ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

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Titolo Originale: Pride and Prejudice
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2005
Regia: Joe Wright
Sceneggiatura: Deborah Moggach dal romanzo di Jane Austen
Produzione: Universal Pictures/Studiocanal/Working Title
Durata: 128'
Interpreti: Keira Knightley, Matthew MacFadyen, Donald Sutherland, Brenda Blethyn, Judi Dench

Quando il ricco Mr. Bingley arriva a Meryton gli occhi di tutte le madri con figlie in età da marito si puntano su di lui, e in particolare quelli di Mrs. Bennet che di figlie ne ha cinque, con fragili prospettive matrimoniali. Mr. Bingly sembra molto interessato alla maggiore, Jane, mentre la vivace Elizabeth si scontra subito con Mr. Darcy, l’ombroso amico di lui. Naturalmente le cose non sono come sembrano e i destini di tutti sono destinati a complicarsi, complici parenti impiccioni, ufficiali poco raccomandabili e inaspettate proposte di matrimonio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amore vero non è né soltanto un’emozione né un frutto di calcolo, ma un frutto spontaneo, che può nascere dall’incontro tra due persone dotate di cervello, oltre che di anima, ma che può crescere e durare solo se fondato su un giudizio.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Questo adattamento rischia proprio di indulgere in quel sentimentalismo da cui la Austen si è sempre tenuta lontano

Orgoglio e Pregiudizio conta detrattori in numero almeno pari agli estimatori, in quanto incolpevole progenitore di tanta letteratura rosa, a cui si potrebbe superficialmente apparentarlo per la trama. Di recente le avventure di Bridget Jones (di cui Orgoglio e Pregiudizio è il sottotesto dichiarato) ha rinverdito i fasti della Austen anche nella cosiddetta chick lit, la “letteratura per pollastrelle” che va di moda di qua e di là dall’Oceano, ma non mancano ponderosi studi di femministe che vedono nella scrittrice inglese un’osservatrice spietata della condizione femminile della sua epoca.

A ben vedere, tuttavia, i romanzi di Jane Austen sono ben più che brillanti storie d’amore o studi sociologici. Più erede della tradizione razionalista inglese che l’aveva preceduta che parente del Romanticismo nascente, Jane Austen con Orgoglio e Pregiudizio  ci offre uno splendido studio sul modo in cui gli esseri umani formano (o dovrebbero formare) le loro opinioni sui propri simili (il primo titolo dell’opera era, non a caso first impressions). Un’abilità, quella di interpretare correttamente l’agire e il carattere altrui, assolutamente indispensabile in una società come la sua in cui uomini e donne avevano poche opportunità per osservarsi e conoscersi prima di dover prendere una decisione sulla persona con cui trascorrere il resto della loro vita.

Proprio di questa leggerezza, del sottile ma costante umorismo (anche nei confronti dei suoi eroi e delle sue eroine), che tiene a bada ogni deriva sentimentale, si sente la mancanza in questo adattamento che rischia proprio di indulgere in quel sentimentalismo da cui la Austen si è sempre tenuta lontano modificando non tanto la fabula quando il senso profondo delle azioni e le dinamiche dei personaggi.

È bene dirlo subito, quindi: per un appassionato di Jane Austen questo film (il primo per il cinema, a 65 anni da quello con Laurence Olivier e Greer Garson; la BBC, però, ne ha sfornato una splendida versione televisiva 10 anni fa, proprio quella che faceva impazzire Bridget Jones e le sue amiche) è una delusione, soprattutto se messo a confronto con lo splendido lavoro di adattamento fatto una decina di anni fa da Emma Thompson su Ragione e sentimento.

Innanzitutto per gli interpreti principali. Keira Knigthley, giovane stella in ascesa del cinema britannico, a dispetto del nome vagamente austeniano non rende affatto giustizia alla vivacità e allo spirito di Lizzie Bennet, e Matthew MacFadyen (che pare sia stato un ottimo agente segreto nella serie inglese di successo Spooks) in questo adattamento ci presenta un Darcy preda della depressione più che dell’orgoglio.

Molto meglio se la cavano i coprotagonisti e i comprimari interpretati da solidi professionisti come Judi Dench, Donald Sutherland e Brenda Blethyn (davvero brava a dare più di un tocco di tenerezza alla solitamente impossibile Mrs Bennet).

Il problema principale, però, è che tutti in questo film sembrano sempre molto seri e pensierosi, addirittura sull’orlo del pianto (persino un personaggio, come il signor Bennet, del tutto alieno a questo tipo di emozioni) e anche la povera Lizzie Bennet, cui nel romanzo Jane Austen fa dire che sceglie solo di ricordare le cose belle per non rovinarsi la salute mentale, assomiglia fin troppo alla languorosa Marianne di Ragione e sentimento, con le sue camminate dolenti sotto i temporali e i suoi turbamenti perenni davanti a specchi e finestre. Tra l’altro, rispettosa quanto è giusto delle convenzioni (di cui sapeva apprezzare la razionalità), Jane Austen sarebbe inorridita sia di fronte alla prima dichiarazione di Darcy nel bel mezzo di un temporale, sia alla seconda con la sua protagonista in vestaglia.

Più interessante la variazione operata nel tratteggiare il rapporto tra i signori Bennet, che per Austen è il perfetto esempio di uno degli errori di valutazione di cui si parlato all’inizio, un errore che ha messo vicino due persone differenti per interessi, inclinazioni e profondità.

Gli autori del film hanno voluto invece colorare questo rapporto di maggiore tenerezza, addolcendo il carattere del signor Bennet e dando alla impossibile signora Bennet qualche possibilità in più esprimere le sue comprensibili preoccupazioni per il futuro delle sue figlie.

In compenso si sono (volutamente, a quanto pare) persi per strada il bellissimo legame di complicità che univa le due maggiori sorelle Bennet, che è quello che al lettore permetteva di penetrare di più nel cuore di queste signorine così compite e indecifrabili (si capiscono perfettamente le incertezze di gentiluomini poco allenati all’osservazione).

Fa dispiacere che di fronte a un genio discreto come quello di Jane Austen, i contemporanei sappiano scegliere solamente la via della comicità spinta (come è spesso quella di Bridget Jones) o del romanticismo esasperato, che mancano di cogliere uno dei messaggi fondamentali di Orgoglio e pregiudizio, che cioè, l’amore vero non è né soltanto un’emozione per quanto trascinante né un frutto di calcolo, per quanto esatto, ma un frutto spontaneo, che può nascere dall’incontro (o anche dallo scontro) tra due persone dotate di cervello, oltre che di anima, ma che può crescere e durare solo se fondato su un giudizio.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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