LA STANZA DEL FIGLIO

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Titolo Originale: LA STANZA DEL FIGLIO
Paese: Italia
Anno: 2001
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Linda Ferri, Heidrun Schleef
Durata: 90'
Interpreti: Nanni Moretti, Laura Morante, Jasmine Trinca, Silvio Orlando, Stefano Accorsi, Giuseppe Sanfelice

Giovanni (Nanni Moretti) è uno psicanalista; Paola sua moglie (Laura Morante) lavora nell'editoria: hanno due ragazzi adolescenti Andrea di 17 e Irene di 14. Nonostante le turbolenze adolescenziali dei ragazzi, la famiglia è molto affiatata e Giovanni si occupa molto della formazione sopratutto del figlio. Poi la tragedia: Andrea muore durante una immersione subacquea. I componenti della famiglia cercano di ritornare alle loro attività normali ma nessuno ci riesce, anzi fra i due coniugi si creano situazioni di attrito  a causa delle reciproche accuse.Poi un giorno, arriva una ragazza che dice di aver conosciuto Andrea l'estate precedente in un campeggio...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il valore di una vita familiare, semplice e banale, che tiene uniti tutti i suoi componenti, anche in un momento tragico come la morte di uno di loro. Una visione, quella di Moretti, non cristiana ma molto umana
Pubblico 
Adolescenti
Per una scena di intimità coniugale
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione, sceneggiatura sobria e funzionale per ciò che vuole esprimere

Quasi sicuramente Nanni Moretti ha concepito questo film per poterci parlare della morte: la sua forza sconvolgente, la sua inspiegabilità. Quasi sicuramente , per meglio farcela conoscere, sentirla vicino alla realtà di ognuno di noi, ha pensato di presentarci una famiglia affiatata ed affettuosa, perché è proprio li, in mezzo alla normalità quotidiana che la morte (quella del figlio adolescente) assume le forme più strazianti e grida la sua incomprensibilità.

Ma mentre la morte resta per il padre, la madre, la sorella, una cupa angoscia senza parole e senza spiegazioni (le parole del sacerdote durante la messa di suffragio non appagano Gianni), ciò che mantiene il suo pieno significato, che vive, che palpita anche se ripiegata per il dolore  (anzi mostra la sua forza vitale proprio di fronte ad una prova come questa) è la famiglia, l' insieme dei legami che tiene uniti i protagonisti del film.
Il contenitore finisce per prendere il sopravvento sul contenuto; quel che ci resta impresso, quando si riaccendono le luci, è la rappresentazione di una vita familiare nella sua preziosissima e ricchissima banalità.
Nessuno dei componenti della famiglia attira l'attenzione più degli altri; nessun genitore vuole prevaricare sui figli e nessun figlio contesta. Cantano tutti "insieme a te non ci sto più " durante una gita in macchina, in un momento di serenità assoluta. Padre e madre aiutano la figlia a fare il compito di latino; tutti insieme vanno a vedere la partita di tennis del figlio o quella di pallavolo della figlia. Sono ricchi anche i rapporti a due a due: la madre che accompagna la figlia a fare acquisti, il padre che fa lo jogging domenicale con il figlio, il tenero rapporto amoroso fra i due coniugi (unica scena di intima sensualità del film e credo di tutta la filmografia morettiana; comunque funzionale al racconto). Poi, in questo microcosmo autosufficiente di affetti, si abbatte il maglio della morte; colpisce duro e scuote questi legami cosi stretti; si crea come una forza centrifuga dove ognuno riacquisisce se stesso e si isola, di fronte a questo muro che non si può abbattere: la madre urla solitaria sul letto; il padre scarica la rabbia roteando nelle gabbie del Luna Park; la figlia litiga e si accapiglia con le avversarie durante la partita di pallavolo. Poi, a poco a poco, la ricucitura: ritornano tutti e tre ad uscire in macchina con il pretesto di accompagnare la ex ragazzina del figlio alla frontiera francese per una vacanza. Si attardano, i tre, prima di risalire in macchina per ritornare a casa, a camminare sul litorale mentre il sole albeggia. Il dialogo riprende e si sorridono vicendevolmente, si sono ritrovati. La grande Morte non è stata ancora trovato il suo significato ma si è trovato l' antidoto.

Se per assurdo qualche associazione di genitori avesse voluto produrre un film sui valori familiari, non avrebbe potuto fare di meglio; vi è l'esaltazione, la scoperta del calore dei sentimenti vissuti giorno per giorno, di quel tessere con fili sottili una maglia che si rivela salda e robusta. In questo sta la rivoluzione del film di Moretti:  ha toccato valori universali, ha realizzato una tragedia classica attraverso la sublimazione del quotidiano, ancor più che con il tema della morte. Non è una visione cristiana, quella di Moretti (lo evidenzia in molti punti) ma sicuramente molto umana.
Siamo lontani mille miglia dallo squallore della famiglia rappresentata in American Beauty (Oscar 1999), semplice contenitore di cupi egoismi.

Autore: Franco Olearo


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