SOLO COSE BELLE

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Titolo Originale: Solo cose belle
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Kristian Gianfreda
Sceneggiatura: Andrea Valagussa
Produzione: Coffeetime Film, Sunset Produzioni
Durata: 84
Interpreti: Idamaria Recati, Luigi Navarra, Giorgio Borghetti, Barbara Abbondanza

In un paesino vicino Rimini la vita scorre serena grazie anche alla buona amministrazione del sindaco Corradini. Benedetta, di sedici anni, si sente un po’ stretta nel suo ruolo di figlia del sindaco, costretta a dimostrare di essere la prima in tutto. Un giorno sono in molti ad accorgersi che qualcosa di significativo ha disturbato la quiete del paese: il vetusto palazzo Corbucci è stato donato dalla defunta proprietaria all’Associacione Papa Giovanni XXIII che lo ha adibito ad alloggio di una casa famiglia. Una coppia di sposi si prende cura di ragazzi e adulti con handicap, di un immigrato congolese, di una ragazza madre e di Kevin, una ragazzo condannato per furto, che presta assistenza a questa insolita famiglia come pena alternativa. Il sindaco Corradini si trova presto di fronte a due grossi problemi: il partito all'opposizione lo invita a ripristinare il decoro della cittadina espellendo i nuovi arrivati mentre sua figlia Benedetta si è addirittura innamorata di Kevin...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta come l’accoglienza, il calore di tante case famiglia presenti nel mondo riescano a porre le basi per una “seconda volta” per chi ha sbagliato. Il gesto generoso di una coppia di sposi che dedicano la loro vita a prendersi cura di ragazzi difficili o con handicap
Pubblico 
Pre-adolescenti
Turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Un film con un buon taglio professionale e una buona caratterizzazione dei personaggi, ad eccezione dei due giovani protagonisti

Il sindaco Corradini è angosciato. Sua figlia non si trova più. Forse è andata da qualche parte con il ragazzo Kevin. Non gli resta che andare direttamente nelle “tana del lupo”: la casa-famiglia che tanti problemi sta arrecando al paese ma sopratutto a lui, come padre. Lo vediamo quindi nella cucina di palazzo Corbucci in un colloquio a tu per tu con Roberto, il padre adottivo di tutti quei ragazzi “complicati”. “Io sono qui per mia figlia – esordisce il sindaco – che ha deciso di fare la ribelle nel momento sbagliato”. “Quando uno si ribella cerca qualcosa”: gli risponde Roberto. Il discorso si sposta inevitabilmente su Kevin, il ragazzo condannato per furto  e che “sta avendo una pessima influenza su mia figlia”: incalza il sindaco. “Dipende dalle possibilità che gli diamo” ribatte Roberto, aprendo così il tema di quanto sia importante concedere una seconda possibilità a chi ha sbagliato. Il sindaco non ci crede e a questo punto Roberto gli confida la sua esperienza personale: “io ho rubato a tutti e quando tutti mi hanno abbandonato, mi ha trovato un prete, don Oreste [don Oreste Benzi]. Io pensavo di fregare lui e lui ha fregato me. Le persone cambiano quando meno te lo aspetti”. Il sindaco riflette un poco ma poi risponde: “si, ma per uno che cambia mille rimangono fuori”.

Questo dialogo costituisce il “nocciolo duro” del film.  Certamente il tono di tutto il racconto è scherzoso, ricco di personaggi divertenti, uno stile necessario per non trasformare un messaggio positivo in una predica; c’è inoltre l’intesa romantica fra Benedetta e Kevin per far emozionare gli spettatori più giovani ma l’interrogativo morale che scuote i protagonisti del film e quindi gli stessi spettatori è proprio questo: val la pena concedere una seconda volta a chi ha sbagliato oppure ognuno di noi è come condannato ad essere quello che è, senza speranza di un cambiamento?

Naturalmente non riveliamo nulla del finale ma lo sceneggiatore Andrea Valagussa (Don Matteo, Un medico in famiglia, A un passo dal cielo, che Dio ci aiuti,) è stato abile nel non trasformare questo film  in una favola edificante e se da una parte non nasconde le reali  difficoltà di chi si impegna verso coloro che hanno sbagliato, dall’altra tiene alta la speranza che ogni persona possa  venir convertita al bene.

Diciamo la verità: sono non pochi i film o serial TV che si impegnano a trasmettere il messaggio cristiano (in Italia storie di santi, in U.S.A. i Christian film) ma riguardo alla qualità, spesso bisogna sorvolare con un sorriso bonario, verso alcune loro debolezze strutturali. Non è il caso di questo film che si pone molto dignitosammente all’interno del ricco filone della commedia italiana e il tema è stato trattato con competenza e professionalità. Merito del regista Kristian Gianfreda, che vanta una lunga esperienza, raccontata con il mezzo audiovisivo,  sulle case famiglia delle Comunità Papa Guovanni XXIII ma sopratutto dello sceneggiatore Andrea Valagussa, che ha fatto un lavoro accurato di colorazione dei personaggi secondari (divertente la coppia costituita dal poliziotto grasso e della macellaia, così come il sacerdote burbero ma pratico) e a ricostruire  il piccolo ambiente sospettoso e pettegolo di una cittadina di provincia.  

Peccato che sia mancata una  adeguata costruzione della liason amorosa fra Benendetta e Kevin:  i momenti in cui li vediamo assieme e gli scarni dialoghi non riescono a farci percepire le motivazioni di una possibile  “chimica” fra di loro

L’associazione Giovanni XXIII è stata fondata nel 1968 da don Oreste Benzi e e oggi è diffusa in 42 nazioni, con 300 case famiglia solo in Italia e con tanti giovani (e non giovani), volontari.

Autore: Franco Olearo


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