TEHERAN

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Titolo Originale: Tehran
Paese: Isaraele
Anno: 2020
Regia: Daniel Syrkin
Sceneggiatura: Moshe Zonder
Produzione: Donna Productions, Shula Spiegel Productions, Paper Plane Productions
Durata: 8 episodi di 45'
Interpreti: Niv Sultan, Shaun Toub, Navid Negahban, Liraz Charhi

Tamar, una giovane israeliana di origini iraniana, è un’agente del Mossad che riesce a raggiungere Teheran sotto mentite spoglie per compiere una missione molto rischiosa: entrare nella centrale elettrica della città per disattivare il sistema dei radar di difesa iraniani e consentire agli aerei israeliani di colpire la centrale atomica. Tamar non riesce nel suo intento e deve cercare un rifugio in città mentre Faraz, il capo del controspionaggio iraniano, si sta muovendo sulle sue tracce...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La guerra è guerra e ogni sotterfugio, anche crudele, viene giustificato. Sullo sfondo, ci sono esseri umani che coltivano affetti familiari e che si innamorano, senza tener conto di barriere geografiche
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di comportamenti crudeli, persone torturate senza dettagli, uso di droga
Giudizio Artistico 
 
Molto ben sviluppati i personaggi principali, le puntate si mantengono cariche di tensione e di sorpresa; qualche risvolto della storia appare un po’ forzato

Fra i tanti vantaggi che offrono le narrazioni mediali (film, fiction TV) c’è quello di accrescere in noi, che stiamo seduti comodamente su di una poltrona, la conoscenza di quei mondi, da noi non troppo lontani, che sono devastati da divisioni, odio, conflitti. Con Crash Landing on You c’eravamo immersi nelle tensioni esistenti fra Corea del Sud e del Nord: con il pretesto di una simpatica storia d’amore, non venivano negati i problemi di quella regione ma ci veniva trasmessa la viva speranza per una prossima riunificazione delle due Coree.

Anche la televisione israeliana ci sta raccontando i conflitti nei quali è coinvolta e bisogna riconoscere che le sue produzioni sono realizzate molto bene. Dopo Fauda, sulle tensioni israeliano-palestinese, questo Tehran, ci parla della guerra non combattuta ma sicuramente dichiarata, tuttora esistente, fra Israele e Iran. Questi serial hanno delle caratteristiche peculiari: non sono affatto manichei, come tanti film che abbiamo visto sulla Seconda Guerra Mondiale, dove i nazisti sono cattivi cattivi mentre gli americani sono buoni buoni, ma da entrambe le parti ci sono personaggi disegnati a tutto tondo, che si prendono cura dei loro affetti familiari, che hanno momenti di debolezza come di coraggio, pur continuando a servire il loro paese. Un altro aspetto che dà valenza al racconto, è il suo procedere, che potremmo definire Stop and Go: come avevamo già apprezzato nelle sceneggiature di Vince Gilligan (Breaking Bad, Better Call Saul), i protagonisti si orientano verso un obiettivo ma poi qualcosa va storto e debbono rapidamente prendere atto delle mutate circostanze per muoversi in una nuova direzione. Se Tamar ha l’obiettivo di sabotare la rete antiaerea iraniana, gli eventi la costringeranno a concentrarsi soprattutto sulla propria sicurezza mentre Faraz, del controspionaggio iraniano, che si sta muovendo sulle sue tracce e sta quasi per raggiungerla, dovrà presto occuparsi dei suoi problemi familiari. Il risultato complessivo è notevole, ogni puntata viene seguita tutta di un fiato e non c’è modo di prevedere come andrà a finire questa guerra moderna che si svolge molto via Internet tramite cellulari criptati, dove per sabotare un sistema avversario non occorre fare pericolosi attacchi con armi da fuoco ma basta, con abilità di hacker, entrare nel computer giusto.

Non si tratta di un film d’azione ma la battaglia a cui assistiamo è tutta psicologica: i momenti di massima tensione intervengono proprio quando qualcuno deve convincere un’altra persona a dire o fare qualcosa, con le buone o le cattive.  Se Faraz deve convincere un prigioniero a parlare riesce a metterlo di fronte, con la forza deli fatti, all’evidenza delle sue bugie. Se Tamar deve convincere un ragazzo iraniano ma contestatore del regime, a fornirgli certe informazioni, il dialogo si fa serrato, passando dall’affettuoso al nobile impegno per un Iran migliore. 

E’ comunque indiscutibile che la produzine del serial sia israeliana e che gli iraniani siano i loro nemici nella finzione come nella realtà. La soluzione adottata, per trasferire su video questa situazione,  è quella di considerare gli iraniani un gentile e nobile popolo (così li descrive un ebreo che dall’Iran si è rifugiato in Palestina) ma che si trova sotto una dittatura ottusa e opprimente. Lo percepiamo in modo indiretto attraverso un tassista di Tehran che, conversando con Tamar, si lamenta della pesante crisi economica che il popolo deve subire, mentre chi è al potere pensa a costruire costose centrali nucleari. Similmente assistiamo a manifestazioni di giovani universitari che voglio più libertà mentre le ragazze non vogliono più portare il velo. Ciò ha inevitabilmente scatenato le reazioni dell’Iran che ha vietato la trasmissione del serial e lo ha definito un “affronto sionista”. Ironicamente, la palma del miglior attore va proprio a Shaun Toub, un attore persiano che recita la parte del capo del controspionaggio: è riuscito a delineare un personaggio scrupoloso e inflessibile nella sua professione ma legato da tenero affetto a sua moglie. Più incerto il personaggio di Tamar: nata in Iran da famiglia ebraica, non si comprendono bene  le ragioni per le quali si è votata a compiere rischiose missioni per il Mossad.

Se l’intrattenimento è assicurato, c’è qualcosa che stona in questo serial: si dà ampio spazio agli affetti familiari, si sviluppa anche una storia d’amore fra due giovani su fronti opposti ma poi, quando si passa al “lavoro” (di spionaggio o controspionaggio) ecco che assistiamo a torture, ricatti odiosi, rapimenti di familiari per costringere qualcuno a parlare, perfino l’uccisone di una persona innocente per il solo motivo di depistare l’avversario. “Anche la guerra ha le sue regole” dice una donna che è stata rapita per convincere il marito a cedere.

E’ come se ci fossero due realtà che si muovono in parallelo (anche se verso la fine assistiamo a una parziale convergenza): ciò che l’essere umano è, spontaneamente, in un contesto di pace e ciò che bisogna fare perché si appartiene a una nazione piuttosto che a un’altra. Indirettamente, il serial smussa parzialmente questa dicotomia presentandoci tanti personaggi che sono cresciuti a cavallo delle due nazioni: ebrei che sono nati in Iran e  viceversa.

Il serial è dispinibile su Appe+

Autore: Franco Olearo


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