CATERINA VA IN CITTA'

Titolo Originale: CATERINA VA IN CITTA'
Paese: Italia
Anno: 2003
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Francesco Bruni
Durata: 105'
Interpreti: Sergio Castellitto (Giancarlo), Alice Teghil (Caterina), Federica Sbrenna (Daniela), Margherta Buy (Agata), Claudio Amendola (Manlio)

A Caterina piace cantare nel coro della scuola. Nella piccola cittadina dove vive, a Montalto di Castro, è ammirata da tutti ma in particolare da suo cugino che ha un debole per lei. E' un ragazzetto simpatico , ma  un poco cicciottello; in fondo entrambi hanno 13 anni e Caterina riesce a tenerlo a bada senza troppa difficoltà.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I valori presenti nella vita di provincia fanno da antidoto alla corruzione della città
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni festini adolescenti con uso di erba e camere da letto troppo chiuse
Giudizio Artistico 
 
Buona la rappresentazione del mondo adolescenziale. Fuori tono i genitori di Caterina.

Bella o brutta, Caterina sa che quella è la sua vita, vita di provincia, semplice e tranquilla come è lei, in fondo. Adesso però deve affrontare un brusco cambiamento: suo padre, un insegnante frustrato e lividamente ambizioso, è riuscito a farsi trasferire a Roma. Caterina affronta la novità con la disinvoltura della sua età: rattristata per tutto quello che lascia,  ma attratta dalla novità, si fida della decisione dei suoi genitori, con i quali ha un rapporto di quieta  obbedienza.  Dal momento in cui  varca  l'ingresso della sua aula in una scuola media del centro, tutto inizia a ruotare intorno a lei vorticosamente: le sue compagne si fronteggiano in due fazioni avverse, divise fra destra e sinistra senza che per loro abbia un grande significato se non quello dell'appartenenza dei  loro padri al potere politico (di destra) o a quello della cultura (la sinistra) . Caterina non fa una scelta  ma continua a guardare: a guardare le case lussuose delle sue compagne, ragazze che  possono tornare a casa a qualunque ora, a guardare una madre che impotente, cerca di mendicare un po' di dialogo con la figlia, un padre molto impegnato che risolve il "problema figlia"  assegnandogli una macchina ed  uno chaperon  per scortarla nelle  sue scorribande diurne e notturne; a guardare infine  la sua immagine allo specchio con un vestito che la fa apparire più grande di quello che le era parso di essere .  Caterina è attratta da questo nuovo mondo; ne resta come stordita ( Sono veramente io? E chi sono io? Si domanda)  ma la sua saggezza provinciale le consente di non smarrirsi e  di riconoscere ciò che veramente è e vuole diventare.

Virzì aveva affrontato altre volte il confronto/scontro culturale: forse il suo film più riuscito da questo punto di vista era stato Vacanze d'agosto,dove si fronteggiavano una famiglia allargata intellettuale, con tanto di  spinello e promiscuità sessuale ed  il  commerciante arricchito, rozzo e sopraffattore ma tradizionalista nei legami  famigliari. Vacanze d'agosto era più riuscito nel tratteggio dei personaggi, nel tono generale della commedia brillante castiga-costumi che non si vuole prendere troppo sul serio. In Caterina va in città  l'obiettivo è più ambizioso ed il regista  cerca di fare una satira non di un ambiente specifico ma dell'Italia tutta vista dalla sua capitale politica.  Il personaggio del padre, tratteggiato con toni volutamente sopra le righe da Sergio Castellitto , uomo escluso e vinto da una società basata sulle conventicole, risulta  volutamente odioso e suggerisce il viraggio dalla commedia alla farsa impegnata, ma l'operazione risulta malriuscita. Anche la madre, impersonata da  Margerita Buy, quasi un suo contraltare, risulta eccessivamente  stupida e svagata  per poter innescare un effetto comico.
 Si è parlato molto di recupero della commedia all'italiana da parte di Virzì, ma proprio in tale genere di film, il baricentro è sempre stato un protagonista  (Gassmann, Sordi,  Tognazzi, Monica Vitti,..) che impostava una comicità che riusciva a sferzare badando però sempre e sopratutto a divertire  il pubblico .  Virzì, che ha esordito con la bella vita, un film di denuncia sociale nel mondo operaio delle sua toscana, ancora non sa alleggerirsi di un  registro troppo impegnato per il genere con cui ha scelto di comunicare.
 Una costante qui riconfermata è il suo amore per il mondo della provincia: la storia non è quella classica della ragazza che arrivata in città finisce per scrollarsi di dosso le sue ingenuità; qui il percorso è circolare:  Caterina e sua madre   abbandonano la città che è caos, potere ed ambizione per tornare  al calore delle grandi tavolate fra i parenti rumorosi, ai banchi della chiesa nella sera di Natale fra persone dove ci si conosce tutti .

Grande merito va dato a  Virzì per aver saputo dirigere un drappello di ragazzine scatenate, mostrandocele nelle loro camerette-rifugio, nello shopping capriccioso, nelle amicizie gelose e negli amori narcisisti,  dandoci tutta la freschezza di una età instabile e selvaggia.  

Autore: Franco Olearo


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