L’ULTIMA LEGIONE

 
Titolo Originale: The Last Legion
Paese: Usa/Gran Bretagna/Francia
Anno: 2007
Regia: Doug Lefler
Sceneggiatura: Jez e Tom Butterworth dal romanzo di Valerio Massimo Manfredi
Produzione: Dino De Laurentiis per De Laurentiis Company/Ingenious Film Partners/Quinta Comminications/Zephir Films LTD
Durata: 98'
Interpreti: Colin Firth, Aishwarya Ray, Ben Kisley, Thomas Sangster

Anno 476 d.C. L’impero romano d’Occidente è alla fine e l’ultimo Cesare, un bambino di nome Romolo Augustolo, viene deposto dal re goto Odoacre. Ma un misterioso stregone filosofo, Ambrosinus, e un valoroso soldato, Aurelio, sono disposti a tutto per salvarlo, anche perché il piccolo è destinato a trovare la leggendaria spada di Cesare, perduta da secoli e destinata ad un grande sovrano. È solo l’inizio di un lungo viaggio che li porterà in Britannia, dove il sovrano di Roma troverà un nuovo regno e dove le loro gesta saranno all’origine di un’altra leggenda, quella di Excalibur.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La solidarietà fra i legionari di un tempo per salvare un paese dalla tirannia
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di combattimento e violenza nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Un carrozzone improbabile e involontariamente ridicolo, dalla trama confusa e dalla messa in scena approssimativa, che non riesce nemmeno a valorizzare i suoi volonterosi se non azzeccatissimi interpreti.

Ci aveva già pensato non molto tempo fa il non entusiasmante (ma a posteriori dignitoso) King Arthur ad insegnarci che colui che conoscevamo come re Artù il britanno altri non era che un valoroso comandante romano mentre le gesta dei cortesi cavalieri della tavola rotonda non erano che la rielaborazione medioevale e fantasiosa di eventi molto più antichi, risalenti in realtà al V secolo d.C.

Se quello di Antoine Fuqua non era certo un capolavoro all’altezza del Gladiatore, aveva almeno alcuni degli elementi di un racconto degno di questo nome: un plot coerente e protagonisti all’altezza del loro ruolo storico e drammatico.

Due ingredienti che mancano completamente a L’ultima legione (tratto abbastanza liberamente da uno degli ultimi romanzi di Manfredi), un carrozzone improbabile e involontariamente ridicolo, dalla trama confusa e dalla messa in scena approssimativa, che non riesce nemmeno a valorizzare i suoi volonterosi se non azzeccatissimi interpreti. Uno straniato Colin Firth, più a suo agio, ormai, data l’età, con le commedie che con i film d’azione, un’improbabile Ben Kisley sacerdote-stregone-filosofo (si scoprirà poi non essere altri che il mago Merlino), e la bella Aishwarya Ray, che ancheggia un po’ troppo per il suo ruolo di rude guerriera e sente necessario fornire dati scrupolosissimi sulla propria provenienza indiana (forse a favore di quel target geografico).

La vicenda prende le mosse con un’inspiegabile lentezza, così che quello che ragionevolmente dovrebbe costituire l’antefatto della vicenda principale (il ritrovamento della spada) finisce per occupare più di metà della pellicola, mentre l’azione principale appare talmente compressa da risultare incredibile.

Se nella prima metà gli scalcinati antagonisti sono i Goti di Odoacre (insieme al solito gruppetto di politici infidi e traditori), nella seconda metà entra in scena un cattivone mascherato nuovo di zecca i cui scopi appaiono per altro alquanto nebulosi.

L’ambientazione decisamente fantasiosa comprende una Roma dall’aspetto ancora classicheggiante (e apparentemente non sfiorata dal Cristianesimo, ai tempi della vicenda invece una realtà totalmente integrata nella struttura sociale e politica) e una Britannia dall’aria già medievale (con il suo bel castello da cartolina, tutto torrette e bandiere ondeggianti al vento), dove una legione di un milione di uomini (speriamo vivamente si tratti di un errore di traduzioni) può sparire senza lasciare tracce e nemmeno mandare una lettera di saluto.

Gli autori, evidentemente fidando sulla lettura previa del romanzo, hanno disseminato la storia di buchi colossali, non si sono preoccupati di dare una caratterizzazione almeno schematica ai personaggi secondari (che infatti muoiono senza che il pubblico provi il seppur minimo moto di simpatia) e hanno sparso a piene mani dialoghi e situazioni destinate a procurare involontarie risate.

Il registro epico, specie in un’epoca come la nostra così ostile ai miti e agli eroi, è forse uno dei più difficili da ottenere al cinema, anche se lo sviluppo della computer grafica ha reso molto più facile ricreare con costi accessibili sfondi verosimili per avventure lontane nel tempo e nello spazio.

In mancanza di denaro si può cercare di ovviare alle scarse comparse e alle costruzioni di cartone iniettando una buona dose di autoironia, cosa che L’ultima legione, purtroppo, fa troppo raramente, lasciandosi spesso prendere la mano da un tono pomposo e retorico fatto di frasi ad effetto (ma di poca sostanza) condite di musica roboante e ralenti improbabili.

Se l’alternativa è questa preferiamo tenerci i cavalieri, l’armi, gli amori e le audaci imprese della nostra tradizione letteraria e lasciare riposare in pace Cesare e la sua spada.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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