DON MATTEO 9

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Titolo Originale: Don Matteo 9
Paese: Italia
Anno: 2014
Regia: Monica Vullo, Luca Ribuoli, Jan Michelini
Sceneggiatura: ALESSANDRO BENCIVENNI, ENRICO OLDOINI, DOMENICO SAVERNI con la collaborazione di ALESSANDRO JACCHIA, ALESSANDRA CANEVA, adattamento soggetto di serie MARIO RUGGERI UMBERTO GNOLI, ELENA BUCACCIO, CARLO MAZZOTTA
Produzione: Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction
Durata: 60' su RAI1 a partire dal 6 gennaio 2014
Interpreti: TERENCE HILL, NINO FRASSICA, SIMONE MONTEDORO, NADIR CASELLI,ANDRES GIL, LAURA GLAVAN, GIORGIA SURINA

In questa nuova serie il capitano Tommasi e il maresciallo Cecchini sono stati trasferiti da Gubbio a Spoleto. Anche don Matteo li raggiunge nella nuova sede, sulla “spinta” delle raccomandazioni di Cecchini. Il capitano ora è vedovo e si prende cura di Martina, sua figlia di quattro anni. Sono arrivate a Spoleto altre due donne: il Pubblico Ministero Bianca che conosce Tommasi dai tempi di scuola e la svagata e un po’ leggera Lia, che ha raggiunto lo zio Cecchini dopo aver studiato negli Stati Uniti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Don Matteo è espressione di un’ottima compenetrazione fra un atteggiamento molto umano nei confronti del prossimo e un'ispirazione soprannaturale, che sfocia in atteggiamenti di misericordia verso chi ha sbagliato
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un’ottima sceneggiatura sincronizza come un orologio, senza perdita di tensione, gli avvenimenti polizieschi e familiari anche se in questa serie è più evidente il “meccanismo” che sottende il racconto. Manca ancora all’appello una storia d’amore portante che consenta di approfondire la psicologia dei personaggi.

E così, ridendo e indagando, si è arrivati a Don Matteo 9.

Rispetto a Don Matteo 8 ci sono delle indubbie novità: il trasferimento della location da Gubbio a Spoleto, la “morte improvvisa” di Patrizia, la moglie del capitano Tommasi che è rimasto solo con la figlia  Martina di 4 anni (espediente narrativo probabilmente necessario per costruire nuove vicende sentimentali), ma gli elementi chiave che hanno decretato il successo della serie ci sono tutti a partire da Don Matteo (un Terenche Hill sempre più scatenato in bicicletta)  e dal maresciallo Cecchini (Nino Frassica).

Serie vincente non si cambia (i dati di ascolto lo confermano: le puntate oscillano fra gli 8 e i 9 milioni di spettatori). L’alchimia della serie è quella di giocare su più piani e di tenerli armoniosamente collegati. C’è la componente poliziesca (ad ogni puntata viene risolto un caso, o meglio, è don Matteo che risolve i casi un momento, prima dei carabinieri), la componente comica, tutta sulle spalle di Nino Frassica, con il capitano Tommasi in funzione di appoggio. Trasversalmente alle puntate si sviluppano le vicende dei singoli personaggi, con varie età in modo da interessare un po’ tutte le fasce di telespettatori. Si va dalle piccole Ester e Martina ai giovani ribelli  Tomàs e Laura, entrambi sotto le ali protettive di don Matteo. Ci sono anche due nuove entry, foriere di prossimi sviluppi: la giovane Lia, nipote di Cecchini, maldestra e incasinata e il Pubblico Ministero Bianca, amica d’infanzia del capitano.

Ad avvolgere tutto e tutti c’è don Matteo, paziente, molto umano, sempre attento a vedere ogni persona per quello che è realmente, al di là di ciò che appare. Ogni puntata ha una saggezza da trasmettere: di fronte a certi fatti che avvengono si fronteggiano due modi diversi di reagire: quello della legge, dell’analisi dei fatti obiettivi, della logica del contrappasso secondo cui chi sbaglia va punito e quello di Don Matteo: lui fa le indagini a modo suo, guardando le persone negli occhi per cercar di comprendere il loro reale stato d’animo e se qualcuno ha sbagliato, lo aiuta a comprendere le sue debolezze e a porvi rimedio, perché per ognuno c’è sempre speranza. Contribuisce a sostenere questa impostazione il fatto che i crimini sono quasi tutti di tipo preterintenzionale e la vittima spesso non muore ma c’è la speranza di una ripresa. Quella di don Matteo è una fede viva, fattiva che parte da un atteggiamento molto umano per poi sfociare nel soprannaturale, un don Matteo che cerca di essere mediatore della Misericordia Divina. Fin dalle prime puntate della serie appare più deciso l’impegno di trasmettere messaggi cristiani: vediamo don Matteo riflettere sul Vangelo o parlare direttamente di Gesù a persone che hanno bisogno di speranza. Se ad ogni puntata c’è un caso poliziesco da risolvere, viene anche affrontato, ad ogni puntata un tema eticamente sensibile: giovani ribelli e irrequieti, madri che hanno abbandonato i loro figli, convivenze, la cura verso le persone in stato vegetativo.

Tutto bene quindi salvo qualche incrinatura che si percepisce nelle prime puntate: il successo della serie è stato decretato per la vivacità e profondità dei personaggi a cui ci si affeziona puntata dopo puntata, non certo dall’intreccio narrativo in sé. Ora il  “meccanismo” e la ripetitività della struttura narrativa appare  più scoperto: le parti comiche non sono irresistibili, la componente gialla non riserva troppe sorprese ma sopratutto manca finora il calore degli incontri/scontri fra  personaggi: la serie 8 era risultata vivace  proprio dal rapporto fra il capitano e Patrizia, in un loro continuo (molto moderno) cercare di stare uniti ma al contempo cercare di progredire nella propria carriera. In Matteo 9 vere storie d’amore non sono ancora sbocciate e il capitano Tommasi si limita per ora a fare da spalla comica a Nino Frassica. E’ ancora troppo poco. La sua bonomia, il suo facile cedere a ricatti familiari, finiscono per fargli perdere perfino la sua dignità di capitano dell’Arma.  

Siamo fiduciosi che le prossime puntate ci riserveranno nuove sorprese.

Autore: Franco Olearo


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