NON E' MAI TROPPO TARDI

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Titolo Originale: The Bucked List
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Rob Reiner
Sceneggiatura: Justin Zackham
Produzione: dan Meron e Reiner Greisman per Warner Bros. Pictures
Durata: 96'
Interpreti: Jack Nicholson, Morgan Freeman

L’amabile e colto meccanico Carter Chambers e l’irascibile miliardario Edward Cole si trovano a condividere una stanza di ospedale e la stessa ferale diagnosi: un cancro incurabile in fase terminale, che lascia ad entrambi non più di un anno di vita. Quando Edward scopre una lista di cose da fare prima di morire stesa da Carter decide di farla sua e coinvolge il nuovo amico in una girandola di esperienze estreme e divertenti che dia modo ad entrambi di assaporare la vita prima di perderla. Il viaggio intorno al mondo e l’amicizia tra loro cambieranno profondamente entrambi e li porteranno con animo diverso ad affrontare il destino che li aspetta.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film manca del minimo di realismo che un modo di affrontare seriamente il suo tema e il rispetto di chi realmente ha vissuto, da protagonista o “comprimario” il dramma della malattia, avrebbero richiesto.
Pubblico 
Adolescenti
Qualche allusione e battute a sfondo sessuale.
Giudizio Artistico 
 
Il film rivela in realtà piuttosto deludente e privo di verve, nonostante la bravura di due mostri sacri come Jack Nicholson e Morgan Freeman

Sulla carta, l’idea di affrontare con ironia e umorismo insieme  un tema “pesante” come un cancro terminale (in genere relegato ai melodrammi femminili in stile Voglia di tenerezza) deve essere sembrata una sfida irresistibile ai produttori. La possibilità di affiancare nel ruolo di protagonisti due mostri sacri come Jack Nicholson (nella parte, a lui congeniale, di un miliardario istrionico, irascibile ed egoista) e Morgan Freeman (meccanico coltissimo con aspirazioni da professore di storia frustrate dalle circostanze della vita) deve averli definitivamente convinti della bontà dell’idea.

Il film di Rob Reiner, che ci aveva abituato a ben altre sottigliezze in Harry ti presento Sally  o Storia di noi due,  si rivela in realtà piuttosto deludente e privo di verve, oltre che del minimo di realismo che un modo di affrontare seriamente il suo tema e il rispetto di chi realmente ha vissuto, da protagonista o “comprimario” il dramma della malattia, avrebbero richiesto.

I due malati terminali, infatti, pur essendo reduci da interventi invasivi, pesanti cure di chemioterapia e imprecisate altre terapie sperimentali, e avendo ricevuto una prognosi infausta di sei mesi o al massimo un anno, sono tanto arzilli da potersi permettere lanci con il paracadute, gare in macchina su percorsi agonistici, con tanto di salti e scontri, viaggi in giro per il mondo e ascensioni sull’Himalaya. L’affermazione un po’ affrettata del medico curante che si tratta di un cancro “a-sintomatico” ha il sapore di certi escamotage da telefilm anni Settanta (ce n’era anche uno in cui il protagonista, condannato da una malattia incurabile, risolveva ogni sorta di casi in attesa che la triste mietitrice venisse a reclamarlo) e comincia fin da subito a minare la fiducia dello spettatore nella credibilità del prosieguo.

Non aiuta nemmeno il fatto che la condizione per realizzare la ‘lista del capolinea’ del titolo originale (filosofica definizione per l’insieme degli scopi più o meno concreti o metaforici da raggiungere prima della morte) sia che almeno uno dei coinvolti sia un multimiliardario con jet privato e casa in Riviera a disposizione e una disponibilità apparentemente infinita di denaro.

Il fatto che gli sfondi delle allegre peregrinazioni dei morenti (la savana africana, il Taj Mahal, il già citato Himalaya, le piramidi, giusto per restare lontani dai cliché) siano tutti dipinti o ricostruiti al computer aggiunge un tocco di triste pacchianeria all’insieme.

Va da sé che i due protagonisti hanno, come da copione, caratteri e storie opposte: se Carter è circondato da una famiglia (fin troppo) amorevole, cui ha sacrificato i suoi sogni, è fedele alla moglie (che tuttavia non ci mette molto ad abbandonare per concedersi una botta di vita prima della fine), Edward è un solitario misogino (ha avuto quattro mogli, nessuna delle quali significativa, e sembra avere come unica compagnia fissa l’assistente), che non si nega nulla ma che custodisce nel passato un doloroso scontro che l’ha allontanato dall’unica figlia.

Carter, aggiungiamo, è un uomo di fede (anche se questo particolare non sembra interagire granché con la sua attuale condizione e l’unica religione da lui citata esplicitamente è quella egiziana), mentre Edward è un agnostico convinto. Anche questa contrapposizione, però, ha qualcosa di meccanico, come pure i discorsi su morte, sepolture e aldilà che contrappuntano i viaggi dei due e il rischio è di sentirsi catapultati in uno di quei racconti strappalacrime in stile Readers’ Digest solo virato al maschile.

Sarà per questo che non riusciamo a credere fino in fondo al cambiamento dovuto alla reciproca influenza descritto dalla voce fuori campo di Carter e dalle parole di Edward al funerale dell’amico; un cambiamento che si traduce unicamente nel ritrovato rapporto tra Edward e la figlia o nella riscoperta della passione coniugale un po’ spenta per Carter. Il suggestivo finale con sepoltura in alta quota (condita di ironiche ma positive considerazioni sui destini ultimi dei due protagonisti) avrebbe meritato un film più adeguato come prologo, ma probabilmente è la ragione del passaparola positivo che ha guadagnato alla pellicola un ottimo esordio nel botteghino americano.

Autore: Franco Olearo


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