I VESTITI NUOVI DELL'IMPERATORE

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Titolo Originale: Emperor's new clothes
Paese: Germania/Gran Bretagna/Italia
Anno: 2001
Regia: Alan Taylor
Sceneggiatura: Kevin Molony, Alan Taylor, Herbie Wave
Produzione: Uberto Pasolini per Filmfour, Redwave, Mikado, Rai Cinema, Senator film
Durata: 105'
Interpreti: Ian Holm, Iben Hjejle, Hugh Bonneville, Tim McInnerny

Cosa sarebbe successo se Napoleone, nel 1821, facendosi sostituire da un sosia, fosse fuggito in incognito da S. Elena sotto le mentite spoglie di un qualunque Eugene Lenormand, mozzo di terza su una nave diretta in Francia, dove, in attesa di sollevare il popolo francese, si fosse dedicato al commercio di angurie e meloni in una calda primavera parigina?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il Napoleone vero sotto mentite spoglie scopre i "piccoli" sentimenti borghesi, quali l'amore per una donna e la responsabilità paterna
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per il linguaggio
Giudizio Artistico 
 
Commedia allegra ed arguta contrassegnata dalla straordinaria interpretazione di Ian Holm

Questa è l’ipotesi fantastica che viene raccontata nel nuovo film di Alan Taylor (un regista con una lunga esperienza in alcune delle serie televisive di maggior successo negli Stati Uniti, e che in Palookaville, del 1995, aveva già dimostrato di saper raccontare graziose storie per il cinema). Il film costituisce un adattamento del racconto La morte di Napoleone di Simon Leys (Pubblicato in Italia da Irradiazioni), che gli sceneggiatori (a fianco dello stesso Taylor, Herbie Wave, che nel 2000 si era segnalato come sceneggiatore del divertente Con la testa fra le stelle), hanno saputo articolare in una commedia allegra ed arguta. Il cuore del film è senza dubbio la straordinaria interpretazione di Ian Holm (il Bilbo Baggins de Il Signore degli anelli, che aveva già indossato i panni di Napoleone in I banditi del tempo di Terry Gilliam) nei panni dell’imperatore, solenne ed arcigno e del suo sosia, goffo e vitale.

La bizzarra ipotesi di partenza si complica quando il sosia che veste i panni imperiali di Napoleone a S. Elena si rifiuta di rivelare, come concordato, la propria prosaica identità. Gli stessi complici di Bonaparte hanno le mani legate: solo il piccolo Eugene ha la possibilità di sciogliere l’incantesimo degli equivoci.  Il vero Napoleone, prigioniero nei panni di un ex soldato napoleonico, è costretto a guadagnarsi da vivere aiutando una giovane vedova, Pumpkin (Iben Hjejle, Alta fedeltà), nel commercio di angurie e meloni.

Ma anche nella finzione narrativa scocca il fatidico 5 giugno 1821. A morire, ovviamente, non è l’imperatore, ma il suo sosia. A questo punto Bonaparte deve affrontare la decisione critica: ostinarsi ad inseguire il proprio destino di grandeur  o accettare la sfida di una nuova dimensione umana?

Il film (attori anglosassoni, troupe italiana, ambientazioni europee più o meno truccate - Torino e Tarquinia fanno da 'controfigura' a Parigi; Malta e l’Argentario lo sono per l'isola di Sant’Elena) costituisce un esempio riuscito di coproduzione italo-inglese, coordinata da Uberto Pasolini (che già con il grande successo di Full Monty aveva sperimentato le potenzialità della coproduzione con gli inglesi).

Un critico ha scritto che la storia di I vestiti nuovi dell’imperatore “resta in superficie, opaco omaggio ai sentimenti che contano e ai piccoli piaceri della vita borghese”. Il film riesce invece, con il taglio obliquo ma comunque affilato della commedia, ad orchestrare un efficace, proprio perché umoristico, contrappunto a quell’idea di superuomo che nel mito di Bonaparte ha sempre trovato nutrimento. La maschera di Napoleone, incarnazione, a dire di Hegel, dello spirito del mondo, diventa la maschera grottesca del popolano che si ritrova ad indossare i panni dell’imperatore  (imitandone goffamente la camminata impettita, o portando a termine un diario di memorie con racconti di tanto mirabolanti quanto improbabili imprese romantiche), o la maschera folle di quanti, soggiogati dal mito del grande condottiero, il film ci mostra internati in un ospedale psichiatrico.  Il cammino che viene fatto compiere al personaggio di Napoleone è dunque un cammino di liberazione e non di mera rassegnazione a “piccoli piaceri borghesi”, a meno che fra questi non venga fatto rientrare l’amore per una donna e l’assunzione di una nuova responsabilità paterna.

Autore: Francesco Arlanch


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