LA BESTIA NEL CUORE

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Titolo Originale: "LA BESTIA NEL CUORE"
Paese: Italia
Anno: 2005
Regia: Cristina Comencini
Sceneggiatura: Cristina Comencini, Francesca Marciano, Giulia Calenda
Produzione: Riccardo Tozzi, Marco Chimenz, Giovanni Stabilini per Cattleya, Raicinema, Acquarius Films, Babe, Alquimia Cinema, Beast in the heart Ltd, Sky
Durata: 112'
Interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Alessio Boni, Stefania Rocca, Angelo Finocchiaro, Giuseppe Battiston

Sabina (Giovanna Mezzogiorno) e Franco (Alessio Boni) vivono insiem ed entrambi lavorano nel mondo dello spettacolo: lei come doppiatrice,   lui come attore in un serial televisivo. Franco, dapprima perplesso per dover lavorare in un'arte minore, finisce per interessarsi al suo lavoro; Sabina è invece irrequieta: in attesa di un bambino, non trova conforto né in Emila, sua amica d'infanzia (ora cieca  e da sempre innamorata di lei) né in Maria (Angela Finocchiaro) sua collega di lavoro. Certi incubi notturni le fanno sospettare che qualcosa di terribile è avvenuto quando lei era piccola , qualcosa di misteriosamente collegato con la sua prossima maternità. Decide  quindi di andare negli Stati Uniti  per incontrare Daniele (Luigi Lo Cascio) suo fratello maggiore....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autrice continua il discorso già iniziato in film precedenti: non crede nella famiglia-istituzione che finisce per soffocare la libertà affettiva e sessuale dei suoi componenti
Pubblico 
Maggiorenni
Anche se il tema dell'incesto viene trattato in modo serio e professionale, la visione di un padre e di una madre degenerati può creare turbamento nei più piccoli. Alcune sequenze di nudo e una scena prolungata di corteggiamento lesbico
Giudizio Artistico 
 
Film della maturità professionale di Cristina Comencini. Permane una certa tendenza a caricare la sceneggiatura di troppi temi. Ottimi tutti gli attori

Nella prima parte del film percepiamo attraverso una serie di indizi (gli incubi notturni collegati alla sua infanzia, la perplessità davanti a una foto dei genitori rimasta tagliata accidentalmente,  il turbamento provocato da una scena di violenza durante una seduta di doppiaggio) che qualcosa di oscuro è accaduto durante l'infanzia di Sabina e lo spettatore si trova implicato in una sorta di  giallo psicologico sul tipo di Marnie (1964) di Hitchcock:. tutta la nostra attenzione è rivolta a scoprire il male oscuro che si cela nel suo passato.

Nella seconda parte, quando Sabina parte per  Charlottesville in Virginia e riceve da suo fratello la confessione dell'incesto paterno subito da entrambi, prende il sopravvento il tema degli affetti familiari lacerati e di come si possa convivere con questa   "bestia" che a volte sia agita incontrollabile nel cuore dell'uomo e che finisce per   infettare anche chi ne è rimasto vittima. .Il baricentro della storia non diviene mai il padre  né viene dato nessun chiarimento su come quest'uomo abbia potuto condurre una simile doppia vita, affettuoso e sereno padre di giorno e mostro di notte. Viene sempre visto a distanza, spesso dal basso verso l'alto in soggettiva di bambina, né pronuncia parola. Ciò che interessa all'autrice è porsi nella prospettiva della vittima e indagare sull'effetto devastante che tale comportamento ha avuto su di lei.  Anche quando i due fratelli , attraverso una sincera e spietata confessione sapranno trovare la forza di rivolgersi  senza più complessi verso i loro figli (Daniele ne ha già due  mentre Sabina lo sta aspettando) ci sembra che non venga data una risposta sul perché di come tutto ciò possa succedere, ma ci troviamo di fronte a  un mostro muto che può albergare dentro di noi, che è lì e basta, un assunto inamovibile e irrazionale della nostra fragilità umana, non eliminabile né da chi ne è portatore né da chi gli sta vicino.

