ERAGON

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Titolo Originale: ERAGON
Paese: USA
Anno: 2006
Regia: Stefen Fangmeier
Sceneggiatura: Peter Buchman dal romanzo di Christopher Paolini
Produzione: 20th Century Fox/Fox 2000 Pictures/Ingenious Film Partners
Durata: 108'
Interpreti: Ed Speleers, John Malkovich, Jeremy Irons, Sienna Guillory

Una volta il regno fantastico di Alagaësia prosperava grazie alla protezione dei Cavalieri dei Draghi, ma dopo che essi si sono distrutti tra loro in una guerra fratricida il paese deve subire la tirannia del malvagio re Galbatorix. Ma un giorno una strana pietra giunge in modo avventuroso tra le mani del giovane Eragon e da questa nasce un drago, Saphira, che elegge il ragazzo a suo cavaliere. Con l’aiuto di un misterioso cantastorie e di una principessa guerriera, Eragon abbraccerà il suo destino e combatterà per la libertà di Alagaësia.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film non riesce a raggiungere una profondità tematica , se non un generico richiamo alla responsabilità verso se stessi e il proprio destino
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune intense battaglie che potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film vale soprattutto per l’efficacia degli effetti speciali, per l’entusiasmo delle sue premesse e l’ingenuità del suo svolgimento

i dieci maggiori incassi della storia del cinema la fanno da padrone i film fantasy: se si tolgono la trilogia del Signore degli Anelli, i film di Harry Potter e la seconda trilogia di Guerre Stellari (film di fantascienza che con il fantasy hanno molti elementi in comune) le piazze più alte del box office internazionale rimangono ben poco affollate.

È per questa ragione che negli ultimi anni, grazie anche all’evoluzione delle tecniche digitali che permettono effetti speciali prima inimmaginabili (qui l’animazione del drago Saphira, un vero e proprio personaggio, dotato di personalità ed espressione), il fantasy, dopo anni di relativa eclissi, è diventato un appuntamento costante delle vacanze natalizie ed estive.

uest’ultimo film nasce da un vero e proprio caso editoriale statunitense: l’autore del libro da cui è tratto, Christopher Paolini, era, all’epoca della pubblicazione, un ragazzino diciassettenne, cresciuto ed educato in casa a libri e cinema tra le montagne del Montana dai genitori. Il suo romanzo, pubblicato dapprima a proprie spese, è stato poi acquistato da un grande editore e ha venduto centinaia di migliaia di copie.

La pellicola, che semplifica parecchio la trama originale, mescola suggestioni da Tolkien e in generale dai classici fantasy (la presenza di nani ed elfi, un mentore misterioso che è più di quello che sembra, i draghi, un protagonista “qualunque” dal destino più grande di lui, ecc) ma anche da Guerre Stellari (i Cavalieri scomparsi come i Jedi, il tiranno di oggi che è uno dei protettori di ieri, una principessa in pericolo che chiama il protagonista all’avventura) con la sensibilità che ci si aspetta da un adolescente, che coglie innanzitutto gli aspetti spettacolari, ma non riesce a raggiungere la profondità tematica dei suoi antecedenti, se non un generico richiamo alla responsabilità verso se stessi e il proprio destino.

Il nucleo narrativo più interessante è di sicuro il rapporto tra il giovane apprendista cavaliere e il suo drago, che comunicano con il pensiero e sono legati da un filo che giunge fino alla morte (un cavaliere può sopravvivere al suo drago, ma non è vero il contrario).

La scelta del protagonista, tuttavia, non si rivela delle più felici. All’ Harry Potter cinematografico (uno che comunque prima di arrivare al grande schermo, aveva mangiato pane e sceneggiati BBC) tutto sommato almeno all’inizio era richiesto soprattutto di essere fotogenico con un paio di occhiali tondi e di saper inforcare una scopa. Il giovane Ed Speleers, il diciottenne esordiente che veste i panni di Eragon, dimostra buona volontà ma non riesce ad esprimere né lo stupore e l’ardimento della sua giovane età né la determinazione che il suo ruolo richiede.

Manco a dirlo, il solito dissennato doppiaggio italiano riesce a peggiorare la situazione dando a Saphira (in originale doppiata dal premio Oscar Rachel Weisz), la voce molto televisiva di Ilaria d’Amico.

“Tre parti di stoltezza e una di prodezza”, così definisce le (ancora dubbie) doti del suo pupillo il cantastorie Brom. Forse si potrebbe dire la stessa cosa degli ingredienti di questo film che, alla fine, vale soprattutto per l’efficacia degli effetti speciali (il regista, d’altra parte, viene proprio da quel settore), per l’entusiasmo delle sue premesse e l’ingenuità del suo svolgimento (per altro forse fin troppo aperto, perché proiettato su un seguito che, dati gli incassi non entusiasmanti, potrebbe non arrivare mai).

Autore: Laura Cotta Ramosino


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