la cecità della giustizia di fronte all’abilità degli avvocati di manipolare la realtà, sia quella passata che quella presente, è disarmante, così come lo è anche la scarsa attendibilità dei testimoni poco affidabili e dei personaggi quasi tutti alquanto ambigui. Tanto che, per quanto appassionante, il film lascia un po’ delusi rispetto alle aspettative di scoprire la tanto agognata verità sulle persone, si intuisce essere ben più complessa e sfaccettata di quanto non sia presentata.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ONE THREE HILL-Paolo Braga

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/29/2010 - 11:50
Titolo Originale: ONE THREE HILL
Paese: n
Anno: 2005
Regia: n
Sceneggiatura: n
Produzione: n
Durata: n
Interpreti: n

Valutazioni
Autore: Paolo Braga
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MICHAEL CLAYTON

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/26/2010 - 11:40
Titolo Originale: Michael Clayton
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Tony Gilroy
Sceneggiatura: Tony Gilroy
Durata: 125''
Interpreti: George Clooney, Tom Wilkinson, Tilda Swinton, Sidney Pollack

Michael Clayton svolge incarichi molto speciali nel grande studio legale per il quale lavora: deve "aggiustare certe situazioni" quando i loro clienti si mettono in qualche pasticcio legale che è bene mettere a tacere. Viene chiamato anche quando Arthur Edens, uno dei consulenti senior dello studio, dichiara pubblicamente che il loro principale cliente, un gigante del'industria dei fertilizzanti, è a suo giudizio colpevole..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un uomo abituato al compromesso e a camminare a testa bassa, trova il momento del suo riscatto
Pubblico 
Adolescenti
Per la crudezza del linguaggio e di certe situazioni di tensione
Giudizio Artistico 
 
Costruzione sofisticata sia nelle immagini che nei testi per un legal thriller di buona fattura

Quando George Clooney appare nelle sequenze iniziali, viene istintivo commentare a caldo come questo simpatico attore si sia un po' ingrossato, invecchiato con le borse sotto gli occhi, lo sguardo umido che fa dimenticare i lampi di ironica furbizia che lo hanno caratterizzato in tanti film precedenti.
Ma, come sempre, è meglio riflettere due volte prima di parlare: quello che noi vediamo è Michael, il personaggio che George è riuscito a creare, un personaggio grigio due volte: grigio perché ha l'ingrato compito, nel prestigioso studio legale in cui lavora, di porsi nelle zona d'ombra fra il legale e illegale e "sistemare in modo discreto alcune faccende sporche"; grigio perché nella sua vita privata, come divorziato, è una persona sola che ha l'unica gioia di vedere ogni tanto il figlio mentre per il resto si lascia travolgere dal vizio del gioco, salvo  poi andare a mendicare dal suo capo un prestito per appianare i propri debiti.
La storia privata di Michael fa da controcanto a quello che per il resto è un classico legal thriller: una potente azienda di fertilizzanti ha in corso una causa miliardaria con un gruppo di agricoltori che hanno subito gravi infermità a causa della tossicità dei suoi prodotti. Il grande studio legale per cui lavora Michael ha il compito di  ritardare, ridimensionare le pretese dei danneggiati fino al momento in cui Arthur Edens, un consulente senior dello studio, dichiara in modo pubblico e plateale che in sei anni ha patrocinato la parte sbagliata: l'azienda di fertilizzanti è colpevole. E' a questo punto che le due storie si incrociano: Michael è chiamato a sbrogliare questa matassa molto ingarbugliata ma questa volta la faccenda è grossa, ci sono troppi interessi in ballo e ci scappa anche il morto.

Michael deve decidere, in una magnifica sequenza senza parole, tutto solo nella bruma della campagna ai primi chiarori del giorno, se accontentarsi di vivere come è sempre vissuto, sopratutto ora che grazie al prestito ricevuto può chiudere la partita con i suoi creditori o denunciare quello che sa, proiettandosi in una dimensione eroica, a lui completamente sconosciuta.

Tony Gilroy, apprezzato sceneggiatore qui alla sua prima esperienza come regista, mostra un approccio particolarmente creativo nella costruzione delle immagini (interessante la sequenza iniziale dove in piena notte un inserviente dello studio porta un carrello di documenti  lungo il corridoi vuoti del vasto edificio, salvo poi entrare in una sala riunioni dove una miriade di impiegati in maniche di camicia si affanna su molte carte, a preannunciare il fervore per un importante evento imminente o il modo con cui ci viene presentata Karen (un'ottima Tilda Swinton, segaligna ma fragile), l'ambiziosa responsabile dello staff di avvocati: viene ripresa non mentre risponde a un'intervista televisiva, ma mentre  prova le sue battute davanti allo specchio,  controllando che neanche una piega del vestito sia fuori posto).
Gilroy controlla meno i dialoghi che fluiscono abbondanti e hanno qualcosa di costruito: dietro i personaggi si intravedono le coloriture letterarie dello sceneggiatore.

Questo film, ambientato in un'America attualissima, induce a fare un'altra osservazione: guardando questi potenti studi legali, si ha l'impressione di osservare una società che ha raggiunto il massimo della efficienza e della razionalità applicata nel mondo del lavoro, mentre quando ci spostiamo nella sfera  privata, i personaggi, con le loro vite familiari disastrate, appaiono come bambini sprovveduti e abbandonati alle pulsioni dell' istinto, incapaci di costruirsi affetti duraturi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Rete 4
Data Trasmissione: Lunedì, 27. Maggio 2019 - 0:30


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