CHIAMATEMI ANNA

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Titolo Originale: Anne with an "E"
Paese: CANADA
Anno: 2017
Sceneggiatura: Moira Walley-Beckett
Durata: tre stagioni, 27 episodi di 45' su Netflix
Interpreti: Amybeth McNulty, Geraldine James, R.H. Thomson, Dalila Bela, Lucas Jade Zumann

Nuova Scozia (Canada), fine '800. A tre mesi dalla sua nascita Anna Shirley resta orfana di entrambi i genitori. Da allora vive in diverse famiglie finché, giunta ai 13 anni arriva, per sbaglio, nella cittadina di Avonlea, sull’isola del Principe Edoardo, in casa di due anziani fratelli, Marilla e Matthew Cuthbert. Dopo l’iniziale diffidenza, causata dalla grande immaginazione della bambina nonché dalla sua parlantina, i due fratelli decidono di adottarla. Entrando a far parte della loro famiglia, inizia a fare i conti con la scuola, con le amiche, con il lavoro nella fattoria dei suoi genitori adottivi. Anche lì, il pregiudizio le gioca a sfavore e dovrà conquistarsi la fiducia di molte persone del vicinato e delle compagne di studi. Situazioni che l'accompagneranno sempre durante la sua crescita, i primi amori, la ricerca delle proprie origini. Tre stagioni molto movimentate.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial ci trasmette il valore dell’amicizia, il saper trasformare la sofferenza in empatia e accoglienza degli altri, tutto già presente nel romanzo originale ma vengono aggiunte altre tematiche tipiche del mondo moderno, presentate secondo ideologie a senso unico.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune tematiche non adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ben scelta e nella parte Amybeth McNulty, che interpreta la protagonista. Ottima la fotografia e la ricostruzione dell’ambiente rurale del Canada dell’800

Dopo le numerose trasposizioni cinematografiche, televisive e animate, è arrivata una nuova versione televisiva del romanzo Anna dai capelli rossi (tit. or. Anne of Green Gables) della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery. Le tre stagioni del serial sviluppano tre stagioni agricole: dalla primavera all’inverno di tre anni consecutivi (uno per stagione). Un vero e proprio “serial” di formazione, come è stato romanzo di formazione il testo di cui il serial è adattamento.

Uno dei pregi più grandi della serie è la fotografia: paesaggi molto belli e una sapiente scelta delle inquadrature che aiutano a metterli in risalto. Ambientata sull’Isola del Principe Edoardo (anche se girata in Ontario, sulla terraferma canadese), offre scorci stupendi della terra canadese in diverse stagioni: dai colori autunnali al bianco inverno, dalle fioriture primaverili ai vivaci colori estivi. Una bellezza che viene  amplificata dalle descrizioni fantasiose che la protagonista ama costruire. 

La vita, le consuetudini della realtà contadina sono ben ricostruite, viste attraverso lo sguardo innocente  di una tredicenne di fine ottocento, con tutte le fatiche, le gioie, le soddisfazioni che la terra può dare.

La recitazione dei giovani attori è credibile. La protagonista (interpretata da Amybeth McNulty) si presenta fin da subito come molto chiacchierona e ricca di immaginazione: aspetti che spesso infastidiscono il mondo degli adulti (e, a volte, anche lo spettatore), ma che permettono di scandagliare a fondo la sua personalità e aiutano a percepire quella sua innocenza che è rimasta intatta nonostante le prove a cui la vita l’ha sottoposta. Puntata dopo puntata e stagione dopo stagione se ne può apprezzare la maturazione nella personalità e nel carattere.

Gli anziani genitori adottivi, i compagni di scuola che poi diventano suoi amici e amiche, maturano insieme con lei. La narrazione procede senza fretta, consentendoci di apprezzare una definizione dei personaggi molto approfondita e articolata. Sono 27 episodi in tre stagioni che permettono allo spettatore di assistere al processo di uscita dall’infanzia e dall’adolescenza di Anna, Diana, Gilbert e gli altri loro amici per entrare nel mondo degli adulti.

Nonostante sia ben realizzato, il prodotto presenta alcuni punti critici. Si tratta di situazioni e di tematiche non presenti nel romanzo originale e che sono state aggiunte per effettuare una dubbia operazione di “modernizzazione” di questa storia che ha accompagnato la crescita di tante generazioni di ragazze.

Nella prima stagione, in più puntate, viene affrontato il tema della sessualità. Se la modalità e il linguaggio possono sembrare infantili, alludono di fatto a rapporti tra adulti (Anna racconta alle sue amiche quanto ha sentito in alcune famiglie adottive precedenti ai Cuthbert) ai quali non è estraneo l’esercizio della violenza. Vengono dedicate parti importanti di alcune puntate anche al menarca. Se fisicamente segna una tappa importante per la crescita del corpo femminile, la trattazione così come viene fatta nel serial, unitamente alle relative discussioni tra amiche, oltre a non aggiungere nulla al testo originale,  rende  il serial non più adatto al pubblico dei più piccoli.

Lascia, infine, un po’ sconcertati la scelta di utilizzare Anna per proporre riflessioni sui cosiddetti diritti civili (chiamati proprio così nella terza stagione). Se risultano inserite nel giusto contesto storico le considerazioni sul razzismo e sui diritti degli afro-americani (nella seconda stagione) o dei nativi americani (nella terza stagione), si possono considerare un po’ esagerati i toni su altre tematiche.

Anna sembra una femminista ante litteram (in particolare dalla seconda stagione in poi): dialoghi con le amiche (o con gli adulti che fanno parte del suo ambiente), qualche piccola “protesta organizzata”, una sorta di manifesto pubblicato sul giornalino della scuola. Un’aggiunta poco significativa perché  la storia originale già diceva molto riguardo all’energia, all’intelligenza, all’iniziativa femminile.

Infine, ciò che non manca mai in una serie originale Netflix, evidenti accenni all’omosessualità in diverse sfumature (nella seconda e nella terza stagione). Una coppia di donne ha vissuto per lungo tempo felice insieme, nascondendo la loro relazione ai rispettivi parenti;  un ragazzo che soffre perché la sua omosessualità non è accettata dagli altri, è vittima di bullismo e non potendo fare coming out con i suoi genitori,  ancora sedicenne, va a vivere per conto suo; infine, un altro giovane, non accettando la sua omosessualità, tenta di sposarsi per mascherare il suo disagio nei confronti di sé stesso e lo stigma sociale. Sono tutte sottotrame non presenti nel romanzo originale e se non possiamo che condannare ogni mancanza d rispetto nei confronti di queste persone, l’esito finale di questi racconti è sempre lo stesso: love is love, se c’è l’amore c’è tutto quello che serve per una vita felice (e chi non lo capisce è gretto e di mentalità ottusa).

Questi elementi, disseminati qua e là, presentati in modo apparentemente innocente perché mediati dallo sguardo sempre stupito di Anna, rendono il serial (in modo particolare la seconda e la terza stagione) abbastanza problematico per il pubblico di preadolescenti e adolescenti a cui dovrebbe essere indirizzato. Diventa quasi un sunto delle varie ideologie moderne da presentare alle nuove generazioni. Disponibile su Netflix

Autore: Francesco Marini


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