THE BOURNE SUPREMACY

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Titolo Originale: THE BOURNE SUPREMACY
Paese: Usa
Anno: 2004
Regia: Paul Greengrass
Sceneggiatura: Tony Gilroy dal romanzo di Robert Ludlum
Produzione: Frank Marshall per Universal
Durata: 120'
Interpreti: Matt Damon, Brian Cox, Joan Allen

Emerso dalle acque tempestose del Mediterraneo, impegnato in un faticoso e drammatico recupero della propria memoria, Jason Bourne, ex agente della Cia ed ex assassino distrutto dai rimorsi e da una memoria frammentata, vive ora con la dolce Marie, la donna incontrata nella prima pellicola tratta dai romanzi di Robert Ludlum, nascosto in una lontana isola in estremo oriente.
Ma il passato non perdona e se Jason continua a lottare con frammenti sconosciuti e angoscianti che emergono senza permetterne una reale comprensione, altrove c’è chi per interesse decide di servirsi della sua identità per compiere una strage.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ingombrante passato costellato di omicidi viene riscattato da una nuova vita, questa volta dalla parte del bene, fianco di chi è riuscita a credere in lui
Pubblico 
Adolescenti
Per la violenza di alcune scene
Giudizio Artistico 
 
Il regista Paul Greengrass (Blody Sunday) ci presenta un quasi-documentario dove l’effetto finale è quello di una macchina che segue l’azione nel suo sviluppo, “come reagendo a ciò che accade”,

Di nuovo solo e di nuovo in fuga l’agente ottimamente interpretato da Matt Damon (che non ha forse il physique du rôle da James Bond, ma già con Il talento di Mister Ripley aveva dimostrato di saper suggerire ambiguità e fratture sotto la maschera da bravo ragazzo americano) è un antieroe che racchiude in sé una contraddizione ricca di implicazioni narrative.

È, infatti, una perfetta macchina di morte e il suo viaggio spirituale coincide con la dolorosa riscoperta di sé e del proprio terribile passato (costellato di omicidi), ma anche con il tentativo di non lasciarsi determinare né da quel passato né dall’imprinting spietato impartitogli dai suoi superiori di un tempo, il tutto nel nome di un rapporto umano fondamentale che gli ha ridato un’identità (quello con Marie).

Così se la necessità aguzza l’ingegno e l’obbligo di tenere “pulite” le mani di Jason consente di esplorare al meglio le virtuosistiche alternative al “semplice” omicidio (inseguimenti spettacolari, trappole e appostamenti), regia e sceneggiatura tengono alta la tensione facendoci quasi dimenticare che i romanzi originali erano ambientati in piena Guerra Fredda. Del resto le ambiguità di un sistema di cui la gente si fida sempre meno (non mancano mai le mele marce così come i funzionari integerrimi, come quello cui dà corpo e autorevolezza la brava Joan Allen), e gli intrecci di potere del caduto Impero sovietico (e le beghe giudiziarie del colosso petrolifero russo Yukos sono un riferimento fin troppo scontato) sembrano fatti apposta per amplificare il senso di fragilità e incertezza che le vicende del killer pentito Bourne regalano al pubblico.

Il meccanismo di ricostruzione del passato è il medesimo di The Bourne Identity (qui flash improvvisi e frammentari a poco a poco ricreano il puzzle di un delitto particolarmente odioso), e di nuovo il racconto mette Damon/Bourne nel ruolo della preda e del cacciatore, con il triplo obiettivo di discolparsi dal delitto di cui è accusato, sfuggire a chi ha già tentato di ucciderlo una volta e se possibile scoprire qualcosa di nuovo sul proprio passato.

Il regista Paul Greengrass è l’autore di Bloody Sunday, agghiacciante e morale ricostruzione del massacro di civili irlandesi in marcia per i diritti civili, compiuto dalla polizia e dall’esercito inglese nel 1972; in qualche modo anche le riprese di The Bourne Supremacy presentano una certa qualità da “documentario” e, benché girare scene complesse come quelle degli inseguimenti o delle fughe per la città richieda ovviamente una preparazione puntigliosissima, l’effetto finale è quello di una macchina che segue l’azione nel suo sviluppo, “come reagendo a ciò che accade”, secondo le parole dello stesso regista.

Altro spunto interessante è dato dall’ambientazione europea della storia: Napoli, Parigi, Mosca e soprattutto Berlino, con i loro colori freddi e gli edifici supermoderni accanto agli hotel d’altri tempi e alle periferie degradate, creano un’atmosfera un po’ straniante che immerge lo spettatore nel medesimo disagio della spia senza memoria.

Lo spettacolo quindi coinvolge e appassiona, anche se a volte non vengono esplorate a fondo le implicazioni di ciò che si racconta, ma forse per lasciare aperta la via ad un terzo capitolo.

Piacerà agli amanti dei film d’azione, ma non solo a loro grazie al buon approfondimento dei personaggi e dei loro dilemmi morali.

Autore: Franco Olearo


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