Master e Commander Sfida ai confini del mare

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Titolo Originale: Master and Commander The far side of the world
Paese: USA
Anno: 2003
Regia: Peter Weir
Sceneggiatura: Peter Weir, John Collee
Interpreti: Russel Crowe (Capitano Jack Aubrey), Paul Bettany (dott. Stephen Maturin)

Oceani Atlantico e Pacifico, 1804. Il vascello britannico H.M.S. Surprise ha la missione di raggiungere e distruggere la fregata corsara francese Acheron che depreda  le baleniere inglesi. Il capitano Aubrey, sta veramente compiendo la sua missione o sta agendo spinto da orgoglio personale mettendo a rischio la vita dell'equipaggio?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il comandante riesce a conciliare il dovere con la cura verso i suoi uomini
Pubblico 
Adolescenti
Per le intense scene di battaglia ed operazioni chirurgiche impressionanti
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione e ricostruzione della vita su di un vascello ai tempi delle guerre napoleoniche

E' indubbio che per apprezzare questo film sarebbe opportuno disporre di un minimo di conoscenze sulla navigazione a vela. Diversamente non si comprenderebbe perché nei combattimenti navali, si trova in vantaggio chi si pone sopravento; non si capirebbe  perché i marinai della  Surprise ed il suo capitano si spostano tutti fuori bordo  dallo stesso lato, quando la nave deve andare di bolina all'inseguimento del misterioso  avversario.  Bisogna inoltre non soffrire di mal di mare: per due ore e mezza  la vicenda del film si svolge interamente tra i ponti della  nave , il cielo ed il mare, a volte piatto, a volte gonfio e minaccioso. La terra viene raggiunta sporadicamente e presto abbandonata, quasi si trattasse di un infido elemento. Obiettivo riuscito del regista Peter Weir è proprio quello di farci rivivere la vita di un veliero dell'inizio del XIX secolo, dalla notte passata sulle amache appese sopra  i cannoni, ai turni sugli alberi scanditi dalla campanella del nostromo, alle ore di lezione pratica per i giovani (anche di 13-14 anni) cadetti, alle cene nell'alloggio del comandante, unica stanza grande della nave. Una volta costruito questo scenario di fondo, il regista da ampio risalto  alla personalità  del comandante, di Jack Ubrey "il fortunato" ,dotato di grande abilità marinaresca, caparbietà ma sopratutto conoscenza dei i suoi uomini (anche delle loro debolezze e delle loro superstizioni). Non ci si deve aspettare da Russel Crowe la rappresentazione di un altro  ufficiale gentiluomo, come ci era stato proposto  da Grecory Peck in "le avventure del capitano Hornblower" di RoulWalsh (1951)  ma un personaggio sanguigno, amante della vita conviviale, licenzioso nel parlare  e perché no, anche amante della musica:  a fine  giornata suona il violino assieme  al suo amico/antagonista  chirurgo e appassionato naturalista Stephen Maturin.  Il tema che il film sviluppa è sopratutto quello della autorità. Le 197 anime della Surprise sono portate a compiere sacrifici ed azioni temerarie grazie alla capacità di un capo che  che sa dare certezze e la fiducia di essere ben guidati. Nella riservatezza della sua cabina, Jack si confronta con Stephen, la sua coscienza critica ,che contrappone la ragione al dovere, l'intelletto all'azione. Stephen crede in una sostanziale eguaglianza fra gli uomini che vivono sotto l'oppressione di tiranni piccoli o grandi;  "gli uomini vanno governati" gli ribatte Jack, alludendo ad una sostanziale fragilità della natura degli uomini  che solo sotto la guida di una forte leadership possono compiere grandi imprese. Si può intravedere in questo un richiamo al precedente lavoro di Weir, "l'attimo fuggente" del 1989, nella sua contrapposizione fra autorità e libertà individuale. Come succede spesso nella vita, nessuno dei due amici ha completamente  torto o ragione ma essi riescono a stimolarsi criticamente a vicenda: Jack saprà frenare la sua ricerca ossessiva dell'avversario francese per dare il tempo al suo amico di riprendersi da una ferita; Stephen, che ha il privilegio culturale di poter ammirare e scoprire nuovi specie di animali (la nave approda alle isole Galapagos) comprende che oltre al tempo dello studio c'è anche il tempo dell'azione e saprà fare la sua parte nella battaglia finale.

Il film dà piena soddisfazione agli appassionati di  navigazione a vela grazie alla rigorosa ricostruzione della vita in mare all'inizio dell'800, ottima l'interpretazione di Russel Crowe che probabilmente ha una innata predisposizione alla  leadership ed una menzione particolare va data  per il  casting della ciurma, con  volti in perfetto stile Old England. Completate le elogi, ci resta , dopo due ore e mezza di spettacolo, una sensazione  di incompletezza,  di  poca carne al fuoco ,che non scaturisce  dall'angustia della vita di bordo ma dallo stesso soggetto. La storia, cioè la ricerca per tutti mari della nave francese, il conflitto orgoglio-cura per gli uomini del capitano,  esprime esattamente quello che narra e niente di più, cioè ci sembra di esser stati invitati, in modo cortese,ad una vicenda molto privata.  Tutte le storie possono essere interessanti, purché facciano scattare un dialogo, una risonanza  con lo spettatore.  E' difficile non fare un raffronto con un'altra caccia attraverso gli oceani, con il  capitano Achab e la sua ricerca ossessiva di Moby Dick; non possiamo fare a meno di ricordare come il film di John Huston del 1956 esprimeva tutto il fascino dell'assoluto di cui era impregnato il capolavoro  di Melville: in particolare la  balena bianca , realtà e simbolo al contempo, presenza invisibile ed inquietante, personificazione del Male, che riempiva di tensione la vita dei marinai su una nave che andava incontro al suo tragico destino, dava al racconto una ben diversa profondità. 

Autore: Franco Olearo


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