THE IRISHMAN

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Titolo Originale: THe Irischman
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: Steven Zaillian
Produzione: Fábrica de Cine, STX Entertainment, Sikelia Productions, TriBeCa Productions
Durata: 2019
Interpreti: Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel, Bobby Cannavale, Anna Paquin

Frank Sheeran, ormai vecchio e solo, scontata la sua pena in prigione, vive in un pensionato su una sedia a rotelle. Volge lo sguardo allo spettatore e inizia a raccontare la sua vita. Veterano della Seconda Guerra Mondiale, riprende la sua attività civile come autista di camion ma non disdegna di compiere qualche furto da ciò che trasporta. Viene notato da Russell Bufalino, boss della mafia di Filadelfia, che lo ingaggia come suo uomo di fiducia per operazioni delicate (inclusa la funzione di sicario). Come segno di stima, lo presenta a Jimmy Hoffa, il capo carismatico del più potente sindacato americano, quello dei camionisti. Ne diventa presto il guardiaspalla più fidato ma intanto Hoffa diventa il bersaglio preferito del nuovo ministro della Giustizia, Robert Kennedy...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Martin Scorsese è capace di farci vivere, con molto realismo, all’interno della logica della malavita americana ma nonostante gli omicidi, le falsità, i tradimenti non ci sono forme di redenzione né riscatto fra i protagonisti perché domina un senso dell’ineluttabilità del fato e le cose vanno come debbono andare. Solo verso la fine si intravede l'avvicinamento alla fede di uno dei protagonisti.
Pubblico 
Maggiorenni
Una sequenza di pestaggio violento
Giudizio Artistico 
 
Una ricostruzione impeccabile, degna della firma di Scorsese e di tre mostri del cinema come De Niro, Al Pacino, Joe Pesci . Ma nel film prevale il meccanismo di leggi spietate, che pone in secondo piano l’umanità dei personaggi

Frank e Russell Bufalino, seduti al tavolo di un bar, iniziano a entrare in confidenza.  Scoprono di potersi scambiare un po’ di parole in italiano: il mafioso perché è originario di Catania mentre Frank, che è un irlandese purosangue, ha imparato qualche parola d’italiano durante la guerra, quando è sbarcato a Salerno e poi ad Anzio. Più volte ricorre nel film il riferimento alla guerra: è lì che Frank ha imparato a usare gli esplosivi ma anche a eseguire ordini sporchi, come quello di fucilare prigionieri tedeschi. Bufalino lo sceglie come suo uomo di fiducia. Per Frank non si tratta solo di guadagnare soldi ma di un rapporto da uomo a uomo, fatto di stima e di rispetto. E’ proprio Frank che, restando nell’ombra, gregario ubbidiente che non ha mai fatto uno sgarbo a nessuno, è riuscito a restare vivo e ora ci può   raccontare la storia della mafia americana nei decenni tumultuosi che vanno dall’elezione di Kennedy fino al 1975, quando Jimmy Hoffa scomparve misteriosamente,

Scorsese sembra voler dire l’ultima definitiva parola sui film di mafia, quando ormai lui, Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci hanno superato i settanta e molto probabilmente non vedremo più lavorare  “questi bravi ragazzi” nello stesso film.  Si tratta di un racconto fiume di tre ore e mezza, ricavato dal saggio: L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa di Charles Brandt, sviluppato con gravità e malinconia come si addice a persone mature (a poco serve il ringiovanimento dei volti operato dalla CG). In questo film non ci sono né protagonisti giovani né donne, non viene adottato un montaggio frenetico come in The Wolf of Wall Street ma c’è la tranquilla compostezza di un’opera classica.

Eppure ogni dialogo, ogni incontro fra due uomini è carico di tensione, perché sono dialoghi e incontri di mafia e Scorsese ha una lunga esperienza su come gestirli. Se un boss si dice preoccupato per il comportamento di un “collega” vuol dire che deve morire, a meno che si affretti a chiarire: “non in quel modo” per intendere forme alternative come l’intimidazione. Se due boss alzano i toni nella discussione, c’è da aspettarsi che presto uno cercherà il modo di uccidere l’altro. Ci sono però i “saggi” come Bufalino, che non sono irruenti come gli altri, che non perdono mai il controllo, e poi alla fine sono gli unici che finiscono per morire nel loro letto. Altro canone mafioso confermato è il rispetto per l’istituzione familiare ma soprattutto i figli, perché la moglie può essere anche cambiata.

A vedere bene il vero protagonista di questo film-epopea è proprio questa “società” che si regge su regole inviolabili e i tre protagonisti, intepretati da De Niro, Al Pacino, Joe Pesci non sono dei personaggi dai quali ci si può aspettare qualche trasformazione nel tempo, ma dei caratteri a tipologia fissa (il freddo, l’irascibile, il prudente). E ciò che strazia e quindi scuote lo spettatore è proprio la scoperta della progressiva disumanizzazione a cui i tre vanno incontro.

E’ un aspetto che impatta profondamente sulla prospettiva etica del film. Frank, impegnato a fare il lavoro più sporco, che arriva anche a uccidere, quando glie lo chiedono, i suoi migliori amici, ha il lungo tempo della vecchiaia per riflettere su ciò che ha commesso e per cercare di dargli un senso. L’ex sicario ha anche l’opportunità di confessarsi e alla domanda del sacerdote se prova rimorso, Frank confessa di non percepire questo sentimento. Successivamente, nell'ultima sequenza, Frank sembra tornare alla fede. Un riferimento troppo fragile per comprendere si si è realmente convertito o ha avuto  un approccio superstizioso: "non si sa mai"..Troppe volte lo abbiamo sentito riflettere sul fatto che le cose vanno come debbono andare, regolate da leggi spietate e immutabili: lui ha fatto ciò che andava fatto per obbedienza, per se stesso, per la sua famiglia. 

Scorsese sa bene che ogni coro ben composto ha bisogno di controcanto e lo ha introdotto nella figura di Peggy, la figlia di Frank.  E’ una ragazza intelligente che fin da piccola capisce che suo padre, quando esce tardi la sera o quando lo scopre troppo pensieroso al suo ritorno, ha commesso qualcosa di sbagliato. E’ un personaggio che non parla mai durante tutto il film ma il suo silenzio pesa come un macigno.

Scorsese conferma la sua altissima professionalità, i tre protagonisti sono, come al solito, dei mostri di bravura ed è da applaudire in modo particolare la selezione del casting, con tante tipologie di italoamericani

Autore: Franco Olearo


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