Anche se il tema principale del film è quello dell'incesto, la Comencini conferma una visione della famiglia che era già apparsa evidente nel precedente Il più bel giorno della mia vita (2001) : lei crede nei singoli rapporti bilaterali (prima di tutto madre-figlia, ma anche in quello fra fratelli) ma non nella famiglia come organizzazione sociale in sé, che anzi viene vista come struttura oppressiva nei confronti dei suoi componenti.
In entrambi i film l'amore uomo-donna, che ne dovrebbe costituire l'elemento fondante, segue logiche diverse: sotto la spinta di forze attrattive sessuali e sentimentali che sviluppano in modo imprevedibile e non imbrigliabile, esso è strutturalmente impossibilitato a costituire la base per una unità stabile.
Nel film del 2001 erano già presenti  vari tradimenti coniugali o desideri di tradimento; anche la componente omosessuale, già presente, è molto più sviluppata nel secondo: ampio spazio viene dato alla nascita del rapporto lesbico fra Emilia e Maria, proprio a confermare la visione dell'autrice sull'assoluta equipollenza fra i vari tipi di amori, in favore di una sessualità svincolata da una funzione procreativa e costitutiva di una coesione familiare. Quando nasce finalmente il bambino di Sabina, lei ritrova un po' di serenità e  sollecita Franco, che è andato a trovarla in ospedale,  ad andarlo a vedere  ma né i loro atteggiamenti né i loro dialoghi  lasciano intendere che l'evento li porterà a a stare più vicini o "addirittura" a unirsi in matrimonio, quasi che la maternità sia un "fatto privato" di Sabina..
La bambina protagonista  de Il più bel giorno della mia vita chiudeva il film dichiarando di :non aver  alcuna voglia di  sposarsi; unico suo auspicio era quello di potersi sentire  "madre" per sempre. E' questo il tipo di legame biologico che secondo l'autrice è l'unico ad avere il  diritto/dovere di indissolubilità.

Un colpo finale e decisivo allo spirito della famiglia è data  dalla figura della madre che compare ne La bestia nel cuore, forse più scellerata dello stesso padre: lei sa tutto ma quando sente dei tramestii nella camera dei ragazzi, non sa fare altro che emettere un sospiro sconsolato e quando  il figlio corre a chiedere aiuto alla madre, lei sa solo spiegarle che suo padre è una persona debole e che bisogna cercare di comunque di tenere la famiglia unita. E' indubbiamente difficile, al di là della finzione artistica, credere ad una madre capace di comportarsi in questo modo e questa frase limite (contrapporre in modo così antagonista  l'unità familiare con l'affetto materno) tradisce una goccia di veleno di troppo che è uscita dalla  penna dell'autrice contro la famiglia.

Il film appare l' opera più matura della Comencini , molto curata la sceneggiatura (tratta dal suo libro omonimo)  e ottima la recitazione di tutti.  Resta ancora la tendenza a mettere molta carne al fuoco (al plot principale si affiancano altri sub-plot non sempre coesi con il primo) anche se ridotta rispetto al film del 2001. La scena-madre di Sabina che sta per partorire da sola e senza aiuti su di un vagone ferroviario  fra urla angosciate e rottura delle acque ci appare inoltre una scivolata nel melodrammatico.

Il tema dell'incesto, alcune scene di nudo ed il dettaglio di un corteggiamento lesbico suggeriscono una visione ai soli adulti; anche se il tema dell'incesto è trattato con serietà, il film va destinato ha chi dispone  di  serenità di giudizio su questo tema molto reale ma anche delicato e non verso chi, ancora piccolo,  ha ancora bisogno dell' affetto materno e paterno come presupposto indispensabile per la propria crescita.

Autore: Franco Olearo


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