UN GELIDO INVERNO

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Titolo Originale: Wintr's Bone
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Debra Granik
Sceneggiatura: Debra Granik e Anne Rossellini
Produzione: Anonymous Content/Winter’s Bone Productions
Durata: 100
Interpreti: Jennifer Lawrence, John Hawks

La diciassettenne Ree porta sulle spalle il peso di tutta la famiglia; con il padre coinvolto in giri di droga che lo portano spesso lontano e la madre gravemente depressa non c’è altri che lei per occuparsi dei fratellini di 12 e 6 anni. Ma poi il padre scompare dopo aver messo la loro casa a garanzia della cauzione, rischiando di farli rimanere senza un tetto. Ree si mette alla sua ricerca in un sottobosco criminale che non ha nessuna intenzione di tradire i suoi segreti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nell sguardo tenace della giovane protagonista resta la speranza che la vita non sia solo violenza e disperazione, che le persone possano sorprenderci con un gesto di pietà, anche quando questo segue un terribile atto di violenza
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e forte tensione. Assunzione di droga
Giudizio Artistico 
 
Lo stile spoglio della regia e della scrittura che ridà senza sconti la concretezza della situazione e la tragicità delle condizioni fa di questa pellicola un ritratto inesorabile, ma non privo di pietà di un’umanità messa alla prova dalla durezza del clima, ma ancor più da quella dei suoi simili.

Ormai ogni anno il cinema indipendente americano sfida agli Oscar se non sul grande schermo i blockbuster e le pellicole piene di nomi famosi con una manciata di titoli provenienti dal circuito ormai tutt’altro che secondario del Sundance Film Festival, pellicole generalmente fatte di storie dolorose, con personaggi (spesso femminili) duri, ma ricchi di umanità.

È successo l’anno scorso con Frozen River, un caso che si ripete con questo piccolo film che ha una giovanissima protagonista ed esplora, con spietato realismo, il mondo crudele del sottobosco criminale di una delle tante aree marginali degli Stati Uniti, fatte di baracche e famiglie disastrate, dove la quotidianità è fatta di miseria e delinquenza. 

Questo almeno è quanto sembra aver fatto da sfondo all’infanzia e all’adolescenza di Ree, che non si stupisce più di tanto di fronte al racconto delle azioni del padre, ma si concentra invece sulla necessità inderogabile dell’oggi, che coincide con la cura, essenziale, ma sempre affettuosa, nei confronti di madre e fratellini.

Il desiderio di non lasciare che almeno questo resto di umanità venga disperso dalla violenza che la circonda è ciò che chiaramente distingue Ree dai personaggi con cui si imbatte durante la sua disperata ricerca. Chi le sta vicino, infatti, è al più interessato a tenere la situazione sotto controllo, alternando gentilezze a minacce, senza mai dimenticare che chi trasgredisce alle regole non scritte del clan è destinato a pagare.

In questo mondo donne e uomini possono essere ugualmente pericolosi per una ragazza che decide di andare oltre pur di non perdere quella casa che, pur nella sua miseria, rappresenta l’ancora di salvezza per la sua famiglia.

Lo stile spoglio della regia e della scrittura, che ridà senza sconti la concretezza della situazione e la tragicità delle condizioni fa di questa pellicola un ritratto inesorabile, ma non privo di pietà di un’umanità messa alla prova dalla durezza del clima, ma ancor più da quella dei suoi simili.

Lo spazio per la solidarietà è esiguo e discontinuo, la lealtà al sangue (che non coincide con quello fragile, ma positivo della famiglia ristretta a cui si aggrappa Ree) un valore dalla connotazioni ambigue e talvolta ricattatore, come si evidenza nel personaggio riuscitissimo dello zio Teardrop, un individuo instabile e violento che però è in qualche modo legato alla nipote e ne ammira il coraggio al limite dell’incoscienza.

La vicenda, niente altro che una lunga peregrinazione in cerca della verità, mette di fronte a realtà degradate e a individui capaci di dimenticare ogni umanità, come animali in difesa del proprio territorio.

Eppure nello sguardo tenace di Ree (e in quella fragile illusione di normalità che la ragazzina cerca di regalare ai fratellini) resta la speranza che la vita non sia solo violenza e disperazione, che le persone possano sorprenderci con un gesto di pietà, anche quando questo segue un terribile atto di violenza, o solo un baluginare di cambiamento che pure potrebbe essere effimero.   

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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