Ritorno a Cold Mountain

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Titolo Originale: Cold Mountain
Paese: USA
Anno: 2003
Regia: Anthony Minghella
Sceneggiatura: Anthony Minghella
Durata: 155
Interpreti: Nicole kidman(Ada), Jude Law(Inman), Renée Zellweger (Ruby)

Inmam, un giovane di Cold Mountaim, piccola cittadina fra i monti del North Carolina, conosce Ada, la figlia del reverendo  Monroe, da poco arrivato in paese. E' il 1861: lo stato decide la secessione dall'Unione e Inman  parte volontario per la guerra civile. Il loro incontro è stato breve ma intenso:  promettono di ricongiungersi appena possibile ma da quel momento per entrambi la vita sarà difficile: lei è rimasta in paese, sola e povera dopo la morte del padre; lui decide di disertare per tornare da lei..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La fuga dalla guerra si risolve in un individualismo fatalista
Pubblico 
Sconsigliato
Per le molte scene di violenza, torture ed atteggiamenti sessuali espliciti
Giudizio Artistico 
 
Film molto curato nella realizzazione ma con personaggi senza profondità

.Il film inizia con una grandiosa sequenza di battaglia, quella battaglia di Petersburgh che costerà la vita a migliaia di  soldati, fra unionisti e confederati. Ma non è di guerra che vuol parlare  Antony Minghella, regista e sceneggiatore del film.
 In modo molto simile al suo precedente lavoro, "il paziente inglese" la guerra resta sullo sfondo, a fungere da moltiplicatore di difficoltà  per una storia strettamente personale: così come nel premio oscar 1998,  gli eventi bellici tenevano lontani i due innamorati che cercavano tenacemente di riunirsi, ora, in "Cold Mountain", Ada manda un disperato appello al suo innamorato: "Se state combattendo, smettete di combattere. Se state marciando, smettete di marciare e tornate da me". A questo richiamo così forte , Inman dimentica ogni impegno con i suoi compagni di battaglia e decide di disertare per tornare a casa, realizzando un altro significativo parallelismo con il"paziente inglese": anche in quella storia, ambientata nella seconda guerra mondiale, il  protagonista non esita a vendere ai tedeschi alcuni segreti militari pur di disporre di un aereo che gli consenta di  raggiungere la sua amata.

Più volte nel film viene ripreso il tema dell'antibellicismo: lo stesso reverendo Monroe dichiara: "non ho intenzione di predicare la guerra nella mia chiesa " e Inman, stanco di continuare ad uccidere per difendersi, si sente alla fine della sua lunga odissea,  come abbrutito ed  indegno di ripresentarsi davanti ad Ada. Se a questo si aggiunge la bellezza del loro amore, fedele sempre, a dispetto di ogni difficoltà e tentazione, se ne potrebbe dedurre che ci troviamo di fronte ad una edificante storia sentimentale.

In realtà non è così :  Minghella ci mostra nel film  molte  atrocità fisiche e morali che scaturiscono da un mondo senza più regole, ma non riceviamo come contropartita nessun messaggio di riscatto se non una scissione netta fra interessi pubblici e privati (la diserzione in questo caso, il tradimento nel film precedente) e la ricerca privatissima di un riparo  da un mondo così ostile: l'isolamento nel tranquillo Cold Mountain in questo film o più drasticamente, come in quello precedente, l'eutanasia.  Ecco che le violenze, non riscattate, diventano troppe e sgradevoli: non si tratta di violenze fatte e subite  in battaglia ma di sevizie a civili inermi, uomini e donne. Ci viene mostrata anche la violenza su di un neonato.  Non viene risparmiata neanche una bambina che osserva attonita sua sorella maggiore esternare spudoratamente le sue voglie sessuali all'ospite di passaggio. Neanche gli animali vengono rispettati: se sappiamo che è normale nella vita di campagna tirare il collo ad una gallina, non è necessario accarezzare teneramente la testa di una capretta, quasi considerandola un animale domestico,  per poi, un istante dopo, tagliargli la gola con il coltello. 

Il film è realizzato con molta cura ma sono proprio i due protagonisti a mancare di spessore. Spinti  da un  amore che sembra quasi una forza esterna a loro stessi, non cambiano mai atteggiamento, restano mono-toni nelle quasi tre ore di spettacolo. Anche i cattivi sono  irrimediabilmente cattivi, dall'inizio alla fine. E' mia opinione personale che questa circostanza non sia frutto di un difetto di  sceneggiatura  ma che scaturisca dalla stessa filosofia di vita  di Minghella: vi è una sorta di fatalismo, di determinismo che ci imprigiona tutti: ognuno è quello che è ed è spinto da un fato ineluttabile, da forze ostili ed al di sopra di ognuno di noi. Da qui il rifugio in un chiuso individualismo, tipico dei protagonisti dei suoi film melodrammatici.
 

Autore: Franco Olearo


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