RAY

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Titolo Originale: RAY
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Taylor Hackford
Sceneggiatura: James L. White
Produzione: Anvin Films / Baldwin Entertainment / Bristol Bay Productions
Durata: 152'
Interpreti: Jamie Foxx, Kerry Washington, Regina King, Clifton Powell, Aunjanue Ellis

Se gli occhi sono lo specchio dell’anima e se un film biografico deve riuscire a restituire allo spettatore l’anima del personaggio alla cui vita si ispira, allora possiamo dire che Ray non è riuscito a svelarci cosa si nascondeva dietro quegli occhiali scuri che fanno parte della famosissima icona di Ray Charles.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il tema della droga e dell'infedeltà sono trattati senza compiacimento. Grande sostegno a Ray nei momenti difficili, prima dalla madre e poi dalla moglie
Pubblico 
Adolescenti
Il protagonista e altri personaggi sono mostrati usare droga e abusare di alcool. Alcune scene ed allusioni sessuali.
Giudizio Artistico 
 
Le interpretazioni sono davvero tutte memorabili, in particolare quella di Jamie Foxx (premio Oscar). La sceneggiatura non riesce a farci conoscere il vero animo di Ra

Il film è fatto con impegno, amore e dedizione.

e interpretazioni sono davvero tutte memorabili, da quella del protagonista (un Jamie Foxx davvero virtuosistico, giustamente premiato con l’Oscar come miglior attore protagonista) a quelle di ogni singolo caratterista.

La colonna sonora, incisa dallo stesso Ray Charles, è splendida.

La regia è riuscita a ricreare con maestria le atmosfere degli anni ’50, ’60 e ’70: le baraccopoli per gente di colore nel sud degli Stati Uniti, i sobborghi delle grandi città, i fumosi locali notturni, le praterie percorse dai bus sgangherati dei complessini jazz in tournée, le ville di Los Angeles, gli studi di incisione.

Ma, a differenza di altri più riusciti film su grandi musicisti come Amadeus e Shine, Ray non riesce – se non attraverso qualche estemporanea intuizione registica o drammatica – a collegare ciò che sentiamo con le orecchie (la musica di Ray Charles) a ciò che sentiamo col cuore (le emozioni dei drammi del personaggio interpretato da Jamie Foxx). Quando, in Amadeus, ascoltiamo le note di una composizione del giovane Mozart, le avvertiamo sempre come un dono di Dio che alimenta la gelosia del povero Salieri. Quando, in Shine, ascoltiamo le note del terzo concerto di Rachmaninov, le percepiamo come l’eco della lotta titanica fra il talentuoso David e il padre autoritario. Invece Hackford e White (rispettivamente, regista e sceneggiatore di Ray) non sono riusciti a rendere eloquenti per il cuore le musiche di Ray Charles, non ci fanno partecipare delle ragioni esistenziali profonde che si nascondono dietro una particolare creazione musicale.

La fine del film, gravemente posticcia, è un chiaro segnale della mancanza di una chiave di sintesi che individui il personaggio. Un altro segnale della non perfetta calibratura della storia e dell’articolazione delle emozioni, è l’uso del ghost del personaggio. Il ghost – tecnicamente – è l’esperienza scioccante vissuta dal protagonista (generalmente nella sua infanzia) che ne ha determinato la ferita interiore che solo il lungo viaggio della storia potrà lenire. Lo sceneggiatore ha caratterizzato il protagonista con un ghost che ne alimenta un tormentoso senso di colpa. Ma tale esperienza scioccante e gli effetti conseguenti (la dipendenza dalla droga), interferiscono con l’asse principale della storia (un uomo cieco che diventa una star della musica) e vengono risolti con un finale troppo sbrigativo per essere significativo.

Molto interessanti e ben tratteggiati sono i personaggi della moglie, grazie alla quale Ray supera indenne una lunga stagione di degrado umano e fisico, e quello della madre, che trasmette al figlio carattere e orgoglio, insegnandogli a non smarrirsi nell’autocompatimento che gli avrebbe impedito di realizzare ciò per cui milioni di persone gli sono grate.

Autore: Francesco Arlanch


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