CHILD 44 - IL BAMBINO n. 44

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Titolo Originale: Child 44
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Daniel Espinosa
Sceneggiatura: Richard Price dal romanzo di Tom Rob Smith
Produzione: RIDLEY SCOTT, MICHAEL SCHAEFER, GREG SHAPIRO PER SUMMIT ENTERTAINMENT, WORLDVIEW ENTERTAINMENT, SCOTT FREE PRODUCTIONS
Durata: 137
Interpreti: Tom Hardy, Noomi Rapace, Vincent Cassel, Gary Oldman, Joel Kinnaman, Jason Clarke

Nella Russia del 1953 Leo Demidov, ispettore della polizia politica, incappa in una serie di omicidi di bambini che lo Stato vuole a tutti i costi insabbiare perché “ideologicamente” inammissibili nella perfetta società sovietica. Leo, che pure per anni ha efficientemente eseguito arresti di traditori e dissidenti, non riesce a lasciar perdere, neppure quando una denuncia politica lo fa finire lontano da Mosca in disgrazia.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Leo, un uomo corretto e leale che cerca di far luce su degli omicidi multipli e rifugge la violenza eccessiva. La sua coscienza resta però dubbiosa di fronte ai tanti uomini che ha contribuito a far condannare
Pubblico 
Maggiorenni
Diverse scene di violenza e di nudo, una scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Il film è mal servito da una sceneggiatura molto didascalica e assai poco profonda e gli importanti attori presenti recitano meglio che possono ruoli ben poco definiti

Nel paradiso del comunismo non possono esistere omicidi seriali, tantomeno di bambini. Queste patologie, degenerazione del capitalismo occidentale, non hanno posto in una società talmente perfetta dove “non c’è più nemmeno bisogno di essere buoni”. Una società dove è il popolo a comandare, lo stesso che ha sconfitto Hitler e che ha issato la sua bandiera sul Bundenstag di Berlino. È proprio in Germania che il protagonista Leo Demidov, cresciuto in un orfanotrofio, ha conquistato un posto in una foto storica e il proprio statuto di eroe della patria, che si traduce in una bella moglie, un appartamento elegante al centro di Mosca e un posto da ispettore della polizia politica.

Leo si comporta con maggiore correttezza del collega Vassili, codardo in guerra quanto spietato con gli oppositori, una serpe in seno pronto a fregare il collega alla prima occasione. È così che, per lealtà nei confronti di una moglie che forse lo ama meno di quanto è amata, Leo ci mette pochissimo a passare dalla parte delle vittime e finire spedito in un oscuro avamposto. In una situazione simile, per Leo sarebbe facile dimenticare lo strano omicidio di un bambino che tutti vogliono nascondere, ma il senso di colpa lo tormenta e lo stesso omicida sembra seguirlo anche nell’estrema provincia.

Da qui in poi la trama politica s’intreccia con quella investigativa: dare la caccia a un omicida di cui nessuno vuole ammettere l’esistenza in un paese vasto come la Russia, oltretutto con la polizia politica alle calcagna, diventa una missione quasi impossibile anche per un uomo che in questo compito vede la sua possibilità di redenzione.

Tom Hardy mette tutto l’impegno possibile per dare profondità al dramma interiore del protagonista, mal servito da una sceneggiatura molto didascalica ma assai poco profonda, che rende solo a tratti l’atmosfera paranoica della Russia stalinista, dove chiunque poteva essere il delatore di chiunque e i legami familiari più stretti erano pronti a cedere di fronte alla possibilità concreta di essere spediti in Siberia.

Gli altri attori (Cassel nei panni dello spietato funzionario Kuzmin, Oldman in quelli del rigoroso generale Nesterov) recitano meglio che possono ruoli ben poco definiti mentre Noomi Rapace regge poco quello della moglie di Leo, Raissa, divisa tra terrore e sospetti.

Nonostante la lunghezza (forse dovuta al tentativo di tenere insieme i vari spunti del romanzo da cui ha origine) il film delude anche chi si aspettasse un “silenzio degli innocenti” d’oltre cortina. La trama gialla vera e propria si risolve in poco, schiacciata da intrighi politici, denunce di oppressione e sensi di colpa più o meno collettivi.

I mostri sono dappertutto, pure dentro di noi, questa è la conclusione, per la verità un po’ affrettata, cui giunge Demidov che, in un clima di rinnovamento (anche se gli omicidi cui la storia s’ispira si svolsero una trentina di anni dopo, qui siamo nell’anno della morte di Stalin), s’industria a creare un nuovo corpo di polizia adatto a catturarli. Così il film si conclude un po’ bruscamente nei toni di un prologo a qualcosa che ancora deve venire (i romanzi di Smith sono una trilogia) ma destinato probabilmente a non arrivare mai al cinema. 

Autore: Laura cotta ramosino


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