ALPHA – UN’AMICIZIA FORTE COME LA VITA

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Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Albert Hughes
Sceneggiatura: Daniele Sebastian Wiedenhaupt
Durata: 96
Interpreti: Kodi Smith-McPhee, Jóhannes Haukur Jóhannesson, Natassia Malthe

In epoca paleolitica, Keda, figlio del capotribù Tau, viene giudicato dal padre abbastanza maturo per accompagnare gli altri uomini nel villaggio nella battuta di caccia necessaria a procurare il cibo per l’inverno. Durante un incontro ravvicinato con una mandria di bisonti della steppa, Keda cade giù da un dirupo. Creduto morto da suo padre e dal resto della tribù, si ritrova solo e stringe amicizia con Alpha, un lupo grigio. Il legame tra il ragazzo e il lupo diventerà sempre più forte e darà a Keda la forza di affrontare il lungo e difficile viaggio verso casa…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'amicizia fra un giovane e un cane lupo, l'affetto di una madre, sono gli unici valori che sembrano presenti in un mondo dove si lotta per la pura sopravvivenza
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di tensione e di violenza contro gli animali, in accordo con il genere e la scelta dell’ambientazione
Giudizio Artistico 
 
Alpha fatica a trovare una sua precisa collocazione non tanto di genere, quanto piuttosto di pubblico a cui si rivolge e si avverte l’assenza di una vena comica che avrebbe reso il film meno cupo

Alpha è, innanzitutto, una classica storia di formazione, in cui un ragazzo buono ma inesperto deve affrontare una serie di prove per dimostrare di essere diventato adulto e capace di cavarsela da solo. La posta in palio, in questo caso, non è tanto l’ammissione a pieno titolo all’interno della tribù, quanto piuttosto la possibilità di tornare a casa e di abbracciare i propri cari. Fulcro della trama è, ovviamente, il legame di amicizia che lega Keda e Alpha e che richiama, a tutti gli effetti, quello tra un cane e il suo padrone (per certi versi, il film si propone proprio di raccontare il primo rapporto di questo tipo nella storia).

Il tema della relazione tra un uomo e un animale, spesso selvatico, su uno sfondo altrettanto selvaggio non è certo innovativo. Si pensi, ad esempio, alle varie versioni de Il Libro della Giungla - recentemente riportato sul grande schermo dalla Disney, con la regia di Jon Favreau (2016) - e alla fortunata trilogia francese di Belle e Sébastien, in cui il rapporto tra un bambino e un cane selvatico si snoda sullo sfondo di uno sperduto villaggio dei Pirenei.

Nel caso di Alpha, la “novità” sta essenzialmente nella scelta dell’ambientazione preistorica.

Purtroppo, né il setting né il tentativo di raccontare la storia con un tono piuttosto secco e realistico riescono nel loro intento. Il sapore del già visto è dietro l’angolo, a partire dai personaggi secondari. Un esempio tra tutti, i genitori di Keda: lui, rigido e severo capo villaggio, mette il bene della tribù al primo posto; lei, invece, madre amorevole, si preoccupa costantemente per il figlio, di cui conosce il “cuore gentile”. Nulla di sbagliato, certo, ma il rischio (non del tutto evitato) è che l’archetipo si trasformi in stereotipo.

Il problema maggiore, però, è che Alpha fatica a trovare una sua precisa collocazione non tanto di genere, quanto piuttosto di pubblico a cui si rivolge. Da una parte, infatti, il film sembra respingere una platea di famiglie e bambini, abbondando, specie nella prima parte, di scene piuttosto crude e violente e rifiutando la componente favolistica che una storia di questo tipo potrebbe portare con sé. Dall’altra, la mancata esplorazione dei personaggi e un uso un po’ ingenuo degli effetti speciali (che attingono a piene mani ai chiaroscuri e ai cieli fiammeggianti) non convincono neanche lo spettatore adulto, che finisce per non comprendere la chiave di lettura necessaria ad accostarsi al film. Si avverte, inoltre, il peso della totale assenza di una vena comica, a cui si sarebbe potuto facilmente attingere nello sviluppo del rapporto umano-lupo e che invece viene rifiutata in toto, allo scopo, probabilmente, di rispettare quello che è il vero messaggio del film: “La vita non è un diritto. Va guadagnata”.  Che sia vero o no, forse ci sarebbero state strade più originali e modi più convincenti per trasmetterlo.

 

Autore: Cassandra Albani


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