NEVERLAND UN SOGNO PER LA VITA

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Titolo Originale: Finding Neverland
Paese: USA/Gran Bretagna
Anno: 2004
Regia: Marc Forster
Sceneggiatura: David Magee
Produzione: Nellie Bellflowe, Richard Gladstein, perFilm Colony
Durata: 101'
Interpreti: Johnny Depp, Kate Winslet, Julie Christie, Dustin Hoffman

Lo scrittore James Barrie, reduce da un fiasco teatrale e avvilito per il progressivo raffreddarsi  dei rapporti con sua moglie, ha l'abitudine di andare al parco per scrivere le sue commedie. Qui incontra Sylvia, vedova Davies  con i suo 4 figli. A Barrie piace  giocare  con i ragazzi,  ricostruire con loro mondi di fantasia dove collocare emozionanti avventure.   Giorno dopo giorno, prende forma la nuova commedia che con il nome di Peter Pan sarà rappresentata per la prima volta a Londra nel 1904.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Barrie riesce a dare serenità e allegria a quattro bambini rimasti orfani del padre, ma ne lui ne sua moglie si impegnano seriamente per salvare il loro matrimonio
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per una situazione di infedeltà coniugale
Giudizio Artistico 
 
Il film si mantiene terribilmente in bilico fra un commovente romanzo sentimentale e un freddo spaccato d'epoca vittoriana, ,senza decidersi da che parte pendere

Chi ha visto il Peter Pan di Walt Disney del 1953,  quello di P.J. Hogandel 2003 oppure  Hook - capitano Uncino di Steven Spielberg del 1991, non può non esser incuriosito dal conoscere la genesi di una delle opere per ragazzi fra le più amate nel mondo, accanto al Pinocchio di Collodi. Immaginarsi magari l'impatto sul pubblico che ebbe la prima teatrale al Covent Garden di Londra nel 1904  o capire come  lo scrittore scozzese   sia stato capace di fermare in modo mirabile  il momento del passaggio dalla fanciullezza spensierata alla dolorosa sensibilità adolescenziale.

Marc Forster ci fa immergere nella società alto-borgese dell'era vittoriana dove l'eloquio è sempre ricercato e misurato, sia che stia parlando un adulto che un bambino con fiocchetto e pantaloncini corti, sia che si discuta di una partita di Cricket o del tradimento della propria moglie. Attraverso questo  velo di manierismo controllato il film lascia faticosamente intravedere  la felicità creativa di James e le sue  fughe con i quattro ragazzi verso la terra-che-non-c'è, la nascita del suo interessamento per la giovane vedova, il freddo dialogare senza capirsi con una  moglie che sta già pensando a un altro.

Pur riconoscendo che il riferimento all'epoca vittoriana sia doverosa, resta da domandarsi se sia stato stilisticamente corretto presentarci dei personaggi in grado di abbassare la temperatura dei loro sentimenti fino al punto di congelamento: perché James non ha un moto di gelosia quando trova sua moglie in  piacevole conversazione con un potenziale concorrente? Perché quando si rincontrano a teatro dopo che lei  era scappata di casa, sono entrambi così terribilmente polite? C'è o non c'è dell' affetto  fra James e la vedova Davies? Quando lei si ammala, lui  va a farle visita e si trovano soli nella sua camera da letto; come mai, oltre all'impeccabile atteggiamento da gentiluomo, non si intravede un leggero dilatarsi delle pupille, indice di un sussulto di passione? Non ci è dato di sapere perché nulla ci è dato di vedere. Non si tratta di un abile equilibrismo stilistico , ma  piuttosto l'indecisione del regista fra l'abbandono ad  un emozionante romanticismo o il rifugio verso un frustrante perbenismo.

La domanda principale è però un'altra, perché coinvolge la ragione stessa dell' andare a vedere questo  film:   Jonny Deep che non ride mai, che è sempre così britannicamente controllato, quasi  avulso dagli eventi che accadono intorno a lui , più per un'intrinseca capacità di appassionarsi che per una sua irriducibile  voglia di sognare ,  ha trovato la cifra giusta per darci ragione dell'ispirazione che ha poi dato origine a Peter Pan? Ci saremmo aspettati piuttosto un allegro sognatore, eterno bambino, con una grande capacità  di entrare in empatia diretta con i ragazzi, qualcosa di molto vicino ad un personaggio di Robin Williams.

La vera storia  di Barrie ci rivela qualcosa di diverso: terribilmente colpito  dalla morte del suo fratello minore avvenuta quando aveva 7 anni, legatissimo alla madre che restò per lunghi mesi inebetita dal dolore,  non ebbe un matrimonio felice (pare non sia stato neanche consumato) perché troppo legato alla prospettiva di una femminilità vista solo in chiave materna; diventato adulto non cresciuto, si trovava bene sopratutto con i ragazzi, perché solo con loro poteva condividere le proprie fantasie.  Una simile lettura del personaggio Barrie avrebbe potuto farci comprendere molte cose del suo carattere e della sua opera,  ma dobbiamo attenerci a ciò che appare nel film,che  resta per noi in gran parte come un libro chiuso.

Autore: Franco Olearo


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