THE REVENANT - REDIVIVO

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Titolo Originale: The Revenant
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Alejandro González Iñárritu
Sceneggiatura: Mark L. Smith, Alejandro González Iñárritu
Produzione: ANONYMOUS CONTENT, NEW REGENCY PICTURES, RATPAC ENTERTAINMENT
Durata: 156
Interpreti: Leonardo Di Caprio, Tom Hardy, Domhnall Gleeson

Nel 1823, Hugh Glass, che funge da guida per un gruppo di cacciatori di pelli che operano nella parte alta del Missouri, al confine con il Canada, viene assalito da un orso e resta gravemente ferito. Attaccato dagli indiani, il gruppo dei cacciatori, guidati dal  capitano Andrew Henry, cerca di ritornare al proprio forte e lascia due di loro (John Fitzgerald e un suo compagno) a prendersi cura di Glass. Ben presto i due decidono di abbandonare Glass al suo destino, ripromettendosi di dichiarare al capitano che Glass era morto. Glass trova invece il modo si rialzarsi e inizia una lunga marcia solitaria per tornare al forte… .

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In una terra senza leggi, prevale la saggezza del cuore.
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di ferite risultano impressionanti per il loro realismo
Giudizio Artistico 
 
Iñárritu ha realizzato un prodotto di una qualità visiva che sfiora la perfezione. La sceneggiatura, semplice e chiara, è coerente con l’essenzialità della situazione.

Alejandro González Iñárritu, vincitore di tre Oscar 2015 con il film Birdman, torna sugli schermi deciso a rievocare il mito americano della frontiera con tutta la professionalità e qualità tecnica di cui ci ha dato già prova. Si racconta che la sua troupe si è più volte lamentata per i disagi e le sofferenze che ha dovuto sopportare durante le riprese nei gelidi inverni del Canada e dell’Argentina. Il regista ha voluto fare delle riprese unicamente con la luce naturale, al tramonto o all’alba e i risultati di questi sforzi sono palpabili: per due ore e mezza lo spettatore resta immerso in una natura selvaggia e bellissima, impervia ma anche generosa per chi ha imparato a conoscerla.

In qualche modo il mito dell’America, vista come terra generosa e inesplorata, era stato già proposto di recente in The New World (2005) di Terrence Malik: una terra vista come un oceano d’erba che oscilla pigramente al vento mentre lo stormire continuo degli uccelli sottolinea il rigoglio di vita che trova in essa una generosa ospitalità. Anche Iñárritu si attarda più volte a riprendere albe e tramonti, dove un pallido sole invernale si intravede appena fra la fitta focaglia, oppure ci mostra il lento scorrere del Missouri fra sponde imbiancate. Nel primo film ci troviamo di fronte a una contemplazione estatica, quasi mistica della natura, mentre nel secondo è l’uomo che ruba la scena, soprattutto attraverso il personaggio di Hugh Glass, che mostra tutta la sua sagacia nel saper sopravvivere in condizioni estreme, sapendo abilmente sfruttare ciò che la natura può offrire. “Basta solo che tu respiri ancora e ancora puoi vivere” è la saggezza indiana che corre in aiuto al protagonista, che ha sposato una donna indiana. 

La vastità di questi spazi incontaminati, la grande lontananza, fisica e psicologica, dalle città dei bianchi (siamo nei primi decenni dell’800), finiscono per far risaltare (come è stato decantato da scrittori americani come Walt Whitman e Henry David Thoreau) la scelta fra il bene e il male come una scelta esclusivamente personale, senza i condizionamenti derivanti da strutture sociali organizzate.

Se Hugh Glass è il buono e John Fitzgerald  il cattivo, in questo film lo sono in modo particolare. Fitzgerald (interpretato da Tom Hardy, è forse il personaggio più interessante perché meglio costruito) ha una lucida visione utilitaristica: sceglie sempre ciò che è più conveniente per lui e se parla spesso di Dio, lo fa per rendere più ridicole le posizioni di chi crede di vedere, in ciò che accade, i segni della Provvidenza. Hugh Glass (Leonardo di Caprio) è guidato invece da una saggezza che gli viene dai nativi americani (non certo dalla cosidetta civiltà bianca capace, come appare nel film, solo di vedere nei nativi dei selvaggi e di violentare le loro donne): si tratta di una filosofia naturalista (qui la somiglianza con The New World è maggiore soprattutto nella spiritulità espressa dalla principessa indiana Pocahontas) che propone un’armoniosa convivenza fra l’uomo e la natura e ricorda che la vendetta spetta a Dio e non agli uomini.

Fra questi due poli opposti si inserisce la figura del capitano Andrew Henry (Domhnall Gleeson), che finisce per prevalere moralmente su tutti, perché simboleggia la forza superiore delle leggi civili, che riescono a stabilire il rispetto della giustizia e di un comportamento di benevolenza verso chi ha bisogno di aiuto (in questo caso l’aiuto a Glass ferito da un orso), premessa indispensabile per una convivenza pacifica, segno premonitore, secondo le intenzioni del regista, della  grande nazione che verrà

Iñárritu ha realizzato un prodotto di una qualità visiva che sfiora la perfezione. La sceneggiatura è semplice, coerentemente con l’essenzialità del contesto. Tutti bravi i protagonisti.

Autore: Franco Olearo


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