KILL BILL VOLUME 2

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Titolo Originale: Kill Bill Volume 2
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Quentin tarantino
Sceneggiatura: Quentin tarantino
Produzione: Miramax Films, A band a part, Production I.G., Super Cool Manchu
Durata: 94''
Interpreti: Uma Thurman (la sposa), David Corradine (Bill), Daryl Hannah (Elle), Michael Madsen (Budd).

"La sposa", che dopo quattro anni di coma aveva già iniziato la propria vendetta nel volume 1, riuscirà ora a uccidere Bill?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La violenza è un piacevole spettacolo fine a sé stesso
Pubblico 
Adulti
Un videogame su pellicola, basato sul compiacimento per i combattimenti, le morti crudeli e le gravi mutilazioni. Diseducativo per i minori
Giudizio Artistico 
 
Un videogame su pellicola, basato sul compiacimento per i combattimenti, le morti crudeli e le gravi mutilazioni. Diseducativo per i minori

Sono passati più di cent'anni dalla prima proiezione dei fratelli Lumière e non sono pochi i registi che sono cresciuti totalmente imbevuti di cultura cinematografica, non mancando mai di riferirsi, nelle loro opere, ai loro autori preferiti. Questin Tarantino è un caso a parte. La sua passione cinefila assume toni  ossessivi. In  Kill Bill Volume 2 sono evidenti i richiami a  Il buono, il brutto , il cattivo (1966) di Sergio Leone, Il Postino Suona Sempre due Volte (quello con Lana Turner del '46), Non aprite quella porta (1974) , tutto il cinema di Hong Kong, le gangster story  di serie B e tanti altri ancora. La sua costruzione riesce comunque ad essere  originale ma é come se, fin da bambino, avesse imparato ad  esprimersi unicamente attraverso  parole assimilate durante una indigestione pantagruelica di film. I suoi personaggi non hanno profondità, non certo per imperfezione della sceneggiatura ma perché sono caratterizzati come degli eroi da fumetto. Il volto di Uma Thurman (la sposa): una  maschera di fango e di sangue; la glaciale Daryl Hannah (Elle) con la banda nera sull'occhio ed i biondi capelli al vento; il controllato David Corradine (Bill), pronto a colpire con precisione. Sono tutti personaggi che  si imprimono nella mente dello spettatore. La capacità di Quentin di costruire sequenze è eccezionale; pur essendo la saga di Kill Bill un film di genere,  la storia non è semplice collante in attesa del prossimo combattimento  ma eccelle invece proprio nel costruire l'atmosfera che prelude allo scontro. Elle (Daryl Hannah ) è andata a trovare Budd (Michael Madsen  nella sua roulotte. Ha portato una valigia piena di contanti, necessari per comprare una spada imbattibile che Budd è in grado di vendergli.. Parlano tranquillamente come se si trattasse di una visita di cortesia;  Bubb si mette persino a preparare un cocktail di frutta. L'atmosfera è troppo calma. Qualcosa sta per succedere. La cinepresa riprende i dettagli del frullatore che si avvia, che si spegne, del cocktail che viene versato nei bicchieri. Perché questi dettagli? Da dove scatterà l'imprevisto? Si domanda lo spettatore. Se ci trovassimo all'interno della logica ferrea di un film di Alfred Hitchcock , non avremmo dubbi: se viene inquadrato un particolare, sicuramente questo servirà  al racconto. Ma Quentin gioca con lo spettatore, si diverte a sviarlo.  Poi la sorpresa arriva, ma non da dove ce la potevamo immaginare.. Anche nella parte finale, quando "la sposa" e Bill scoprono di essere genitori di una deliziosa bambina  e sono tranquillamente seduti nel salotto a prendere un drink come qualsiai famiglia borghese, noi temiamo che non ci sarà concesso alcun lieto fine.

Non ci sono buoni o cattivi in questo film, ma tutti sono killer che provano compiacimento nel rischio e nell'uccidere. Perfino la piccola figlia della sposa, (in questa famiglia Addams volta in drammatico) promette bene, uccidendo un pesciolino rosso per puro dispetto. Tarantino ci sta inviando  un messaggio cinico, di completa sfiducia nella bontà 'umana?. Non lo credo. Ci sta propinando un elogio della vendetta negando la categoria del perdono? Niente di più avulso dai suoi interessi.  Tarantino non è immorale nel senso che non ha nessuna filosofia da trasmetterci sulla decadenza del genere umano come invece accade, ad esempio, ne Le invasioni barbariche (2003);  la sua opera è  fuori da ogni riferimento alla realtà, è un cinema che si nutre di cinema.  E' invece immorale perché è  diseducativo, proprio quando ci trasporta  in un mondo che non c'è ed in questo mondo  gioca con la violenza attingendo la vis ludica dai nostri  istinti più nascosti, come quella bambina che schiaccia il pesciolino rosso che si dimena fuori dall'acqua.

 

Autore: Franco Olearo


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