ANOMALISA

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Titolo Originale: Anomalisa
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Charlie Kaufman, Duke Johnson
Sceneggiatura: Charlie Kaufman
Produzione: STARBURNS INDUSTRIES, SNOOT ENTERTAINMENT
Durata: 90

Michael Stone, atterra da solo a Cincinnati e si fa portare da un taxi all’albergo Fregoli. Michel è uno scrittore motivazionale di successo e il giorno dopo dovrà parlare del suo ultimo libro: “Come posso aiutarti ad aiutarli?". La sera è lunga e dopo una telefonata alla moglie e al figlio, decide di contattare Bella, un suo amore di 11 anni prima, terminato bruscamente per colpa sua. Inizialmente riluttante, Bella accetta di incontrarsi con lui al bar dell’albergo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista è malato di narcisismo e insensibile alle sofferenze degli altri
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena esplicita di rapporto sessuale, anche se realizzata con delle marionette
Giudizio Artistico 
 
L’esperimento di usare pupazzi animati per raccontare una storia per adulti si può dire pienamente riuscito: Michel Kaufman, affiancato dall’esperto in animazione Duke Johnson, riesce a presentarci una storia che è realista ma al contempo pervasa dalle straniati allucinazioni del protagonista

Raccontare non una favola ma una storia per adulti con pupazzi mossi con la tecnica della stop-motion, già adottata con successo da Tim Burton (La sposa cadavere, Frankenweenie)? L’esperimento ha avuto successo. La ricostruzione degli interni è rigorosa, l’espressione dei volti è convincente. Se la testa del pupazzo resta invariata, la maschera facciale viene continuamente sostituita per modificare le espressioni del volto (forme realizzate con una stampante 3D). Il regista e sceneggiatore Charlie Kaufman si è concesso inoltre il vezzo di non cancellare digitalmente la linea che separa la maschera dal resto del volto, quasi a dare quel senso di allucinazione, di confusione fra realtà e incubo che caratterizza tutto il racconto. Anche la soluzione di circondare il protagonista di camerieri, tassisti, direttori d’albergo con lo stesso volto (nella versione originale sono tutti doppiati dallo stesso attore che si è limitato a modificare l’intonazione della voce) serve a rendere palpabile la sindrome di Fregoli di cui è affetto Michael, che si sente ossessivamente perseguitato da una stessa persona.

La lunga sequenza iniziale, apparentemente banale, caratterizzata da colloqui di pura routine professionale fra Michael e il tassista che lo sta conducendo all’albergo, fra Michael e il facchino che gli mostra la stanza, offrono la falsa e fredda sicurezza di rapporti umani che si nascondono dietro una prassi di comunicazioni codificate. Non sfuggono alla stessa legge i primi approcci amorosi far Michael e Lisa, che ha accettato di esser ospitata nella sua camera. Non c’è lo slancio frutto di un  trasporto amoroso ma l’imbarazzata intimità di due persone che restano fra loro estranee e che agiscono con cautela, timorose di fare qualcosa di sbagliato o non gradito.

Kaufman ha indubbiamente trovato la forma espressiva più giusta per trasmettere una situazione di profondo disagio esistenziale e il film è candidato all’Oscar nella categoria dei film d’animazione.

Ma in cosa consiste questo angosciante disagio? In puro narcisismo e egoistica insensibilità nei confronti delle esistenze degli altri.

Apprendiamo che Michael ha una moglie premurosa e un figlio ma dopo aver speso con loro una sbrigativa telefonata, coglie l’occasione della trasferta a Cincinnati per riagganciare Bella, con cui ha avuto una relazione undici anni prima. Veniamo in questo modo a conoscere l’insensibilità di quest’uomo che l’aveva abbandonata improvvisamente, facendola soffrire per un anno intero. Ancora adesso, quando Bella gli chiede spiegazioni dopo tutti gli anni passati, lui si limita a rispondere con un: “non lo so”. Nei confronti di Lisa, la donna con cui riesce a intrattenersi più a lungo, Michael può agilmente giovarsi del vantaggio della differenza di classe e cultura: lui è uno scrittore affermato, lei una semplice telefonista che confessa candidamente di aver dovuto cercare sul vocabolario certe parole presenti nel suo libro.

Come era già accaduto in Se mi lasci ti cancello dove Charlie Kaufman era sceneggiatore, la forma risulta più interessante della sostanza e alla fine, ritengo che sia inutile cercare in questo film significati universali sul disagio dell’uomo moderno, quanto il banale racconto di un uomo che, trovandosi una sera da solo in un albergo lontano da casa, cerca il modo di passare la notte con una donna.

Anche la rappresentazione dell’universo femminile risulta sgradevole: tutte le donne ritratte risultano fragili, preoccupate soprattutto di non essere abbastanza attraenti nei confronti di un uomo che non merita neanche un secondo della loro attenzione. 

Autore: Franco Olearo


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