I GUARDIANI DEL GIORNO

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Titolo Originale: Dnevnoy Dozor
Paese: Russia
Anno: 2006
Regia: Timur Bekambetov
Sceneggiatura: Timur Bekmambetov, Alexander Talal dai romanzi di Sergei Lukyanenko e Vladimir Vasiliev
Durata: 132'
Interpreti: Konstantin Klabensk, Marya Poroshina, Vladimir Menshov

Dopo che suo figlio Yegor ha scelto di schierarsi con gli Altri delle Tenebre sbilanciando il millenario scontro tra Bene e Male a loro favore, Anton, guardiano della notte con parecchi problemi di coscienza, deve occuparsi dell’addestramento della bella e impulsiva Svetlana, che potrebbe essere l’unica in grado di ristabilire l’equilibrio. Ma qualcuno sta intessendo un complicato gioco di specchi per mettere fuori gioco Anton e distruggere Svetlana. Intanto tutti sono alla caccia del leggendario “gesso del fato” che dà al suo possessore il potere di cambiare il passato e il proprio destino…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La mitologia di riferimento, certamente manichea, è piuttosto confusa dal punto di vista morale: tra Tenebre e Luce le differenze sembrano abbastanza convenzionali
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene violente e impressionanti nei limiti del genere; alcune scene di nudo e sensuali
Giudizio Artistico 
 
Il film, movimentato da una regia adrenalinica, benché non presenti certo grande profondità di contenuti, può rappresentare un divertimento inaspettato per gli amanti del genere

Prosecuzione de I Guardiani della notte uscito un paio d’anni fa (vedi anche recensione su Scegliere un film 2006), questa pellicola horror-fantasy realizzata in Russia con un dispiego di mezzi forse inferiore a quello di corrispondenti titoli americani, ma con una resa visiva interessante e originale, prosegue (e, forse, conclude) la vicenda confermando la vitalità di un cinema di frontiera.

La mitologia di riferimento, certamente manichea, è pure piuttosto confusa dal punto di vista morale: tra Tenebre e Luce le differenze sembrano abbastanza convenzionali e, dal momento che la tregua in atto tra i due campi obbliga a lasciar fuori gli umani dalle beghe soprannaturali, il gioco si trasforma in una complessa architettura di intrighi il cui esito finale ha sì un valore cosmico, ma lascia aperta la possibilità di ulteriori “giocosi” ribaltamenti.

Se il primo capitolo giocava molto sulle convenzioni narrative di genere, con un discreto dispiego di mezzi e stile da videoclip per rappresentare creature più o meno mostruose (soprattutto vampiri e mutanti, ma anche minacciosi uccelli neri portatori di disgrazie), questo film schiaccia il pedale del mélo e della commedia, infarcendo un racconto potenzialmente anche molto drammatico (c’è pur sempre un figlio passato al campo avverso e il rischio di una distruzione cosmica..) di linee ed episodi dal tono eterogeneo.

L’intrigo di cui è vittima Anton, sospettato di aver ucciso a tradimento un Altro delle Tenebre e perciò passibile di giudizio da parte di misteriosi Arbitri/Inquisitori, porta a uno scambio di corpo tra lui e un’altra rappresentante della luce, dando vita a una serie di equivoci da vaudeville nonché allo svelamento dell’amore che lo lega a Svetlana.

D’altra parte, persino in campo oscuro la moglie del leader delle tenebre Zavulon cede al sentimento e si innamora di un giovane vampiro destinato, nella migliore tradizione del triangolo, a una brutta fine.

Per finire, al centro di tutto è collocato sì uno scontro epico tra l’Eletto convertito alle tenebre (Yegor) e la nuova paladina della luce (Svetlana), ma ad entrambi, molto più del dominio dell’universo, sembra importare il possesso più o meno esclusivo del cuore di Anton…

L’effetto complessivo di queste iniezioni di generi diversi fa sì che il film, per altro movimentato da una regia adrenalinica, sfugga alla ripetitività di tanti prodotti occidentali e, benché non presenti certo grande profondità di contenuti, possa rappresentare un divertimento inaspettato per gli amanti del genere, grazie anche all’insolita ambientazione in una Mosca di volta in volta uggiosa o luccicante.

La conclusione (provvisoriamente) positiva è tuttavia almeno in parte soddisfacente, perché ritorna a puntare sull’essenzialità della scelta individuale e sull’importanza del libero arbitrio, privilegio e fardello dell’uomo, capace di cambiare il corso degli eventi e di ridare speranza al mondo.

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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