LITTLE MISS SUNSHINE (Olearo)

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Titolo Originale: Little Miss Sunshine
Paese: USA
Anno: 2006
Regia: Jonathan Dayton
Sceneggiatura: Michael Arndt
Durata: 101'
Interpreti: Greg Kinnear, Toni Colette, Steve Carell, Alan Arkin, Abigal Breslin

La famiglia Hoover è decisamente insolita: il padre Richard propaganda un metodo tutto suo per avere successo nella vita  ma è il primo a non sfondare. Il figlio adolescente Dwayne, patito di Nietsche, ha deciso  di non parlare più finché non gli verrà concesso di entrare in aeronautica; la piccola e spiritata Olive sogna di partecipare al concorso di Miss California; il nonno sniffa coca nelle toilette e si alimenta di riviste pornografiche;  la madre Sheryl è  la roccia della famiglia,  mentre suo fratello ha appena tentato di suicidarsi.   Questa scombinata famiglia decide di partire su di uno vecchio pulmino Volkswagen per raggiungere Redondo Beach dove la piccola Olive parteciperà al concorso di bellezza…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esalta il valore unitivo e "curativo" della famiglia, anche se i suoi componenti non sembrano aver voglia di trasformarsi ma di restare solo se stessi.
Pubblico 
Adolescenti
Turpiloquio e volgarità da parte del nonno, che sniffa coca e guarda riviste pornografiche
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione, buon ritmo del racconto con finale in crescendo

"Il mondo si divide in due categorie: vincenti e perdenti. Dentro ognuno di voi nessuno è solo: alla radice stessa del vostro essere c'è un vincente che desidera solo esser sguinzagliato...". Così declama Richard, quasi patetico nella sua fragilità di fronte ad una società dove il successo é tutto e il fallimento è ignominia. Anche il cognato, che si è visto soffiare il premio e la fama come miglior studioso americano di Marcel Proust, è scivolato in un amore sbagliato (maschile) e poi nella depressione. Il figlio Dwayne percepisce intorno a se questo acro odore di fallimento e siccome anche lui  desidera fortemente qualcosa (vuole entrare in aeronautica) reagisce   "odiando tutti, anche la famiglia"  e rifugiandosi nel mito del superuomo di Nietsche.

Il film, nonostante queste amare premesse, non ha i toni della  della tragedia, non si avvita in un cinismo senza speranza; appare evidente, fin dalle prime battute che c'è qualcosa di speciale che mantiene tutti uniti  e che dà una luce di speranza a questi fragili personaggi:: il suo nome è famiglia.

In un film come American Beauty  (1999) ogni componente della famiglia cercava di realizzare se stesso da solo e contro gli altri: gli incontri familiari erano solo un'occasione per dilaniarsi l'un l'altro. Nel nostro caso i partecipanti a questa sorta di armata brancaleone sembrano non sopportarsi l'un l'altro ma in realtà litigando si confrontano e si arricchiscono, aiutandosi circolarmente a vicenda.
Quando Richard comprende che il suo libro non verrà mai pubblicato e che il fallimento è dietro l'angolo, è il burbero e sgradevole padre a stragli vicino: "Comunque finirà, tu hai scelto di mettercela tutta; hai saputo rischiare. Ci vuole coraggio: sono orgoglioso di te".
Quando Dwayne si accorge di non poter realizzare il suo sogno di aviatore perché daltonico, tutto il mondo gli crolla addosso ed odia ancor più la famiglia, rea di avergli inculcato il morbo del fallimento. Ma gli basta  l'abbraccio silenzioso della sorellina Olive per pentirsi e capire di avere esagerato. 
Frank, lo studioso di Proust, giunto al fondo della sua disperazione, si ritrova accanto a una sorella affettuosa che ha deciso di prendersi cura di lui. Perfino il nonno, che sembra solo pensare ad autodistruggersi con la droga, ha una sua funzione nella famiglia:  è impegnato a preparare la nipotina  per l'esibizione al concorso di bellezza.

Una menzione a parte merita la figura di Sheryl, la madre (la brava Toni Colette): almeno lei sembra non avere problemi e il personaggio appare quasi scolorito, come non vivere di  vita propria. In un certo senso è vero perché è lei il vero fulcro intorno a cui ruota l'unità familiare, preoccupata solo di aiutare ora il figlio, ora il fratello o il marito e se anche lei ha le sue particolarità caratteriali, se le tiene per se.
Arrivano poi  i momenti, anche divertenti, di vita in comune: primo fra tutti, carico di simbolismo, lo sgangherato furgone su cui viaggiano che parte solo a spinta e che tutti debbono contribuire a spingere per poi saltare a bordo in corsa. Risolutiva da questo punto di vista è la  partecipazione di Olive al concorso di miss bambina della California:  di fronte all'assurdità di un concorso deformato e deformante e all'impossibilità di vincere da parte della piccola Olive, tutti si  stringono solidali  intorno alla bambina, felici di far fronte comune contro un mondo assurdo di campionesse bambine.

Il film si giova dell'ottima interpretazione di tutti gli attori: i personaggi non sono stati tipizzati, ma ognuno ha una sua connotazione molto umana.
La regia  si mostra  capace di tener sostenuto il ritmo del racconto, fino al crescendo finale. Il contest delle bambine truccate come delle dive, derubate della loro semplicità e spontaneità, che ci appaiono come  nanerottoli  spaventosi, è una sequenza che  difficilmente potrà venir dimenticata.
Possiamo dire che i personaggi che abbiamo conosciuto nel film sono cambiati nel ritrovarsi uniti nella stessa famiglia? Probabilmente no: si è solo aperta una finestra di speranza. E' poco ma è già un inizio.

Autore: Franco Olearo


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