WILD

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Titolo Originale: Wild
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Jean-Marc Vallée
Sceneggiatura: Nick Hornby
Produzione: PACIFIC STANDARD
Durata: 119
Interpreti: Reese Witherspoon, Laura Dern, Thomas Sadoski

Negli anni Novanta, la storia vera della giovane Cheryl Strayed, che tenta in solitaria un’impresa difficile anche per degli uomini esperti: percorrere a piedi le mille miglia del Pacific Crest National Scenic Trial, un trekking lungo la costa del Pacifico. E’ una sfida che vuole fare con se stessa, per lasciare alle spalle la morte di sua madre, un periodo vissuto da tossicodipendente e con tanti uomini diversi fino al divorzio dal marito. Cheryl non ha nessuna esperienza di trekking e il viaggio che si presenta lungo e pericoloso…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una giovane donna che ha avuto un periodo di sbandamento, ritrova se stessa dopo una marcia di due mesi in solitaria lungo la costa del Pacifico. Un film di rigenerazione esclusivamente umana, senza che la donna percepisca la necessità di chiedere perdono a chi ha fatto del male, senza alcun riferimento soprannaturale
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di rapporti amorosi. Uso di droga. Turpiloquiuo
Giudizio Artistico 
 
Il regista Jean-Marc Vallée è molto diligente nel seguire il libro autobiografico di Cheryl Strayed e la protagonista; Reese Witherspoon e Laura Dern sono state entrambe candidate all’Oscar 2015 ma il racconto mostra alcune incongruenze

Dal Medioevo e ancora adesso, per chiedere perdono, per ringraziare o semplicemente per ritrovare se stessi, si intraprende un pellegrinaggio (Il cammino per Santiago-2010, ne è stata la rappresentazione filmica più recente).

In questo Wild, ambientato in U.S.A. la soluzione da non credenti è percorrere il Pacific Crest National Scenic Trial , un trekking di più di mille miglia lungo la costa del Pacifico dal deserto della  Southern California fino alle foreste dell’Oregon.

Nelle sequenze iniziali una ragazza, Cheryl, sta preparando un gigantesco zaino. Si vede che è inesperta e una volta chiuso, riesce a malapena a sollevarlo da terra. Il film entra nei minimi dettagli delle difficoltà di questa ragazza (la tenda che non si monta a causa del vento, il fuoco da campo che non si accende, gli scarponi troppo stretti che le spezzano le unghie); sono dettagli necessari per mostrare che la sua vita ora è tutta concentrata in questa lotta per la sopravvivenza che ha imposto a se stessa. Una soluzione drastica che le serve per dimenticare  comportamenti passati  e costruirsi una nuova vita. Il viaggio è rigorosamente in solitaria, intervallato da pause nei punti di ristoro, dove può incontrare altri camminatori: a volte generosi di consigli per una principiante come lei, a volte intenzionati a molestarla.  Durante questo lento e faticoso incedere la mente le ritorna inevitabilmente al passato. Con una serie di flaschback anche lo spettatore riesce progressivamente a trovare la ragione di questa strana iniziativa. L’infanzia vissuta con il fratello e la madre (il padre, un violento, aveva lasciato la famiglia), in grandi ristrettezze economiche, riscaldata dalla contagiosa allegria canterina  della madre, contenta di poter stare soprattutto con i suoi figli. “Cerca la tua parte migliore e quando l’hai trovata, tientela stretta per tutta la vita”: è la pillola di saggezza che la madre cerca di trasferirle, intenta a farle comprendere che anche nelle ristrettezze si può essere felici puntando tutto su se stessi. Poi la morte improvvisa, a soli 45 anni, della madre, colpita dal cancro. Cheryl oscilla fra imprecare tutti i santi e pregare per chiedere un miracolo ma poi non trova altro rimedio che la cocaina e un sesso compulsivo. Fra un ricordo e l’altro, il viaggio della ragazza solitaria continua fra molte difficoltà, fino all’ultima meta. Probabilmente ha superato entrambe le sfide: quella contro la natura e quella che ha affrontato per rigenerare se stessa.

Sono ormai molti i film dove un prolungato  rapporto con la natura viene cercato per portare a termine un viaggio soprattutto interiore: dall’ormai lontano Balla con i lupi-1990 al più recente Into the Wild-2007.

E’interessante un raffronto proprio con quest’ultimo: se il giovane Chris, mentre si inoltrava, solitario, nei territori più desolati dell’Alaska, riscopriva, paradossalmente, il valore del rapporto con gli altri con un atteggiamento quasi religioso, con Wild restiamo all’interno di una vicenda esclusivamente umana. Cheryl,  aveva sbandato dopo la morte della madre ma ora, dopo la dura disciplina del viaggio, può dire di aver ritrovato il controllo di se stessa.  Durante il viaggio si  domanda se c’è una forza che a volte ci guida, a volte ci distrugge ma non riesce a darsi una risposta. Arrivata alla meta, si domanda se quel suo viaggio non sia stato nient’altro che una ricerca di perdono ma anche questa ipotesi viene scartata. Pensa al contrario che è stato proprio quel periodo di sesso libero e uso di cocaina che l’ha portata a reagire, a fare questo lungo viaggio e a ritrovare il pieno dominio di se stessa: una sorta di sequenza meccanica di azione e controreazione.

Il film è ricavato dal libro autobiografico di Cheryl Strayed che con spietata onestà ha raccontato la sua storia di sbandamento e di rinascita. Il regista Jean-Marc  Vallée (Dallas Buyers Club) è molto bravo nel farci entrare dentro la mente di Cheryl ma non riesce ad evitare quei difetti che a volte hanno le autobiografie: il tentativo inconscio di autogiustificarsi. Il periodo di sbandamento della protagonista, motivato dalla morte della madre, appare improvviso ed eccessivo: per quanto possa aver provato dispiacere per la morte della madre, è difficile che questo evento da solo abbia potuto giustificare il suo sesso sfrenato. Allo stesso modo non è ben tratteggiato il rapporto con il marito, che appare affettuoso con lei e soprattutto molto comprensivo: è difficile capire le motivazioni del divorzio.

 

Autore: Franco Olearo


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