BREACH - L'INFILTRATO (F. Olearo)

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Titolo Originale: Breach
Paese: USA 2007
Anno: 2007
Regia: Bill Ray
Sceneggiatura: Adam Mazer, William Rotko, Billy Ray
Produzione: Universal Pictures, Intermedia, Outlaw Pictures
Durata: 111'
Interpreti: Chris Cooper, Ryan Philippe, Laura Linney, Caroline Dhavernas

Eric e Juliana sono una giovane coppia di sposi: lei è insegnante, lui è un aspirante agente dell'FBI. Eric è ambizioso, spera di diventare presto agente e accoglie con interesse la proposta della sua responsabile (Lenny) di diventare assistente del veterano Robert Hanssen, da poco rientrato dalla Russia, con il compito di smascherarlo per le  sue presunte deviazioni sessuali. Eric, nonostante abbia a che fare con un uomo ruvido, chiaramente rimasto isolato dal resto dell'apparato, finisce per apprezzarne le doti di uomo devoto alla famiglia, fervente cattolico e pieno di attenzioni verso il suo giovane collaboratore (lo aiuta nelle sue ricerche per  trovare una cura per la madre malata). Grande è la sua sorpresa quando viene a sapere da Lenny che Hanssen è in realtà sospettato di essere una spia dei russi e di esser stato messo al suo fianco solo perché entrambi cattolici.... 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il personaggio principale è un campione di ambiguità e di ipocrisia che domina la scena e sbilancia in senso negativo il film
Pubblico 
Adolescenti
Un'atmosfera angosciante, piena di inganni e sospetti. Una rapida sequenza di un video intimo senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Film accurato nella ricostruzione di una storia vera ma manca un approfondimento psicologico del protagonista

Il regista e sceneggiatore Bill Ray aveva già trattato ne  L'inventore di favole  il tema del contrasto drammatico fra l'essere e l'apparire:  in quel caso si trattava della  ricostruzione della vera storia del giornalista Stephen Glass, brillante articolista di costume del periodico New Republic che si era costruito una fama basata interamente sulla menzogna. Ora in Breach. affronta di nuovo un caso realmente accaduto: quello di  un agente dell'FBI che per più di venti anni è riuscito a vendere ai Russi informazioni vitali per la sicurezza americana senza venir scoperto. Noi sappiamo fin dall'inizio chi è Hanssen e qual è l'obiettivo del giovane Eric; non ci sono quindi né colpi di scena né concitati inseguimenti tipo action-movie ma l'interesse dello spettatore sta tutto nello scoprire come Eric, giovane e inesperto, possa riuscire a smascherare  il furbissimo veterano dell'FBI e nel  seguire il duello psicologico fra i due, entrambi impegnati a mostrare un proprio volto "logico e accettabile" all'esterno nascondendo l'un l'altro le proprie vere intenzioni.

Da questo punto di vista il film si può considerare pienamente riuscito e abbiamo motivo di ritenere che il lavoro del regista e degli sceneggiatori abbia portato a una onesta  ricostruzione dei fatti (Eric o'Neal, il giovane che smascherò Hanssen, ha partecipato al film come consulente), ma ci sono a mio avviso due punti deboli proprio nella resa cinematografica della storia.
Il primo è nel personaggio stesso di Hanssen: arrogante, fanatico nelle sue idee, non ride mai, decide lui quando essere aperto verso gli altri o chiudersi nel sospetto. Nessuno obietta che questo tipo di figura umana esista nella realtà ma far sostenere a un personaggio triste, tristissimo, l'intero peso  della storia da al film un senso di gravità opprimente.

In secondo problema sta proprio nella mancanza di uno sforzo interpretativo della psicologia del traditore. Si resta ovviamente perplessi nell'apprendere che Hanssen è padre e marito affettuoso salvo poi riprendere di nascosto se stesso e la moglie mentre fanno l'amore e spedire le videocassette a un amico. Al contempo vederlo cattolico devoto che va a messa ogni giorno e poi passare ai russi informazioni che comporteranno l'uccisione di almeno 5 agenti del KGB che lavoravano per gli americani. Quando ormai Hanssen è stato catturato, un agente gli chiede perché lo abbia fatto, se per i soldi o per il semplice gusto di constatare quanto sia stato bravo nel prendere in giro tutti. Non c'è una risposta a questo quesito né gli sceneggiatori si sono preoccupati di individuare un filo unitario, una ragione di fondo, fosse anche una radicata schizofrenia, nel comportamento del protagonista.
Il film avvalora comunque l'ipotesi che Hanssen sia sia realmente "sentito" impegnato a essere cattolico: è questo infatti il lato debole di cui  approfitta Eric per attirarlo nella trappola preparata per lui dall'FBI.

Su un punto ritengo che il regista abbia preso posizione: in un dialogo finale molto teso fra i due uomini, si fronteggiano due modi di essere cattolico: quello del giovane, contenuto nell'ambito di un buon senso pratico, basato su di una sana educazione al dovere (come si ricava da un suo precedente colloquio con il padre) e su una atteggiamento di rispetto umano verso gli altri, da contrapporre a un cattolicesimo militante che pratica devozioni giornaliere e un proselitismo attivo ("alla Opus Dei", come dice Eric, avvalorando uno stereotipo diffuso che in alcuni ambienti colpisce questa organizzazione cattolica). L'autore sta dalla parte di Eric anche perché ovviamente, l'altro tipo di approccio non poteva avere testimonial peggiore.
Da questo punto di vista gli sceneggiatori restano ambigui perché non risulta chiaro se stanno mettendo a fuoco quello specifico soggetto-mostro  o stanno concentrando su di lui una polemica verso una categoria che viene sintetizzata attraverso una somma di elementi che nel comune sentire americano, sono segno di politicamente scorretto: Hanssen ha parole di spregio nei confronti degli omosessuali  e lesbiche, detesta le donne con i pantaloni, pratica il proselitismo attivo in tema di fede; il risultato netto è che le frasi che vengono dette da Hanssen del tipo: "hai detto il rosario oggi?" oppure: "provi disaffezione per il tuo lavoro? Prega di più" suonano, proprio perché dette da un tale pulpito, sommamente ipocrite e disprezzabili.

In una delle scene finali Hanssen si confessa e piange sommessamente (nella realtà storica il nostro uomo  confessò effettivamente  le sue malefatte a un sacerdote dell'Opus Dei). Nonostante questo film, la contorta personalità della più abile spia del XX secolo resta ancora incomprensibile.

Autore: Franco Olearo


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