KING KONG

 
Titolo Originale: King Kong
Paese: USA, Nuova Zelanda
Anno: 2005
Regia: Peter Jackson
Sceneggiatura: Peter Jackson, Frances Walsh, Philippa Boyesns
Durata: 180'
Interpreti: Naomi Watts, Jack Black, Adrien Brody

La trama segue abbastanza fedelmente il film originale del '33: New York vive ancora in pieno gli effetti della Grande Depressione e Ann Darrow (Naomi Watts), interprete di  vaudeville, si trova da un giorno all'altro senza una scrittura. Incontra casualmente Carl Denham (Jack Black), regista visionario e non può non accettare il progetto un po' folle di salire sulla nave da lui noleggiata per raggiungere il sud di Sumatra dove  ritiene esista un'isola abitata da animali preistorici. Durante il viaggio Ann conosce lo sceneggiatore Jack Driscoll (Adrien Brody) di cui è grande ammiratrice e i due non tardano ad innamorarsi, quando all'orizzonte compare fra le nebbie un'isola non segnata dalle carte....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una strana ma forte solidarietà si sviluppa fra due razze così diverse
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni combattimenti fra mostri preistorici potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima qualità delle immagini in computer grafica ma l'autore non ha avuto il coraggio sfrondare il racconto

Peter Jackson vide per la prima volta  King Kong quand'era ragazzo e da quel momento è nata in lui una infatuazione irrefrenabile, e continua a considerare questo film muto del '33  il più bello mai realizzato.  Da anni stava lavorando alla sceneggiatura ma solo il successo mondiale de "Il Signore degli Anelli" gli hanno dato la forza e i soldi per intraprendere quest'avventura costata più di 200 milioni di dollari.

Dall'originale di 100' ne è nato un remake di più di tre ore; con il supporto della Weta, la società neozelandese di computer grafica di sua proprietà, ci ha  regalato  immagini di New York anni '30 e di combattimenti fra mostri preistorici che hanno stabilito un nuovo standard in termini di realismo e di  bellezza, ma il film è troppo,è tanto  in tutto:nella lunghezza, nell'affollamento di mostri, nei dettagli minuti della ricostruzione scenografica.

L'amore di Jackson per questo film è stato a un tempo la  sua forza e la sua debolezza: ne è la forza perché un progetto così grandioso non sarebbe mai potuto arrivare a compimento ma ne è la debolezza perché come a tutte le persone innamorate, a Jackson è piaciuto indugiare, quasi a non volersi staccare  dai  passaggi più  cruciali di una storia ormai classica (l'approdo avventuroso della nave sull'isola, il combattimento fra King Kong e due T-Rex, la fuga dello scimmione sull' Empire State Building). In questo modo il regista ha finito per perdere il controllo critico sul materiale visivo che è sgorgato copioso dalla sua fantasia.

Jackson aveva in teoria due alternative: sviluppare una storia a tutti nota arricchendola di risvolti psicologici e approfondendo l'umanità dei personaggi (simili  operazioni, come la riproposta degli eroi dei fumetti  Spiderman e Batman hanno avuto, con questa soluzione, pieno successo); la seconda, di fatto da lui scelta, è stata quella di attenersi rigorosamente alla versione del '33 ma rinnovandone tecnologicamente le immagini e quasi dilatando i tempi originali, in una forma di tributo ineausto al suo mito.

Il film inizia con le riprese della New York anni '30, ricostruita con grande cura a partire  da foto e cartoline d'epoca; in rapidi flash la vediamo com'era ai tempi della Grande Crisi: gli sfollati accampati nel Central Park, le famose Hooverville (come in Cinderella man), le mense di carità della Salvation Army, ma anche una trafficata e scintillante Times Square (poi sconvolta dalla furia di King Kong nella fase conclusiva del film ) e le luci di Brodway con i suoi spettacoli senza interruzione. Inizia poi il secondo quadro, quello del lungo viaggio in nave verso Sumatra; è il momento più "umano" quello del conoscersi e del costituirsi delle relazioni fra i protagonisti, fra cui l'innamoramento fra la sperduta Ann e il timido Jack..

Approdati sull'isola, forse il regista ci ha tenuto a dimostrare quanto sia  più bravo dei suoi predecessori (con particolare riferimento a  Jurassic Parc): ecco il combattimento di King Kong non con uno, ma con due tirannosauri; finito quello arrivano dei terribili lucertoloni; caduta tutta la squadra di soccorso  nel fondo di un canyon,  ecco che inizia l'assalto di ragni giganti ed  enormi sanguisughe, mentre nel frattempo King Kong deve vedersela con temibili, enormi pipistrelli....L'arrivo di Kong, ormai prigioniero, a New York, avvia l'ultima fase del film ed  l'ormai mitico assalto degli aerei allo scimmione intrappolato in cima al grattacielo. E' il momento del rapporto più intenso e drammatico fra la Bella e la Bestia: lei cerca di allungare la mano verso di lui, lui ha uno guardo veramente umano, di accorata, malinconica rinuncia a combattere. Ancora una volta la scena è molto lunga e Jackson si (e ci)  illanguidisce con un patetico tramontosu New York. e su tutta la storia

Jackson è particolarmente originale in un punto: sul modo in cui risolve  il superamento della biodiversità e l'empatia che nasce  fra i due protagonisti. Le due versioni precedenti, quella del '33 e quella del '76 (con una affascinate Jessica Lange), il primo in modo sotteso, il secondo più esplicitamente, alludevano a una loro insolita attrazione sessuale: la forza bruta del maschio si addolcisce, si smussa  di fronte alla dolcezza e alla grazia femminile. In questo film il punto di contatto fra i due si realizza in modo inusitato: lei salta e fa piroette ricavate dal suo repertorio artistico, riuscendo a divertire questo animale in fondo giocherellone.  Quando poi sarà King Kong a salvarla dalle fauci di più mostri preistorici, e dall'alto del suo (pardon, il loro) rifugio si godono il tramonto sull'isola, lei si addormenta sicura all'interno della sua manona mentre  lui può rilassarsi alla fine di una giornata "molto faticosa".

La priorità data a questo rapporto, che resta pur sempre ambiguo, pone il luce sbiadita Jack, il "fidanzato ufficiale" e  Adrien Brody fornisce una performance assolutamente minimale rispetto al suo ruolo da Oscar ne Il pianista.
 

Autore: Franco Olearo


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