IL VIAGGIO DI FELICIA

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Titolo Originale: Felicia's Jurney
Paese: USA/UK
Anno: 1999
Regia: Atom Egoyan
Durata: 2
Interpreti: Bob Hoskins (Joseph Ambrose Hilditch), Elaine Cassidy (Felicia)

All’inizio del film vediamo Felicia che lascia la sua verde Irlanda e si imbarca per la brumosa città di Birmingham, per intraprendere una quasi disperata ricerca del suo ragazzo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'uomo cerca di convincere la ragazza ad abortire
Pubblico 
Maggiorenni
Atmosfera cupa, di violenza psicologica e fisica su di una donna
Giudizio Artistico 
 
Ottimo ritaglio di un personaggio solitario e della sua vita ossessivamente routinaria

Tutto era successo qualche mese prima: si era innamorata di un giovane inglese e lo aveva frequentato nonostante l’aperta ostilità di suo padre che non poteva tollerare che sua figlia "simpatizzasse con il nemico". La situazione era poi precipitata: lui era partito senza dar più notizie di se proprio mentre lei aveva scoperto la sua gravidanza. Isolata ed incompresa fra la sua stessa gente, si era decisa a partire.
Joseph Hilditch è un rispettabile signore di mezza età responsabile del catering in una industria manifatturiera di Birmingham. I suoi modi gentili e premurosi (soprattutto per quella che è la sua principale responsabilità: rendere gradevole il pranzo degli operai) gli attirano le simpatie di tutti. Per contrasto la sera egli si trova completamente solo nella sua grande casa, piena di ricordi della madre ormai defunta, molto famosa negli anni ’50 per un programma televisivo sull’arte culinaria. Unica sua distrazione è quella di cucinare per se piatti sofisticati replicando ricette ricavate da vecchi video-nastri della trasmissione televisiva di sua madre. In alcuni di questi nastri compare anche lui, ragazzo impacciato e grassottello, personaggio secondario all’ombra della sua ingombrante madre, anticipo di quella parte che si troverà a vivere da adulto, di chi è eternamente non essenziale, eternamente non considerato.
Questi sono gli antefatti dei due protagonisti della vicenda. Le loro solitudini sono destinate ad incontrarsi e la solidarietà ed aiuto concreto che lui manifestata nei confronti di Felicia risulterà essere in realtà parte integrante di una sua tattica di avvicinamento per poter dare sfogo alla sua patologia omicida.

Sia i genitori che i figli potrebbero venir indotti a vedere questo film dalla promessa di assistere ad un giallo; questa ipotesi è in effetti avvalorata da una certa pubblicità costruita intorno al film che presenta Egoyan come un novello Hitchcok. In realtà mancano al film alcuni requisiti essenziali del thriller, quali il senso del mistero (le intenzioni di Hiddish sono chiare fin dall’inizio) oppure il colpo di scena finale (il film finisce quasi in dissolvenza, con il decadimento delle tensioni); manca inoltre quel modo tutto Hitchcok-chiano di coinvolgere lo spettatore quanto basta per appassionarlo alla storia ma al contempo con quell’ironia e distacco che gli evitano di prendersi troppo sul serio.
Nel caso del film di Egoyan invece, ci troviamo di fronte al serio impegno di un regista che ci vuole raccontare un dramma della solitudine; dell’impossibilità di prolungare una relazione umana al di là dell’incontro occasionale nonostante la gentilezza e premurosità che Hilditch, manifesta verso gli altri."A me piace tanto chiacchierare" dichiara.
Tutti i mezzi espressivi, brillantemente utilizzati dal regista, sono coerenti con la psicologia del personaggio: il ritmo lento della narrazione, la cura dei dettagli, in particolare la meticolosità dei riti culinari tradiscono una esistenza dove le grandi passioni della vita non sono mai entrate e la personalità si è ripiegata nel valore alle piccole cose, nella sicurezza della loro ripetitività.
E’ coerente la stessa desolazione delle ambientazioni: strade, fabbriche ,ospedali, sono a volte freddamente lindi ed ordinati, a volte squallidi ma sempre solitari, senza il calore della folla.
Il pessimismo è accresciuto dal senso di morte che pervade il film: la sua casa ricolma di addobbi funebri per la morte di una moglie che è esistita solo nella sua fantasia, la scena dell’aborto di Felicia in ospedale e i relativi sanguinosi postumi per lei.
Solo alla fine del film lui riesce, se non a risolvere, a prendere almeno coscienza della sua vita fatta di insostenibili compromessi.
La figura di Felicia svolge la funzione di luminoso contrasto per la sua generosa semplicità, per il modo con cui ella si abbandona incondizionatamente , quasi novello "Candide" alla fiducia ed all’aiuto degli altri. Essa troverà alla fine il suo equilibrio in una visione del mondo sempre serena ma al contempo più matura.
Non si può fare a meno di sospettare l’esistenza nel regista di un pessimismo di fondo sulla natura umana in preda a passioni e melanconie incontrollabili (come nell’altro suo film :"Exotica") ed incapace di uscire da se, di volgendosi generosamente verso gli altri.
Comportamenti diseducativi
: Hilditch, impegnato a catturare la volontà d Felicia e a convincerla ad abortire, esterna abili argomentazioni miranti a farle apprezzare la libertà di avere un figlio solo quando entrambi i genitori sono fattivamente presenti, in contrasto con la sua condizione di madre abbandonata. Felicia sente istintivamente di dover difendere la vita del suo nascituro ma infine cede, indebolita dallo sconforto e dai pretestuosi ragionamenti di lui.

Autore: Franco Olearo


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