INSTANT FAMILY

 
Titolo Originale: Instant Family
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Sean Anders
Sceneggiatura: Sean Anders
Produzione: PARAMOUNT PICTURES
Durata: 118
Interpreti: Mark Wahlberg, Rose Byrne, Gustavo Quiroz, Octavia Spencer

Pete e Ellie Wagner sono una coppia sposata da diversi anni. Hanno sempre rinviato la decisione di diventare genitori e lui ha un timore: se avessero un figlio adesso, sarebbero troppo vecchi per gestirlo nell’età più critica, quella dell’adolescenza. Pete però ha un’idea: perché non adottare un figlio che ha già cinque anni o anche più?. L’idea piace a Ellie ma quando ormai si sono decisi ad adottare Lizzi, una ragazza sudamericana di 15 anni, scoprono ha anche due fratelli più piccoli dai quali non si vuole separare: Juan e Lita. I coniugi si trovano davanti a un bivio: o tutti e tre o nessuno….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una coppia mostra un grande affiatamento e rispetto reciproco, che consente loro di affrontare insieme un progetto bello e generoso ma complesso come quello di adottare tre bambini. Il film mostra, in modo acritico, l‘estensione del diritto all’adozione, presente nella legislazione di certi stati americani, anche a persone single e a coppie omosessuali
Pubblico 
Pre-adolescenti
Il linguaggio è a volte esplicito
Giudizio Artistico 
 
Il film scorre con scioltezza e ironia ma ciò non impedisce al regista di mostrare con realismo le difficoltà in cui si può incorrere nell’ adottare ragazzi non più piccoli

Ci sono delle storie che ci presentano personaggi e fatti inventati anche se verosimili. Altri, come questo Instant Family esprimono un’esperienza realmente vissuta, in questo caso dallo stesso regista Sean Andrers, e la differenza si vede. Il tono del film è da commedia, ci sono molte situazioni divertenti, soprattutto quando la casa si riempie dei tre ragazzi scatenati ma il film è molto serio quando ritrae in dettaglio la progressiva trasformazione dei due protagonisti, che passano da una impostazione idealista e un po’ superficiale alla cocente delusione di scoprire che ad ogni piccolo progresso c’è una immediata regressione il giorno dopo, fino a meditare di riportare i tre ragazzi all’orfanatrofio. Una decisione che però cozza con il loro sentirsi sempre più maturi e responsabili, perché hanno il coraggio, ad ogni sconfitta, di ripartire daccapo, sempre più coinvolti in questa avventura che sta dando spessore alla loro esistenza.

Non si parla di fede nel film, ma il modo con cui Pete e Ellie, assieme ai loro familiari, festeggiano il Natale tenendosi per mano, la sensibilità con cui guardano questi bambini dell’orfanatrofio, nel momento della scelta, spesso dalle vite ferite da abusi e dall’abbandono dei genitori, denota una sensibilità che rimanda a una formazione cristiana.

L’aspetto più bello del film è l’affiatamento della coppia: nessuno dei due è disposto a prendere una decisione senza il consenso dell’altro. Discutono spesso sul da farsi, di fronte a una situazione così delicata, ma entrambi, pur con idee diverse, guardano solo al bene della loro nuova famigliai. Il film è interessante anche perché mostra, in situazioni così delicate, il valore del sostegno dell’intera famiglia, madri, padri e sorelle anche se spesso con qualche costruttivo bisticcio. E’ proprio la madre di lui, in questo caso, ad avere una visione e una sensibilità “fuori dalle parti” che risulta decisiva per ricomporre i dissidi con la ribelle Lizzy.

Anche le due signore dell’agenzia incaricata per le adozioni (una di queste è interpretata da Octavia Spencer) svolgono un ruolo importante e le periodiche tavole rotonde fra i potenziali genitori per scambiarsi esperienze e avere consigli, tradisce l’esperienza che lo stesso regista ha avuto.

Fra i candidati genitori, coerentemente con le leggi della maggior parte degli stati U.S.A. troviamo anche una coppia di omosessuali e una signora single. Il regista non manifesta nessuna particolare presa di posizione nei confronti di questa concezione allargata dei requisiti di adottabilità; non manca però di esprimere una certa ironia nei confronti della donna single che si ostina a cercare un ragazzo robusto perché lo vuole far diventare un campione sportivo. In questo caso il regista ci vuole ricordare il pericolo latente che si cela sotto certe aspirazioni all’adozione: soddisfare i propri desideri invece di porsi al servizio del bambino.

Autore: Franco Olearo


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