MATRIMONI E PREGIUDIZI

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Titolo Originale: Bride & Prejudice
Paese: Gran Bretagna /USA
Anno: 2004
Regia: Gurinder Chadha
Sceneggiatura: Paul Mayed Berges e Gurinder Chadha (dal romanzo Orgoglio e pregiudizio di Jane Austen)
Produzione: Bride Productions/Kintop Pictures/Pathé Pictures
Durata: 105'
Interpreti: Aishwarya Rai, Martin Henderson, Naveen Andrews

Il più famoso romanzo di Jane Austen, rivisto secondo i canoni del cinema Bollywood: il signor Bakshi deve sposare le quattro figlie e, come suona il celebre incipit “è verità universalmente riconosciuta che uno scapolo di buoni mezzi debba volere una moglie”. La grande occasione si presenta, quindi, quando nella cittadina rurale dell’India in cui vive la famiglia Bakshi arriva il ricco Balraj, accompagnato dall’amico americano Will Darcy…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’incontro tra il modo narrativo occidentale e la proposta culturale di una società ancora legata alle sue tradizioni come quella indiana può essere l’occasione di affrontare questioni come quelle dell’amore, del matrimonio e della famiglia da una prospettiva più nuova, forse perché ancora antica.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcuni riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
Alla mancanza di profondità tematica, il film supplisce con una travolgente carica di colore e scene musical-oniriche, in perfetto stile Bolliwoodiano. Il protagonista maschile risulta incolore in confronto a quello femminile


 

Matrimoni e pregiudizi (che nella traduzione italiana modifica leggermente il gioco di parole con il titolo del romanzo originale) rappresenta l’incontro tra due outsider di successo della cinematografia recente: il cinema made in Bollywood (ovvero la coloratissima produzione cinematografica indiana) e una delle scrittrici più amate della letteratura inglese, Jane Austen, che di recente ha ispirato un altro fenomeno di costume, Bridget Jones (anche il primo film dedicato all’imbranata di successo ha come sottotesto Orgoglio e pregiudizio).

Proprio il confronto con Bridget Jones permette di cogliere i pregi e i difetti di questo adattamento interculturale, fortemente voluto dalla regista Gurinder Chadha (quella di Bend it like Beckam), per cui Jane Austen è stata un mito in gioventù. L’India contemporanea, in cui le madri vivono ancora l’ossessione della ricerca di un buon matrimonio per la prole femminile, in lotta anche con una società ormai globalizzata e moderna, si rivela un ottimo sfondo per la celeberrima vicenda di Jane Austen, ed è, paradossalmente, forse più prossima alla provincia inglese di inizio Ottocento, della Londra contemporanea di Bridget. Lì, come ai tempi della Austen, il matrimonio è ancora un affare terribilmente serio (e terribilmente connesso con il denaro) e la “disgrazia” di una figlia una tragedia reale, come mai lo potrebbe essere nel mondo “sesso e fuggi” di Bridget Jones.

Di più, il film ci immerge benissimo in un ambiente dove le storie d’amore difficilmente possono essere vissute in una dimensione privata (quando il povero Balraj arriva al primo matrimonio, l’amico americano, ignaro del locale mercato matrimoniale, gli chiede come mai “tutte le donne sopra i cinquanta lo stiano fissando”), dove il legame con la famiglia ha ancora un grosso peso nelle scelte personali e dove la vita è scandita da riti sociali ben codificati (i matrimoni qui, i balli, nel romanzo originale), che sono spesso le uniche occasioni di avvicinamento tra i due sessi.

Detto questo, l’immersione della trama ironica e dei dialoghi spumeggianti della Austen nella salsa melò bollywoodiana ha l’effetto spiacevole di ridurre quello che era un grandioso e per certi versi spietato studio sulle dinamiche dei rapporti sociali, in una storia d’amore molto più convenzionale, piena di romanticismo da fotoromanzo (le passeggiate sulla spiaggia sullo sfondo di tramonti arancioni, gli sfioramenti pudichi e allusivi al chiaro di luna), ma priva di quel sano conflitto che era il cuore dell’incontro-scontro tra Elizabeth Bennet e Mr. Darcy. In Matrimoni e Pregiudizi è soprattutto il protagonista maschile, incolore re della globalizzazione alberghiera convertito al rispetto del colore locale dai begli occhi e dalle perorazioni di Lalita Bakshi, a costituire il punto debole della narrazione. Troppo mite e impacciato per diventare un reale antagonista della sua controparte femminile, troppo poco sgradevole all’inizio e troppo romantico nel finale, non riflette per nulla la complessità del suo archetipo.

Da questo punto di vista, Bridget Jones rifletteva in modo molto più acuto uno dei temi fondamentali di Orgoglio e Pregiudizio (e di tutto il pensiero della Austen), cioè il modo in cui costruiamo i nostri (pre)giudizi sulle persone che incontriamo e l’importanza dell’unione di ragione e affetto nella costruzione dei rapporti.

A questa mancanza di profondità tematica, Matrimoni e pregiudizi supplisce con una travolgente carica di colore e musica (diversi numeri di balletto e molti gli intermezzi musicali e canterini, alcuni veramente godibili, come No life without wife) e con l’inserimento di momenti “topici” del cinema Bollywood (le scene musical-oniriche a suggerire quello che il cinema americano ed europeo espliciterebbe almeno con un bacio), che ne ribadiscono la natura profondamente “indiana” al di là dell’ispirazione occidentale. Lo stile indiano, insomma, si dimostra capace di inglobare e digerire i simboli e le glorie vecchie e nuove dell’Occidente (mentre Lalita e Darcy vivono il loro sogno d’amore vediamo pure un coro gospel che intona l’accompagnamento), per restituirli in una forma ancora riconoscibile eppure profondamente modificata.

Il risultato è molto piacevole, simpaticamente innocente agli occhi un po’ smaliziati del pubblico occidentale e certamente è uno dei più sani tentativi di globalizzazione culturale fatti negli ultimi tempi. Di più, l’incontro tra il modo narrativo occidentale e la proposta culturale di una società ancora legata alle sue tradizioni come quella indiana (dentro e fuori dall’India) potrebbe essere l’occasione di affrontare questioni “interessanti” (come quelle dell’amore,del matrimonio e della famiglia) da una prospettiva più nuova, forse perché ancora antica.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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