THE TERMINAL

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Titolo Originale: THE TERMINAL
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Sacha Gervasi, Andrew Niccol
Durata: 131'
Interpreti: Tom Hanks, Catherine Zera-Jones, Stanley Tucci

Viktor Navorsky è un cittadino di Krakozia, ipotetetico paese dell'Est Europeo. Appena sbarcato all'aeroporto J.K. Kennedy di New York che viene fermato dalla Sicurezza Aeroportuale: un colpo di stato nel suo paese rende non valido il suo passaporto; non può né tornare in patria né andare a New York ma fermarsi nella zona di transito, che è extraterritoriale. Si tratta comunque di un problema che verrà risolto in pochi giorni....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La solidarietà dei lavoratori del terminal verso chi deve combattere una burocrazia ottusa e vendicativa
Pubblico 
Pre-adolescenti
Riferimenti a rapporti extraconiugali
Giudizio Artistico 
 
Buona la recitazione dei protagonisti. Alcune fragilità nella sceneggiatura, una storia incerta fra il dramma e la commedia

Come potete vedere, il pretesto che funge da  innesco per la storia è abbastanza fragile, ma Steven Spielberg è indubbiamente un grande regista:  si è appassionato e cerca di farci appassionare  ai problemi di elementare sopravvivenza che Tom Hanks, novello Robinson Crusoe deve affrontare  in un'isola che ha l''aspetto di un centro commerciale.

In effetti il suo è un progressivo  sfruttare con intelligenza le risorse che riesce a trovare grazie alla natura  consumistica e sprecona degli indigeni: inizia sfamandosi con crackers bustine di ketchup lasciate sui tavoli del MC Donalds; progredisce raccogliendo le monetine rimaste inserite nei carrelli dei bagagli per poi approdare ad  un "regolare" salario lavorando in nero come  operaio ad un nuovo gate dell'aeroporto. 

Tom Hanks, che nel suo precedente film Cast Away (2000) di Robert Zemeckis  si era già esercitato nel mestiere di naufrago in un'isola vera e che aveva impiegato vari anni per riuscire a superare la barriera corallina ed  allontanarsi nel mare aperto,questa volta deve affrontare un ostacolo molto più insidioso: la burocrazia ed il carrierismo ottuso di un impiegato che vede solo regolamenti e non esseri umani. Viktor Navosky è una persona semplice ed onesta: è arrivato fino a New York per fare onore ad una promessa fatta a suo padre; non vuole uscire dalla sua situazione tramite sotterfugi ed è capace di difendere generosamente un altro povero immigrato bloccato dalla polizia dell'aeroporto. Riesce in questo modo prima a farsi  rispettare, poi ammirare ed amare  da quel variegato popolo  di razze e di colori  che lavora al Terminal.

A questo punto un confronto con le storie di Frank Capra (per intenderci:Mr Smith va a Washington o La vita è meravigliosa ) è quasi d'obbligo perché gli elementi ci sono tutti:  la narrazione favolistica, un protagonista onesto e lineare che affronta i grandi  poteri che opprimono l'America, la soluzione al conflitto che si raggiunge  attraverso la solidarietà collettiva della brava gente intorno a lui. Ma le similitudini finiscono qui. Spielberg non ha la leggerezza del raccontare del mitico regista di origine siciliana: né  quel metodo così  particolare di raccontare delle favole per sublimare realtà molto serie.

Spielberg ha innegabilmente una vocazione drammatica che punta diritto a grandi temi, fra i quali sicuramente quelli dei diritti civili: come l'abolizione della schiavitù  nel troppo trascurato Amistad (1997), la tematica del libero arbitrio in Minority Report (2002) fino a quest'ultimo, dove appare manifesta la reazione alle recenti leggi post-11 settembre sulle limitazioni alla libertà individuale. Se però la sua scelta, come in questo caso, è quella di fare una commedia,  ci sono sì, spesso, delle situazioni divertenti  (molti finiscono per ruzzolare  sul pavimento bagnato, come nelle comiche più classiche) ma i due elementi della formula, quello serio e quello faceto, non reagiscono fra di loro per fondersi in un'opera unitaria. 
Niente da dire per quel che riguarda le interpretazioni:Tom Hanks è sicuramente all'altezza del compito, oramai esperto in personaggi alla "Candido" come era già successo in Forrest Gump (1993) ed anche Catherine Zera-Jones (Spielberg è sempre stato molto reticente nel tratteggiare personaggi femminili) caratterizza bene la melanconia di una ragazza bella ma instabile. Bravo anche Stanley Tucci nella parte del meschino e vendicativo burocrate.

Autore: Franco Olearo


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