MESSIAH (prima stagione)

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Titolo Originale: Messiah
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: James McTeigue, Kate Woods
Sceneggiatura: Michael Petroni
Produzione: Industry Entertainment, Lightworkers Media
Durata: 10 puntate su Netflix
Interpreti: Michelle Monaghan, Mehdi Dehbi, John Ortiz, Tomer Sisley, Melinda Page Hamilton

Nel 2019 l’Isis ha ripreso potere e si appresta a occupare Damasco. La popolazione è terrorizzata ma un giovane predicatore sostiene che non hanno nulla da temere e che la città sarà salva, per volere di Dio. In effetti si forma subito dopo una tempesta di sabbia che tiene bloccate le forze dell’Isis per lungo tempo finché decidono di ritirarsi . Molte persone si convincono di trovarsi di fronte a un nuovo messia e duemila di loro, profughi palestinesi, lo seguono fino al confine con Israele, chiedendo di poter entrare in quella che considerano anche la loro terra. Tempo dopo troviamo il messia nel Texas dove riesce a salvare il pastore Felix, sua moglie e sua figlia da un terribile tornado e l’unico edificio a restare in piedi è proprio la sua chiesa. Anche negli U.S.A. grazie alle notizie apparse sui giornali e alla televisione, si diffonde l’idea che ci si trovi di fronte a un nuovo messia e si forma un vasto gruppo di seguaci, disposto a seguirlo ovunque. In effetti si forma una lunga carovana di macchine diretta, con lui in testa, verso Washington. Questo evolversi della situazione desta i sospetti di Eva Geller, agente della CIA, che inizia a indagare sul passato di questo personaggio misterioso, forse un sobillatore e un terrorista. Anche il Mossad si è insospettito e l'agente israeliano Aviram si è posto sulle sue tracce...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial non fornisce soluzioni ma stimola lo spettatore a porsi delle domande sul significato di una fede soprannaturale
Pubblico 
Adolescenti
Alcune minacce di torture a degli adolescenti, un rapporto amoroso con parziale nudità. Netflix: VM14
Giudizio Artistico 
 
Lo sceneggiatore Michael Petroni (la ladra di libri) è molto bravo nel calibrare, lungo le dieci puntate, colpi di scena e nuovi interrogativi. La messa in scena, in luoghi e popoli così diversi come nel Medioriente e negli Stati Uniti, è particolarmente efficace

Sono molti i film che hanno ipotizzato che Gesù, il Messia cristiano, tornasse ai giorni nostri, per immaginarsi cosa avrebbe detto alle persone smaliziate e indifferenti del mondo d’oggi. Nonostante le apparenze, non è questo il tema di Messiah, il serial disponibile su Netflix. Colui che si fa nominare in questo modo resta, fino alla fine, un personaggio misterioso e i suoi poteri taumaturgici appaiono volutamente ambigui. I suoi proclami al mondo sono pochi, se non un generico ascoltare Dio e prepararsi perché non c’è più tempo e a chi gli fa delle domande dirette, lui non dà risposte ma riesce comunque a mettere in imbarazzo l’interlocutore facendolo riflettere sul suo destino. Il tutto in un contesto moderno, dove chi detiene il potere dei media ha la capacità di modificare le opinioni che si stanno formando su di lui e dove il numero di  like su Instagram ha il suo valore anche per le foto che riguardano il messia.

Il suo volto è iconizzato in una espressione sempre uguale e non lo si vede mai pregare. Non è specificato a quale Dio faccia riferimento:  il suo non coincide con il Dio di nessuna delle tre religioni monoteiste, appare piuttosto espressione di un sincretismo fra le tre fedi; sicuramente  un Dio della pace, rivolto a tutti gli uomini della terra. Ma l’attenzione del serial va in tutt’altra direzione:  esplora l’animo dei vari personaggi presenti per indagare su come reagiscono di fronte a una persona che ha buone credenziali per esser creduto un messia.

Succede in Medioriente, dove la componente fanatico-religiosa è molto forte; accade negli Stati Uniti dove qualunque persona che si senta ispirata può attirare a se' un nugolo di seguaci, dando inizio a una nuova religione. Accade in singole persone, come la madre con la figlia malata di cancro che spera in una guarigione miracolosa, come la ragazza disillusa di tutto che cerca una nuova speranza a cui appellarsi, come Felix, il pastore protestante che trova finalmente un motivo per attirare fedeli nella sua chiesa. Ma sopratutto il serial interpella lo spettatore stesso, lo scuote di fronte a certi accadimenti molto simili a quelli che stanno avvenendo nel nostro instabile mondo  e lo invita a domandarsi: “hai bisogno anche tu in un messia che ti guidi nelle scelte della tua vita? Credi che tutto sia scritto nel libro divino e noi dobbiamo solo riconoscere e seguire il volere di Dio?".

A chi si sta illudendo nell’arrivo di un nuovo messia, si oppongono non coloro che si affidano al rigore della ragione (forse solo l’agente Eva si può inquadrare in questa caregoria) , ma piuttosto chi persegue una brutale ragion di stato, finendo per contrapporre alla predicazione del messia solo un altro credo, particolarmente brutale. Solo in questo contesto si può trovare una forma di analogia con il vero Messia di 2000 anni fa: chi agita le acque, chi raccoglie attorno a se’ seguaci fiduciosi in un nuovo destino, finisce per innescare reazioni violente in chi vuole conservare lo status quo non solo da parte di chi detiene il potere politico ma anche di chi ha la responsabilità di  capo religioso.

Il serial è ben realizzato anche se forse troppo ambizioso per tutta la carne che ha messo sul fuoco: ogni puntata ha la sua giusta dose di suspence e di imprevisti, le ambientazioni in Medioriente e negli Stati Uniti sono molto ben ricostruite (incluso un lodevole lavoro di casting),  i dialoghi in arabo e in ebraico sono riprodotti nella lingua originale con sottotitoli, per conferire maggiore realismo.

Il serial ha suscitato alcune  reazioni negative da parte dell’ambiente mussulmano. In particolare  la Royal Film Commission Giordana  ha richiesto di sospendere la distribuzione della serie nel paese. L’accusa è di offesa alla santità della religione, in particolare per i suoi riferimenti ad Al-Masih ad-Dajjal, corrispondente all’anticristo cristiano.

Anche alcuni siti cristiani americani si sono domandati se questo serial sia da considerarsi blasfemo (Christianity Today, Christianpost) e hanno percepito l’eco di Matteo 24, 6-13, quando dice, riguardo alla fine dei tempi  che “ molti verranno nel mio nome, dicendo: "Io sono il Cristo". E ne sedurranno molti” ma sostanzialmente non commentano negativamente il serial perché quel “messia” che compare è troppo diverso da Gesù Cristo.

Resta comunque un’opera di particolare significato perché esplora quella parte dell’uomo che potremmo chiamare “ragione non ragionata” , cioè quelle prese di posizione che assumono gli uomini non perché hanno sviluppato un ragionamento rigoroso ma perché hanno “percepito” con tutta la loro persona (cuore, mente, volontà) che un certo impegno sia degno di essere vissuto. Come diceva Pascal: "Il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce". Una “ragione” che può muovere interi popoli ancora oggi, con la consapevolezza che la fede senza ragione genera fanatismo e la ragione senza fede genera ideologie.

Autore: Franco Olearo


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