TRIPLICE INGANNO

Titolo Originale: Les Brigades du Tigre
Paese: Francia
Anno: 2006
Regia: Jerome Cornuau
Sceneggiatura: Xavier Dorison, Fabien Nury
Durata: 125'
Interpreti: Clovis Cornillac, Diane Kruger, Stefano Accorsi, Eduard Baer

Parigi 1912. La capitale francese sta per diventare teatro di un evento storico: la firma della Triplice Intesa fra Francia, Inghilterra e Russia. A cercare di impedire questo evento c'è un'organizzazione anarchica, la banda Bonnot e la comunità degli emigrati russi, desiderosi di smascherare il regime oppressivo  del loro paese. Di fronte a tanti pericoli non resta che far intervenire la Brigata del Tigre, corpo speciale di Polizia espressamente voluto da Georges Clemenceau....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La squadra vince, ma i metodi sono alquanto brutali e spesso illegali
Pubblico 
Adolescenti
Qualche colluttazione violenta, una scena con ferite raccapriccianti
Giudizio Artistico 
 
La pellicola,soddisfa pienamente le esigenze di spettacolo (sparatorie e inseguimenti, costumi sfarzosi, il divismo dei protagonisti) ma molto limitati sono gli sforzi per dare maggiore profondità ai personaggi.

La Francia dell'inizio del secolo scorso soffriva, come conseguenza del suo tumultuoso sviluppo industriale, di un aumento incontrollato della criminalità organizzata. La polizia, aveva all'epoca un'organizzazione cantonale ed era impreparata ad affrontare questa nuova minaccia. Nel 1907 Georges Clemenceau, allora Ministro degli Interni, organizzò dei  Corpi speciali di Polizia che riportavano direttamente al Ministero e che furono chiamate Le brigate del Tigre (dal soprannome che era stato dato a Clemenceau). Questo corpo era costituito da personale specializzato addestrato alla boxe e al combattimento con il bastone e adottava tecniche di indagine allora innovative: l'analisi delle impronte digitali e il riconoscimento tramite identikit, senza contare l'uso sistematico dell'automobile e del telefono. In pochi anni le brigate conseguirono successi spettacolari e  da quel momento fu chiaro che la polizia poteva essere efficace solo se nazionale e dotata delle attrezzaturepiù moderne.

Les brigades du tigre (titolo originale del film) è anche il nome di un fortunato serial televisivo che andò in onda in Francia nel periodo 1974-1983 e che ebbe un successo paragonabile agli altri serial ormai considerati dei  cult come Belfagor, Vidoq o Il commissario Maigreit. Il segreto stava nel mischiare due generi: quello poliziesco, sempre molto amato e quello storico: in particolare non poteva non lusingare l'orgoglio nazionale la rievocazione della favolosa Ville Lumière di inizio secolo, all'epoca baricentro anche della politica internazionale. 

Il film che porta lo stesso titolo è un condensato della serie e in particolare si concentra sull'anno 1912, anno della firma della Triplice Intesa, evento intorno al quale si addensano tutti le tensioni nazionali e internazionali: dal movimento anarchico alle rivendicazioni dei fuoriusciti russi, prodromi della rivoluzione che li a poco sarebbe scoppiata. Se da una parte i "buoni" sono rappresentati dal commissario Valentin ( Clovis Cornillac) e la sua squadra, il cattivo (anzi la cattiva) assume l'aspetto inquietante di una bella principessa russa impegnata in un rischioso doppio gioco (Diane Kruger) e  nientemeno  che la polizia di prefettura, invidiosa dei  successi della squadra.

Il molti euro che sono stati investiti per realizzare questo film si vedono tutti e soddisfano pienamente le esigenze dello spettacolo, senza ricorrere eccessivamente alla computer grafica, come era accaduto a Una lunga domenica di passioni (2004) : sparatorie,  lotte corpo a corpo, inseguimenti per i mercati di Parigi, sfarzo di costumi all'Opera di Parigi e inoltre, elemento di attrazione non trascurabile, una buona dose di divismo grazie alla presenza di Diane Kruger che dopo aver interpretato Elena in Troy, buca lo schermo confermandosi adatta a ruoli regali: in questo caso di principessa russa.

Per godersi lo spettacolo bisogna molto perdonare alla sceneggiatura, che mette continuamente a repentaglio la nostra credibilità (a cominciare dal personaggio della principessa russa che parteggia per i rivoluzionari per finire con l'improbabile bacio fra lei e il commissario, irrimediabilmente su fronti opposti).

Quello che è più difficile da perdonare  è la mancanza di uno sforzo maggiore per dare profondità ai personaggi: lo si vede di riflesso attraverso Stefano Accorsi, che risulta sprecato in una particina appena abbozzata.

Autore: Franco Olearo


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