STAR TREK BEYOND

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Titolo Originale: Star Trek Beyond
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Justin Lin
Sceneggiatura: Simon Pegg, Doug Jung
Produzione: BAD ROBOT, SNEAKY SHARK, PERFECT STORM ENTERTAINMENT
Durata: 120
Interpreti: Chris Pine, Zachary Quinto, Idris Elba, Simon Pegg

Secolo XXIII o giù di lì. Rischia di morire di noia il povero capitano James T. Kirk, girovago delle galassie insieme al fidato equipaggio dell’astronave Entersprise. Tra un negoziato di pace e l’altro, razze aliene da rabbonire e pianeti lontani da esplorare, anche la vita tra le stelle rischia di trasformarsi in una routine logorante. Poco prima di rassegnare le dimissioni, e cedere la plancia della nave stellare al suo secondo, il prode capitano capta una richiesta d’aiuto proveniente dallo spazio profondo che lo sottrae allo spleen e lo proietta, insieme ai suoi fidati compagni d’avventura, in una pericolosa missione che rischierà di mettere a repentaglio milioni di vite umane. 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film conferma i valori della serie: l’unione che fa la forza, la speranza che è l’ultima a morire, bisogna salvare ogni vita umana ma c’è un fuggevole e discreto abbraccio fra due omosessuali
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Una confezione di lusso e al passo con i canoni di spettacolarità e azione richiesti dal pubblico odierno ma non c’è niente di originale che possa entusiasmare lo spettatore

J.J. Abrams è il Re Mida hollywoodiano (come lo Steven Spielberg di trent’anni prima) che fa diventare oro tutto quello che tocca. Star Trek era una saga che, tra televisione e cinema, era entrata nell’immaginario della cultura popolare come una sacra reliquia, ma senza mai essere presa veramente sul serio. All’attivo una marea di puntate televisive, dieci film di fiacchezza crescente (a parte il divertente Star Trek IV: Rotta verso la terra, nel 1986) e una nicchia di fan sfegatati abbastanza consistente da investire in nuovi racconti ma non così tanto da entrare davvero nei cuori di tutti gli altri spettatori. Grazie al tocco magico dietro la regia dei due brillanti Star Trek – Il futuro ha inizio (2009) e Star Trek – Into Darkness (2013), e alla spendibilità di un nome che il pubblico giovane, almeno dai tempi della serie Lost, associa automaticamente a progetti accattivanti e intelligenti, J.J. Abrams è riuscito a trasformare il mito di pochi in una serie di film per tutti, donando al brand quello che mancava di appeal nelle giuste dosi e al momento opportuno. Dedicatosi nel frattempo alle “Guerre stellari” (una serie cugina, se così si può dire…), e restando qui solo nelle vesti di produttore, Abrams ha ceduto il timone al regista Justin Lin, autore di alcuni episodi della serie di Fast & Furious ed evidentemente a suo agio quando bisogna pigiare il pedale dell’acceleratore tra scoppiettanti scene d’azione e inseguimenti mozzafiato.

Questo terzo episodio del nuovo filone (tredicesimo in totale), infatti, non delude per ciò che concerne l’intrattenimento, mantenendo elevati gli standard per quel che riguarda gli effetti speciali e l’ingegnosità scenografica nella creazione di mondi lontani. Qualcosa, però, si è rotto nell’ingranaggio e nel passaggio del testimone si sono persi dei pezzi per strada. Questo differenzia un autore da un artigiano: l’artigiano esegue con scrupolo e senza errori il compito; l’autore fa la stessa cosa ma in maniera imprevedibile. Ha una visione delle cose, che attraversa misteriosamente la narrazione e l’aspetto visivo di un film, che assume caratteristiche che non lo fanno assomigliare a nessun altro. Questo miracolo qui non avviene e lo spettatore, che pure non rinuncia a tracannare due ore e passa di avventure stellari, ha la sensazione di aver visto una puntata del telefilm storico, semplicemente in confezione di lusso e al passo con i canoni di spettacolarità e azione richiesti dal pubblico odierno.

Senza quel geniaccio di Abrams dietro la macchina da presa, ci sarebbe voluta una sceneggiatura un po’ più robusta, che avesse avuto il coraggio di approfondire alcune questioni lanciate nel corso del film senza troppa convinzione (“Se l’universo è davvero infinito, la nostra ricerca potrebbe non avere mai fine”, dice Kirk all’inizio, ma rimane un’intuizione estemporanea). Gli studiosi di sceneggiatura direbbero che il film non ha un tema o, se ce l’ha, è talmente debole che si fa dimenticare presto. L’idea di un capitano di astronave annoiato dalla routine non è il massimo come innesco del primo atto (anche perché – un po’ contraddittoriamente – Kirk è un convinto pacifista che sembra non vedere l’ora che qualcuno gli dichiari guerra). Le motivazioni del cattivo – l’ennesimo alieno incattivito da un’antica ferita – portano lo scontro su un piano abbastanza superficiale. Così anche le frasi declamate dai personaggi sull’unione che fa la forza, sulla speranza che è l’ultima a morire e sul vantaggio di salvare vite anziché sopprimerle, non sembrano provenire da una fucina di menti originalissime e quindi non aiutano a dare spessore a una storia che, sia pur timidamente, cullerebbe ambizioni filosofiche. Insomma, un piccolo passo indietro per la saga di Star Trek, che avrebbe davvero bisogno, per andare davvero “oltre” (beyond) come suggerisce il titolo, o di maggiore profondità o di maggiore sfrontatezza.   

Autore: Raffaele Chiarulli


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