RATATOUILLE

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Titolo Originale: Ratatouille
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Brad Bird
Sceneggiatura: Brad Bird
Produzione: Brad Lewis, John Lasseter e Andrew Stanton per Pixar Animation Studios/Walt Disney Pictures
Durata: 117

Remy sogna di diventare un grande chef e avrebbe tutte le doti necessarie per realizzare il suo sogno… non fosse che è un topo e la sua straordinaria capacità di distinguere odori e sapori tra i suoi simili non riceve l’apprezzamento che merita. Ma il destino ha qualcosa in serbo per lui: separato dalla sua famiglia e guidato dallo spirito del grande chef Gusteau, Remy giunge in uno dei più esclusivi ristoranti di Parigi, dove stringe un’improbabile alleanza con lo sguattero Linguini. Insieme i due ridanno lustro al ristorante di Gusteu, ma ad attenderli al varco c’è la prova più difficile: affrontare il terribile critico Anton Ego.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film sa affrontare, attraverso un racconto semplice e pieno di ritmo, argomenti molto profondi, come il conflitto tra il bisogno di essere fedeli a se stessi e la lealtà verso i legami (familiari, ma non solo) che ci costituiscono
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ratatouille ha la grazia e la genialità dei migliori film della Pixar e sa affrontare, attraverso un racconto semplice e pieno di ritmo, argomenti molto profondi

Una caratteristica comune degli eroi della Pixar (da Nemo ai babau diMonsters  fino a Saetta McQueen diCars e alla famiglia di supereroi deGli Incredibili ) è quella di trovarsi (o di mettersi) in situazioni apparentemente in totale contrasto con la loro natura per poi riuscire a cavarsela scoprendo dentro di sé una sorgente di forza inaspettata.

Anche il topo Remy è a suo modo davvero un incredibile, dato che, diversamente da tutti i suoi simili, non riesce proprio ad accontentarsi di andare avanti a spazzatura ma, guidato da un gusto e da un olfatto sopraffini e spinto dal motto del celeberrimo (ma defunto) chef Gusteau, “Tutti possono cucinare”, è deciso a diventare a sua volta un cuoco.

Il sacro fuoco dell’arte culinaria non potrebbe, però, avere alcuno sbocco se il topino (a dir la verità proprio un ratto, anche se grazioso) non si imbattesse in un altro outsider disgraziato.

Si tratta dello sguattero Linguini, privo di qualunque talento gastronomico, ma figlio segreto del suo mentore Gusteau e neoassunto di quello che era stato il ristorante cinque stelle del maestro, che ora tira avanti riciclando all’infinito le ricette del suo fondatore senza che nessuno osi modificarle di una virgola.

Non ci vuole molto perché i due formino una società, con il topo a dirigere le operazioni manovrando il suo protetto come un burattino tirandogli i capelli e Linguini a cercare di gestire una fama improvvisa che presto gli fa perdere la testa.

Mentre Linguini trova l’aiuto (e forse anche l’amore) della bella cuoca Colette (lei pure, in quanto donna, un po’ un outsider delle cucine), a mettere i bastoni tra le ruote ai due il nuovo odioso chef del ristorante (che se ne frega delle stelle ma fa i soldi con i cibi preconfezionati) e un critico incontentabile che sembra avere un conto personale aperto con Gusteu.

A risolvere una situazione che, tra equivoci e imprevisti, si fa presto disperata sarà laratatouille del titolo, che dimostrerà di avere proprietà paragonabili alla famosa madeleinedi prustiana memoria.

Ratatouille ha la grazia e la genialità dei migliori film della Pixar (anche se forse l’inizio potrà risultare un po’ lento per una parte del pubblico) e sa affrontare, attraverso un racconto semplice e pieno di ritmo, argomenti molto profondi, come il conflitto tra il bisogno di essere fedeli a se stessi e la lealtà verso i legami (familiari, ma non solo) che ci costituiscono, il rapporto tra tradizione e creatività personale, il senso della creazione artistica e il coraggio necessario per riconoscere il bello e il buono.

Proprio quest’ultimo tema, niente affatto facile è affrontato nella recensione finale di Ego e diventa un grande inno alla dignità di ogni atto creativo e al rispetto che chiunque gli dovrebbe, ma è anche un sottile discorso metacinematografico sul valore e il ruolo della critica.

Il topo Remy è un vero artista, che sa “vedere” i sapori delle cose in modo più profondo degli altri, ma che nello stesso tempo desidera creare qualcosa di nuovo, arricchire il mondo attraverso accostamenti sorprendenti. Se questa non è poesia, cos’altro lo è? Ma come spesso accade per l’arte e la letteratura, il grande capolavoro nasce dall’incontro tra tradizione e novità: per far vivere le ricette di Gusteau non si può semplicemente riprodurle all’infinito nello stesso modo (anche quando si sono dimostrate evidentemente sbagliate), come fanno al ristorante, ma occorre farle rivivere aggiungendo il proprio contributo.

Nonostante l’ambientazione francese (che offre l’occasione per alcune indimenticabili gag ispirate alla proverbiale snobberia transalpina) il messaggio di Ratatouille è un democratico invito a far valere il proprio talento e costruirsi il proprio futuro in puro stile american dream e Remy è un autentico self made rat, anche se non manca nel finale un recupero non scontato del valore della famiglia (alla diserzione del personale del ristorante pone rimedio un esercito di ratti che neanche Cenerentola si sarebbe potuta sognare).

Come riconosce saggiamente Ego, è vero che forse non tutti siamo degli artisti, ma è anche vero che in ognuno di noi se può nascondere uno, se solo sappiamo rimanere fedeli a quello che siamo, zampe (lavate), pelo, gusto e tutto il resto.

  

Autore: Laura Cotta Ramosino


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