DEFIANCE I GIORNI DEL CORAGGIO

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Titolo Originale: Defiance
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Edward Zwick
Sceneggiatura: Clayton Frohman e Edward Zwick dal volume Defiance – Gli ebrei che sfidarono Hitler di Nechama Tec
Produzione: Edward Zwick e Peter Jan Brugge per Grosvenor Park/Bedford Falls
Durata: 129'
Interpreti: Daniel Craig, Liev Schreiber, Jamie Bell

Bielorussia 1941. Mentre i tedeschi cominciano il sistematico rastrellamento degli ebrei che saranno condotti ai campi di sterminio, i fratelli Bielski (Tuvia, il maggiore, Zus, il più irruente, Asael, giovane ma coraggioso, e il piccolo Aron), dopo l’uccisione dei genitori ad opera di poliziotti bielorussi conniventi con gli occupanti nazisti, si rifugiano nella foresta che conoscono per avervi praticato il contrabbando.
A poco a poco intorno a loro si riunisce una schiera di disperati in fuga alla persecuzione, un gruppo eterogeneo che cercherà di trasformarsi in comunità anche attraverso il contributo di un saggio rabbino. Divisi tra il desiderio di vendicare il male subito e la necessità di sopravvivere contrastando pure gli egoismi che sorgono all’interno del capo, i fratelli Bielski dovranno fare ricorso a tutte le loro risorse per salvare se stessi e il popolo a loro affidato.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film contiene alcuni elementi moralmente inaccettabili, come e la ricerca della vendetta personale e la pratica dei "matrimoni della foresta"
Pubblico 
Maggiorenni
Diverse scene di violenza e forte tensione
Giudizio Artistico 
 
Interpreti capaci danno vita ad una pellicola che forse presta eccessiva attenzione all’azione e si accontenta di alcune semplificazioni nella psicologia dei personaggi e tuttavia rappresenta un omaggio positivo e sincero ad eroi “normali” e troppo a lungo dimenticati.

È facile capire come la vicenda storica dei fratelli Bielski (un esempio eccezionale anche se non unico nella storia dell’Olocausto – si pensi all’eroica resistenza degli ebrei nel Ghetto di Varsavia) abbia colpito il cuore e l’immaginazione degli autori di questo film, così come sorprende lo spettatore della pellicola realizzata dal regista Edward Zwick (lo stesso de L’ultimo samurai eBlood Diamond).

Senza cadere nella trappola di esprimere un assurdo biasimo nei confronti di chi non poté opporsi alla soverchiante e metodica violenza nazista, è possibile intuire la forte spinta di immedesimazione che suscita questa storia di resistenza e lotta, che propone anche interessanti dilemmi sulla legittimità della vendetta e sui compromessi legati alla sopravvivenza, ma soprattutto valorizza il tema dell’identità.

Tra i fratelli Bielski, personaggi la cui caratterizzazione e il cui background purtroppo dobbiamo più che altro intuire (gli autori preferiscono costruire in azione la prima parte del film, sacrificando alcune importanti informazioni in nome della dinamica del racconto), si delineano naturalmente posizioni differenti.

Il più pacato Tuvia è un leader suo malgrado, il cui carisma si esercita quasi contro la sua volontà e a cui non mancano momenti di crisi. Zus rappresenta, in modo forse un po’ schematico, la posizione di chi abbraccia la lotta come vendetta personale e poi accetta l’alleanza ambigua con i partigiani bielorussi solo per dover ammettere che anche tra loro gli ebrei sono disprezzati. Del più giovane Asael seguiamo un percorso di crescita che comprende anche una delicata storia d’amore, mentre il più piccolo Aron funziona soprattutto come supporto emotivo a vari momenti del racconto.

Soprattutto nella prima parte del film questa distribuzione dei ruoli e delle posizioni appare talora un po’ meccanica e una certa difformità del tono narrativo (in cui gli autori tentano di inserire malamente passaggi di alleggerimento) non aiuta ad entrare subito in profondità nello spirito di una vicenda che accumula senza sempre risolverli temi e problemi. Come per esempio quello, potenzialmente spinoso, dell’incontro tra ebrei di città e loro correligionari “di campagna”, meno colti e ricchi, oppure l’uso, che presto si diffuse nella comunità dei Bielski, di stabilire “matrimoni della foresta” che andavano a sostituire – temporaneamente o meno- quelli ufficiali spezzati dalla violenza nazista.

Avrebbe meritato più attenzione, poi, il filo narrativo più potente, legato all’identità del popolo ebraico come popolo eletto, messo in crisi dal male assoluto dello sterminio così come quello del rapporto tra azione umana e volontà divina.

Il personaggio del rabbino, che si rapporta a Tuvia sollecitandone la presa di responsabilità, ma che allude anche ad una personale crisi spirituale, e poi indica la speranza di una presenza divina anche nelle circostanze più tragiche, avrebbe offerto maggiori occasioni di dare unità tematica a una vicenda che, bisogna riconoscerlo, a prescindere da una certa frammentarietà e da alcune scelte narrative più convenzionali, riesce comunque a coinvolgere in forza della sua eccezionalità.

Non aiuta il fatto che Daniel Craig non sia sempre convincente nei difficili panni del protagonista Tuvia, un eroe suo malgrado costretto a compiere gesti difficili. Meglio se la cava Liev Schreiber, che soprattutto nella seconda parte risulta efficace nel dare corpo al coraggioso Zus.

Accanto a loro altri interpreti capaci danno vita ad una pellicola che forse presta eccessiva attenzione all’azione e si accontenta di alcune semplificazioni nella psicologia dei personaggi e tuttavia rappresenta un omaggio positivo e sincero ad eroi “normali” e troppo a lungo dimenticati.

Autore: Franco Olearo


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