Francesco (2014)

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Titolo Originale: Francesco
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Liliana Cavani
Sceneggiatura: Liliana Cavani, Mario Falcone, Gianmario Pagano, Monica Zapelli
Produzione: Rai Fiction, Ciao Ragazzi!,in collaborazione con Bayerischer Rundfunk
Durata: RaiUno, 8 e 9 dicembre 2014
Interpreti: Matieusz Kosciukiewics, Sara Serraiocco, Vinicio Marchioni, Rutger Hauer

Francesco, pur di non lavorare nella bottega del padre, ricco commerciante di stoffe di Assisi, decide di arruolarsi come cavaliere ma poi, riflettendo su alcune pagine del Vangelo che gli aveva dato l’amica Chiara e dopo aver conosciuto lo stato di abbandono in cui vivono tanti lebbrosi, decide di rinunciare ai sui diritti di famiglia per vivere di elemosina e predicare il vangelo nelle piazze e le chiese delle città. Il suo esempio è contagioso: intorno a lui si aggrega una vasta comunità di giovani ma Francesco fatica a fare in modo che i suoi seguaci mantengano viva la spiritualità originaria…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un Francesco che pratica la povertà e predica la pace viene utilizzato come icona di una contestazione giovanile contro tutte le autorità
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La regista compie un’operazione ideologica raccontando un “suo” Francesco molto particolare che manca di coerenza stilistica

Il fatto che la vita di San Francesco d’Assisi continui a venir riproposta sia al cinema che alla televisione vuol dire sicuramente qualcosa. Questo Francesco della Liliana Cavani esce sul piccolo schermo, sempre su Raiuno,  appena sette  anni dopo Chiara e Francesco, la versione prodotta dalla Lux Vide e la stessa regista totalizza ormai tre diverse versioni dello stesso soggetto, dopo il film del 1966 con Lou Castel e quello del 1989 con Mickey Rourke.

Vuol dire che la figura di questo santo continua a interpellarci con il suo messaggio scomodo e affascinante al contempo ma vuol anche dire che le maglie del profilo storico del santo sono sufficientemente larghe da lasciar spazio a quegli  autori  che vogliono  presentare  il “loro” Francesco. Se Chiara Francesco, pur in una forma necessariamente romanzata, cercava di restare aderente ai tratti essenziali degli  eventi noti della sua vita, Liliana Cavani realizza il profilo di un giovane contestatore, un hippie fuori tempo massimo che porta  il suo messaggio di pace, povertà e solidarietà verso gli ultimi richiamandosi a un Dio misericordioso. Questi nobilissimi propositi sembrano però esprimere un radicalismo senza pietas,  impiegato dalla regista come arma contundente per attaccare la nascente  borghesia  bramosa di guadagno e le ottuse regole  di una Chiesa autoritaria.

Anche Fratello sole, sorella luna (1971) di Franco Zeffirelli era il risultato di una trasfigurazione estetizzante della figura di Francesco ma almeno potevamo  attribuirgli il pregio della coerenza stilistica. Il Francesco della Cavani è si, vestito di stracci per vivere in mezzo ai poveri ma i suoi capelli hanno sempre una messa in piega perfetta, una sorta di ragazzo dei quartieri alti che si diletta ideologicamente a intrattenersi con i più sfortunati.

Lo si può vedere  già dalle prime sequenze, nel noto contrasto fra Francesco (l’attore polacco Mateuz Kosciukiewicz) e suo padre (Rutger Hauer).  Nella versione della Cavani il padre: non è il personaggio ruvido e collerico che era stata tratteggiato in Chiara e Francesco ma una persona molto umana, che cerca di risolvere al meglio la situazione in cui lo ha trascinato il figlio.  Alla fine, nella famosa scena del giudizio davanti al vescovo, Francesco non chiede neanche perdono a suo padre e quando, tempo dopo, questi lo incontra mentre sta elemosinando per le strade e cerca di dargli almeno una moneta, Francesco sdegnosamente rifiuta. Non si può che parteggiare decisamente per questo padre infelice..

Anche Chiara (Sara Serraiocco) sembra affetta dallo stesso radicalismo astratto: la vediamo impegnata, quasi un Pannella ante litteram,  a digiunare per ottenere dal Papa l’autorizzazizone perché il nascente ordine delle Clarisse possa vivere senza alcuna rendita terriera, diversamente dalle usanze del tempo. L’autorizzazione poi arriva ma la fiction trascura di dire che Chiara e le sue sorelle vissero, com’era naturale, oltre che di elemosina, dei proventi ricavati dalla vendita dei lavori realizzati in convento, in piena contaminazione quindi con le odiate regole del mercato.

I rapporti tesi fra Francesco e la Chiesa del tempo finiscono per far assomigliare  in modo antistorico, le idee del santo ai tanti movimenti pauperisti di quel tempo. Liliana Cavani trascura di sottolineare la peculiarità del suo messaggio: la volontà di non fare nulla che fosse al di fuori del mantello di Madre Chiesa e il suo modo di esaltare la natura (niente prediche agli uccelli, niente colloquio con il lupo in questa versione), segno tangibile della generosità del suo Creatore. Quest’ultimo aspetto era particolarmente significativo perché si poneva in palese contrasto con i movimenti dualisti del tempo, come i Catari, che vedevano un conflitto irrisolvibile fra la materia e lo spirito.

La fede del Francesco della Cavani sembra costituire un anticipo del protestantesimo: il vero messaggio di Cristo va scoperto non nella dottrina della Chiesa ma nel Vangelo e nel “vento”. Espressione generica che più che far riferimento allo Spirito Santo sembra l’invito a obbedire a una forma di sentimentalismo del subconscio. La scena in cui Francesco parla a un gruppo di giovani  sembra il sermone di uno dei tanti predicatori d’oltre Oceano di oggi:  ogni frase  che Francesco dice viene intercalata  dal pubblico:con dei:  “si!” ,“giusto!”, “siamo con te!”.

Come chicca finale ci viene presentato un Francesco fautore della teoria dell’inferno vuoto; conclusione necessaria, secondo lui, perché Dio è misericordioso. E’ un modo di confondere la misericordia con il buonismo e di negare la reale libertà dell’uomo, pienamente responsabile dei suoi atti, nel bene come nel male.

Ben tratteggiato l’incontro con il sultano (d’altronde non abbiamo informazioni su cosa si dissero realmente i due uomini): Francesco beneficia della famosa ospitalità araba e viene anche curato agli occhi in omaggio alla fama della medicina mediorientale del tempo.

Autore: Franco Olearo


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