DRAGON TRAINER 2

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Titolo Originale: How to Train your Dragon 2
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Dean Deblois
Sceneggiatura: Dean Deblois (dai romanzi di Cressida Cowell
Produzione: Dreamworks Animation/Mad Hatter Entertainment
Durata: 100
Interpreti: Voci originali di Gerard Butler, Jay Baruchel, Cate Blanchett, America Ferrera, Jonah Hill, Kit Harington, Djimon Hounsou

Sono passati cinque anni dall’ultima volta che lo abbiamo visto, Hiccup è cresciuto e la sua amicizia con il drago Sdentato è diventata ancora più profonda. Come lui anche gli altri vichinghi di Berk hanno imparato a vivere in armonia con i draghi. L’unico problema è che Stoik è deciso ad affidare al figlio le responsabilità di capo, mentre Hiccup preferisce lanciarsi in sempre più spericolate esplorazioni. In una di queste incontra il misterioso Cavaliere dei draghi, che altri non è che qualcuno di molto importante per il suo passato… Ma una terribile minaccia incombe sui draghi di Berk e i loro cavalieri dovranno fare di tutto per salvarli.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film costituisce una riflessione sull’educazione di un capo e sulle difficili decisioni da prendere quando si profila una guerra ma anche un viaggio nella riscoperta dei legami familiari
Giudizio Artistico 
 
Il film mostra, oltre a una straordinaria efficacia di un’animazione, la capacità di affrontare temi ponderosi con intelligenza e tocchi di reale profondità

Tornano a qualche anno di distanza (ma il tempo è passato anche per i protagonisti, che così possono affrontare dilemmi e sfide più adulti) le avventure del giovane vichingo Hiccup e del suo drago Sdentato. Il secondo film della saga (che, visto il successo al botteghino, dovrebbe proseguire oltre, come i libri di Cressida Cowell da cui è tratta) torna a conquistare il pubblico innanzitutto con il gioioso senso di libertà che le avventure aeree dei suoi eroi comunicano (e il 3D in questo caso può valere il prezzo del biglietto) e la straordinaria efficacia di un’animazione sempre più in grado di creare una realtà fantastica e credibile allo stesso tempo.

Il valore della pellicola non sta, però, soltanto nella sua pur eccezionale animazione (che ci fa conoscere nuove e magnifiche specie di draghi e paesaggi polari fantastici) ma anche nella capacità di affrontare temi ponderosi con intelligenza e tocchi di reale profondità.

Qui a entrare in gioco è il delicato passaggio dell’assunzione di responsabilità di un giovane eroe che ha già dimostrato il proprio valore, tra l’altro uscendo dalla sfida con il cuore più grande, ma menomato nel fisico quanto il suo drago. Del loro “handicap”, però, Hiccup e Sdentato hanno fatto una forza che li spinge ancora di più verso l’ignoto. Essere capo, come lo vorrebbe il padre Stoik, significa però non sfidare solo se stessi, ma rispondere alle esigenze di un popolo e prendersene la responsabilità. Un compito che diventa più urgente quando all’orizzonte si presenta un nemico senza pietà, contro cui il dialogo, che il giovane Hiccup persegue con ammirevole coerenza, si mostrerà inutile.

Questo secondo episodio di Dragon Trainer è quindi da un lato una riflessione sull’educazione di un capo e sulle difficili decisioni da prendere quando si profila una guerra (pensare a difendersi o cercare il dialogo? Perseguire il compromesso o trincerarsi nella propria posizione? Combattere il nemico o cercare di “convertirlo”?), ma anche a sorpresa un viaggio nella riscoperta dei legami familiari che coinvolgerà oltre Hiccup anche Stoik (impossibile rivelare come senza rovinare una delle sorprese del film).

Se nella parte centrale il film si perde in qualche divagazione di troppo, nell’ultima parte, quando tutte le fila vengono tirate, la pellicola diventa capace di offrire autentici dilemmi (in parte legati anche alla natura dell’amicizia tra Hiccup e Sdentato, duramente messa alla prova dalle circostanze) e, fedele ad un’impostazione vista già nel primo episodio, non rifugge dall’affrontare il dolore e il lutto in modo singolare per un film “per bambini”.

Accanto al dramma, all’avventura e al romanticismo (Gerard Butler, a suo tempo ottimo interprete de Il fantasma dell’opera, ha qui un’altra occasione per esibirsi nel canto), non manca lo spazio per la commedia e le gag, garantite, nell’originale, anche da un ottimo cast vocale di comprimari, che comprende alcuni comici di sicuro valore. Qualche doppio senso di troppo si fa perdonare in uno di quei rari film capaci di unire un autentico senso di evasione con quella commozione che solo le verità più profonde sanno dare. Non a caso è proprio questa la caratteristica che un esperto come J. R. R. Tolkien attribuiva alle più grandi fiabe.

Autore: Laura Cotta Ramosino


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