RISED BY WOLVES - UNA NUOVA UMANITA' (prima stagione)

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Titolo Originale: Rised by Wolves
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Sceneggiatura: Aaron Guzikowski
Produzione: Film Afrika, Lit Entertainment, Shadycat Productions, Scott Free Productions
Durata: 10 episodi di 50'
Interpreti: Amanda Collin, Abubakar Salim, Travis Fimmel, Niamh Algar, • Winta McGrath

Nel XXII secolo, la terra è stata devastata dalla guerra fra le fazioni degli atei e i mitraici, fedeli alla divinità Sol. Due androidi, chiamati Madre e Padre, si sono imbarcati su una navicella spaziale per raggiungere il lontano pianeta Kepler – 22b. Portano con sé 12 embrioni umani con cui iniziare una nuova, pacifica civiltà. Dopo dodici anni, solo un ragazzo, Champion, è sopravvissuto. Nel frattempo un’altra astronave ha raggiunto il pianeta: è costituita da fedeli dei dio Sol e intendono anche loro sviluppare una colonia di aderenti alla loro fede. Fra l’equipaggio c’è una coppia, Marcus e Sue, che hanno militato nel partito degli atei, ma che pur di lasciare la terra, hanno assunto, tramite plastica facciale, le sembianze di una coppia di mitraici…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Vengono ben evidenziate le virtù della genitorialità e dell’amicizia, quest’ultima soprattutto fra i più giovani, ma su tutto pervade un atteggiamento scettico verso l’uomo e sulla sua incapacità di correggere i propri errori
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene risultano impressionanti
Giudizio Artistico 
 
L’interpretazione di Amanda Collin nella sua ambiguità di donna robot che lascia trapelare sentimenti molto umani, è straordinaria e fa perdonare molte incompiutezze della serie

La Madre ha intorno a se Champion e gli altri giovani umani che è riuscita a sottrarre alla navicella mitraica da poco atterrata. E’ il momento di far loro un importante discorso. La missione per la quale si debbono sentire fortemente coinvolti – spiega Madre,- è quella di fondare su quel pianeta una nuova, pacifica e atea civiltà. A tutti quei ragazzi che ha davanti a sè che, tranne Champion, sono cresciuti nella fede nel dio Sol, ricorda loro che: “La fede nel non reale dona conforto alla vita umana ma la indebolisce al tempo stesso. La civiltà che state seminando qui sarà fondata sulla fede nel genere umano in se stesso. Non in una divinità immaginata”. Quando uno dei ragazzi le fa notare che la preghiera dona conforto, lei ribatte con gentilezza: “Magari una preghiera può far star meglio lo spirito; in realtà solo la scienza può farlo.  Non progrediremo mai se non ci opponiamo all’urgenza di cercare sollievo nella fantasia”.

Con questo lavoro Ridley Scott ha deciso, anche lui, di inserirsi nel settore emergente dei serial televisivi e lo fa da produttore (anche da regista ma solo per le prime due puntate).

Conosciamo tutti questo poderoso costruttore di atmosfere, ambientazioni, capaci di proiettarci in mondi futuribili e scuoterci con le nostre paure ataviche (Blade Runner, Alien) o portarci indietro in un tempo ancora per noi carico di significato (Il Gladiatore, Le Crociate, Robin Hood).

Le tematiche a lui care, nei film di fantascienza, ci sono tutte: fuggire con un’astronave dalla terra ormai distrutta alla ricerca di nuovi pianeti; androidi come protagonisti della storia; scene raccapriccianti dove esseri misteriosi prima si contorcono e poi “esplodono” al di fuori del corpo umano che li ospitava.

Ma Ridley Scott ha un’altra peculiarità: ci tiene a sottolineare come le varie religioni tuttora presenti nel mondo siano la causa di tutti i mali che hanno afflitto e affliggono il mondo. Tema chiaramente sviluppato in Le crociate e in parte in Robin Hood e che ora mette subito in chiaro, con il discorso che abbiamo riportato, fin dal primo episodio. Le frecciate che lancia Ridey Scott sono indirizzate prevalentemente al cristianesimo: in I crociati il “buono” era il feroce saladino; in Robin Hood venivano evidenziati i soprusi dei conventi-imprenditori e ora, in Rised by Woves, anche se i fanatici fedeli sono chiamati mitraici, si vede chiaramente che si fa riferimento a una religione dove ci si comunica con l’acqua e con il vino.

Alla fine, polemiche o no, il grande mago avrebbe potuto nuovamente incantarci con le sue magiche visioni/allucinazioni, eppure qualcosa, in questo serial, non ha funzionato. A iniziare dalla trama stessa, che forse sente il peso dell’impegno di prolungare il suo sviluppo su più episodi e su più stagioni. Ogni puntata cerca di portare una novità, una sorpresa inaspettata, ma ciò finisce per  causare una perdita del focus portante. I grandiosi scenari che sarebbe stato logico aspettarsi ancora una volta, sono qui ridotti all’essenziale, semplificati in zone aride costellate di profondi crateri. Ciò che maggiormente affievolisce la vis narrativa è la frequente perdita di identità dei protagonisti. La Madre ha notizie sconvolgenti su chi le ha impresso la sua identità; Marcus, ateo convinto, si converte a una forma estrema di mitraismo a causa di voci misteriose e segni che lo hanno turbato; anche il giovane Champion riceve continue rivelazioni. Questi fenomeni, più che accrescere il fascino del mistero, disorientano lo spettatore che finisce per perdersi nell’individuazione del proprio eroe.   La stessa vis polemica sulla contrapposizione fra ragione e fede, che poteva essere uno spunto interessante, si infrange proprio perché non si sa più bene chi stia dalla parte di chi. Solo l’istinto materno, negli umani come negli androidi, costituisce una forza  che unisce tutti e che non si affievolisce lungo il racconto. Ma noi percepiamo, grazie alla prodigiosa bravura di Amanda Collin che l’istinto di Madre è metallico, inculcato dal suo costruttore e quello paterno di Marcus si è trasformato in un’ossessione malata.  

Autore: Franco Olearo


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