THE HATEFUL EIGHT

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Titolo Originale: The Hateful eight
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Produzione: The Weinstein Company, O1 Distribution
Durata: 187 (70 mm)
Interpreti: Samuel L. Jackson; Kurt Russell; Jennifer Jason Leigh; Walton Goggins; Demián Bichir;Tim Roth; Michael Madsen; Bruce Dern; James Parks; Channing Tatum

Terminata la guerra civile, il cacciatore di taglie John Ruth e la sua prigioniera Daisy Domergue si ritrovano bloccati da una bufera di neve in un emporio nel cuore del Wyoming insieme ad altri 6 viaggiatori diretti come loro a Red Rock. Appare immediatamente evidente che non tutti sono la persona che dicono essere. Comincia così la convivenza forzata degli otto loschi personaggi i cui rapporti subiranno un’evoluzione inaspettata.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La storia appare un pretesto per riproporre, da parte del regista il suo surreale, sarcastico, inconfondibile nichilismo che si esprime attraverso violenze efferate, fisiche e psicologiche
Pubblico 
Sconsigliato
Numerose e ripetute scene di violenza, uccisioni gratuite, linguaggio fortemente volgare, pesanti riferimenti sessuali. Un preciso gusto per sadiche e umilianti torture
Giudizio Artistico 
 
Tarantino dà prova di una grande virtuosismo cinematografico. Si diverte a giocare il film su più generi ed elabora una sceneggiatura che sarebbe degna di una rappresentazione teatrale. Tuttavia nella seconda parte della storia dà libero sfogo alla propria peculiare e sovrabbondante creatività pulp che rasenta l’horror. Gli attori danno ottime prove di interpretazione. Le musiche di Ennio Morricone accompagnano egregiamente il racconto e la fotografia risulta assai espressiva ed eloquente. Ottime anche la scenografia e i costumi.

Tarantino, regista di capolavori pulp, disincantati e dal ritmo incalzante, rende omaggio al grande genere western in molti modi. Su tutto spicca la scelta, evidentemente vincente, di Ennio Morricone per la composizione della colonna sonora. Tuttavia con The Hateful eight il regista ha voluto fondere insieme ben cinque generi diversi in un unico film, che si potrebbe definire infatti un western drammatico, con elementi thriller, horror e action. La pellicola originale è stata realizzata nel costoso formato 70 mm e dura tre ore e dieci.

Il film è ambientato al termine della guerra civile americana. Il cacciatore di taglie John Ruth (Kurt Russell) e la sua prigioniera Daisy Domergue (Jennifer Jason Leigh) si ritrovano bloccati da una bufera di neve in un emporio nel cuore del Wyoming insieme ad altri 6 viaggiatori diretti come loro a Red Rock. Appare immediatamente evidente che non tutti sono la persona che dicono essere. Comincia così la pericolosa convivenza forzata degli otto loschi personaggi i cui rapporti subiranno un’evoluzione inaspettata.

Nella prima parte del film sono interessanti, per quanto discutibili, le riflessioni sul concetto di giustizia, libertà e uguaglianza. Ciascun personaggio vive personalmente una situazione legata a queste nozioni. Tuttavia nel corso del racconto il regista e sceneggiatore non sembra interessato ad offrire un punto di vista finale, al contrario lascia che queste idee restino sospese e costituiscano esclusivamente la spinta che muove le azioni, anche le più efferate e violente, fino alla risoluzione finale, desolante e nichilista.

Il boia, Oswaldo Mobray (Tim Roth), nel parlare con il cacciatore di taglie Jhon –detto non a caso “il boia”- pone una distinzione tra giustizia legale e giustizia di frontiera. Secondo il suo punto di vista la prima sarebbe quella più corretta in quanto prevede il coinvolgimento di persone estranee ai fatti e dunque più adatte ad esprimere sentenze. Mentre la giustizia di frontiera si fonda solo su di un personale sentimento di vendetta che comporta spesso degli errori di valutazione. Tuttavia il personaggio si limita a riflettere su un concetto di giustizia freddo e quasi disumano che contempla come corretta soluzione finale la pena di morte. Anche il cacciatore di taglie di colore, il Magg. Marquis Warren (Samuel L. Jackson), ha modo di manifestare il suo personale punto di vista in merito ad un distorto concetto di uguaglianza, sfrenatamente individualista e vendicativo. Eppure alla fine della storia appare chiaro che il materialismo della realtà e la fragilità dell’essere umano, secondo Tarantino, hanno comunque il sopravvento e sono in grado di annientare ogni idea e qualunque valore in cui la persona possa credere. Su tutto infatti domina incontrastato il surreale, sarcastico, inconfondibile nichilismo del regista.

Tarantino dà prova di una grande virtuosismo cinematografico, ha creato un film che prima coinvolge con uno stile narrativo molto teatrale, poi sorprende con l’inserto dell’elemento giallo in stile Christieniano e infine sconcerta in pieno stile Tarantino. Il regista si diverte a giocare il film su più generi ed elabora una sceneggiatura che sarebbe degna di una rappresentazione teatrale. Tuttavia nella seconda parte del film dà libero sfogo alla propria peculiare creatività pulp esasperata e agghiacciante che lascia in molti spettatori una sensazione di vuoto assoluto e desolante.

Gli attori danno ottime prove di interpretazione. Le musiche di Ennio Morricone sono delle vere e proprie sinfonie che accompagnano egregiamente il racconto e suggestiva la fotografia, sebbene per la maggior parte del tempo sia ristretta al chiuso dell’ambiente dell’emporio. Ottime anche la scenografia e i costumi.

Autore: Vania Amitrano


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