INDEPENDENCE DAY: RIGENERAZIONE

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Titolo Originale: Independence Day: Regeneration
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Roland Emmerich
Sceneggiatura: Roland Emmerich, Dean Devlin, Nicolas Wright, James A. Woods, James Vanderbilt
Produzione: TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION
Durata: 159
Interpreti: Liam Hemsworth, Jeff Goldblum, Bill Pullman, Maika Monroe, Travis Tope, Charlotte Gainsbourg

Sono ormai passati venti anni da quel 4 luglio che vide la terra pericolosamente minacciata da un popolo di alieni e quasi miracolosamente salvata dall’ardimento di pochi e dalla guida del presidente Thomas J. Whitmore. Il mondo intero, ora che tutti i popoli si sono uniti sotto un unico presidente, si appresta a celebrare quella vittoria ma la festa viene ben presto interrotta dall’arrivo di una gigantesca nave spaziale che in breve tempo riesce a distruggere tutte le difese terrestri e si appresta a perforare la crosta terrestre per annullarne il campo magnetico e condannare gli umani a una fine certa. Non resta che fare affidamento su coloro che avevano affrontato e risolto la situazione vent’anni prima: lo scienziato David Levinston, l’ex presidente Whitmore e un manipolo di giovani piloti, fra cui Jake Morrison e Dylan Hiller…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Di fronte al pericolo della fine del genere umano, si moltiplicano gli episodi di coraggio e di solidarietà
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una narrazione semplice, una psicologia elementare dei personaggi ma buon ritmo e grande professionalità nella computer grafica

I nemici hanno già dato prova della loro potenza distruttiva. Nel centro di difesa spaziale, giovani piloti si affrettano a salire sui loro aerei, pronti a sferrare un contro attacco. Gli operatori di terra, di fronte allo spettacolo di tanti aerei che spiccano il volo, non possono che lanciare grida di gioiosa solidarietà nei confronti di quei coraggiosi combattenti.  Una sequenza di questo tipo (ce n’è più di una nel film) non può che richiamare alla mente i tanti film sulla guerra nel Pacifico realizzati nell’immediato dopoguerra. E’ come se la sequenza degli aerei che uno dopo l’altro, spinti dalle catapulte della portaerei, si librano nel cielo puntando verso un orizzonte ostile, si fosse sedimentata nel subconscio nazionale e costituisca uno dei tasselli dell’orgoglio di un popolo che si mostra compatto di fronte alle avversità e che il regista e sceneggiatore Roland Emmerich ha mostrato più volte di essere molto bravo a riesumare.

Il gusto per le grandiose catastrofi di questo regista di origine tedesca (Independence Day, Godzilla, The day after tomorrow, 2012) sono funzionali alla semplificazione dei conflitti e delle emozioni: si lotta nientemeno che per la pura sopravvivenza e di fronte a questo fondamentale obiettivo tutti gli uomini fanno quadrato, i conflitti interni vengono sopiti o risolti, gli episodi di coraggio e solidarietà si moltiplicano, incluso anche il dare la propria vita per gli altri.

I nemici sono i cattivi da abbattere, le poderose calamità naturali sono da affrontare e superare sotto la ferma guida del Presidente, un tempo solo degli Stati Uniti, ora del mondo intero. Si tratta di un’impostazione che tanti critici hanno giudicato rozza nelle sue drastiche semplificazioni narrative, che mettono al bando ogni complessità del reale e privano i personaggi di qualsiasi profondità psicologica.

Non viene esclusa neanche una certa componente reazionaria, una paura per il “diverso” e lo “sconosciuto”, un mondo complesso dove gli americani sono spontaneamente portati ad assumerne la leadership, per l’azione combinata della superiorità tecnologica e dei valori umani coltivati. 

Eppure il pubblico aveva risposto e continua a rispondere positivamente: 800 milioni di dollari al botteghino per il primo, 383 fino a questo momento per il secondo, con significative performance in Cina (37 milioni).

E’ sempre difficile interpretare correttamente il grande pubblico, ma è probabile che la catastrofe spettacolare non sia solo l’attrattiva principale di questo tipo di film; gioca il suo ruolo anche il desiderio di pensare positivo, di alimentare l’animo con storie di generosità e coraggio.

Alla fine non si deve sottovalutare una certa abilità narrativa nel contrapporre, alle grandiose catastrofi, il dettaglio di un pulmino della scuola carico di bambini che cerca di scappare dal teatro di guerra, l’innamoramento fra un pilota americano e la giovane collega cinese, né un certo tono ironico, come quando, alla fine di una terribile battaglia che vede la morte di un gigantesco mostro alieno, il guidatore dello scuola-bus aziona i tergicristalli per pulire i vetri dal liquido schifosamente melmoso che si è sprigionato dall’alieno. 

Autore: Franco Olearo


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