IL MIO AMICO NANUK

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Titolo Originale: Midnight Sun
Paese: CANADA, ITALIA
Anno: 2014
Regia: Roger Spottiswoode Brando Quilici (scene nell'Artico)
Sceneggiatura: Bart Gavigan
Produzione: MEDIA-MAX, HD PRODUCTIONS, ORIGINAL PICTURES, ROB HEYDON PRODUCTIONS
Durata: 98
Interpreti: Dakota Goyo, Goran Visnjic, Bridget Moynahan, Kendra Leigh Timmins

Il quattordicenne Luke vive nel Canada del Nord con sua madre, una biologa che studia la vita delle balene e sua sorella. Il padre è morto durante una sfortunata spedizione sui ghiacci. Una sera, Luke trova un cucciolo di orso che si aggira tutto solo nel garage, perché la madre è stata catturata e riportata sul pack. Muktuk, una guida esperta, mezzo Inuit e mezzo canadese, gli fa sapere che il cucciolo non potrà vivere a lungo se non ci sarà la madre ad addestrarlo.. Luke, approfittando dell’assenza della madre, partita per una spedizione scientifica, prende la slitta, carica il piccolo orso a cui ha dato il nome di Nanuk e punta verso Nord. Muktuk, appena lo viene a sapere, parte con la slitta per rintracciarlo. Lo fa anche se sa che la madre di Luke non lo stima, perché lo ritiene responsabile della morte del marito…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo riesce a riportare un cucciolo di orso dalla sua mamma ma mette in grande apprensione i suoi familiari
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film si fa apprezzare per le belle riprese dell’Artico; meno convincente la sceneggiatura

Ai bambini e agli adulti amanti degli animali piacerà senz’altro questo film dove le stupende scenografie del Polo Nord fanno da sfondo a una storia alla Free Willy che punta tutto sul legame misterioso che unisce da sempre i ragazzi ai cuccioli di animali. La situazione che innesca il racconto è sicuramente drammatica, nella fiction come nella realtà,  perché un cucciolo di orso deve vivere in simbiosi con la madre per quasi due anni, altrimenti non sarà in grado di apprendere tutto ciò che è necessario per vivere in un ambiente così ostile. Ne sanno qualcosa i produttori del film: separare un cucciolo di orso da sua madre sarebbe stato praticamente impossibile, né le tribù Inuit che si sentono i responsabili della conservazione dell’equilibrio di quell’immenso territorio, lo avrebbero mai permesso. E’ stato quindi deciso di prendere un orso cucciolo da uno zoo cinese che era rimasto orfano e fargli compiere un lunghissimo viaggio per portarlo fino in Canada.

Com’è facilmente immaginabile, la trama punta tutto sugli aspetti avventurosi di un inseguimento che si svolge attraverso una natura inospitale: tempeste di neve, rottura dei ghiacci, difficoltà di comunicazione. La sceneggiatura non è però il forte di questo film (8 amici da salvare del 2006 era molto meglio costruito) che sembra procedere con logica seriale (risolto un problema, se ne forma un altro) e voler stabilire un implicito patto con lo spettatore che invece di venir coinvolto in una storia drammatica sembra venir trasportato attraverso le diverse stazioni di un parco dei divertimenti. Il valore del film sta altrove in una realistica rappresentazione dell’Artide (grazie alle riprese del nostro Brando Quilici) sia nel bene che nel male. Orsi bianchi, volpi artiche, foche, trichechi, balene e l’impressionante narvalo arricchiscono con la loro presenza le immagini del film e confermano quanto Muktuk dice al ragazzo: “l’Artico non è un deserto: è pieno di vita”. Per converso il passaggio continuo di navi rompighiaccio ferisce l’equilibrio dell’ambiente e piccoli aeroplani ad elica trasportano bracconieri in cerca delle loro vittime.

Particolarmente riuscita è la sequenza dell’incontro di Muktuk e di Luke con le tribù degli Inuit intenti alla caccia delle balene. Usano metodi antichi (dalle barche lanciano arpioni) e poi tutti assieme tirano a riva la balena catturata. Un solo esemplare sarà loro sufficiente per tutto l’inverno.

Autore: Franco Olearo


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