Fantasia

PADDINGTON 2

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/14/2017 - 11:50
 
Titolo Originale: Paddington 2
Paese: Regno Unito, Francia
Anno: 2017
Regia: Paul King
Sceneggiatura: Paul King e Simon Farnaby
Produzione: HEYDAY FILMS, MARMALADE FILMS LTD., STUDIO CANAL
Durata: 95
Interpreti: Brendan Gleeson, Sally Hawkins, Hugh Grant, Hugh Bonneville

Paddington è un giovane orso dal cuore d’oro, che ha attraversato l’Atlantico a bordo di una scialuppa e ora vive a Londra con la sua famiglia adottiva. Ma non si è dimenticato di zia Lucy, l’orsa che lo ha cresciuto nel “Misterioso Perù”, e per il suo centesimo compleanno vorrebbe regalarle un libro pop-up. L’impresa si rivelerà più ardua del previsto…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’orsetto Paddington ha la grande capacità di far diventare migliori tutti coloro che diventano suoi amici, anche i più improbabili
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
C’è molta ironia in Paddington 2, e un cast di personaggi che funziona, sorretto da attori divertenti (e divertiti), dialoghi brillanti e un certo gusto per la caratterizzazione macchiettistica, senza mezzi toni, come esige la vivacità un po’ caricaturale del feuilleton
Testo Breve:

L’orsacchiotto Paddington, uno dei personaggi più amati della letteratura inglese per l’infanzia, ritorna sugli schermi con un film a tecnica mista per farci ridere con ironia in una fiaba in stile retrò

Londra, 1956. Uno scrittore vede un orso di pezza abbandonato tra gli scaffali, in un negozio vicino alla stazione. Ha l’aria smarrita, come i bambini ebrei che ai tempi del nazismo migravano in Gran Bretagna per salvarsi dalla guerra. Spinto dai ricordi, l’uomo si ritrova a fantasticare su un orso che viene da lontano, dandogli il nome del posto in cui lo ha trovato. E fu così che Michael Bond inventò Paddington, uno dei personaggi più amati della letteratura inglese per l’infanzia. Dopo aver ispirato decine di romanzi, l’orsacchiotto dal montgomery blu arriva al cinema nel 2014, con un film di grande successo, che mescola computer grafica e riprese dal vivo. Realizzato dallo stesso studio indipendente e con il grosso dello staff rimasto invariato, Paddington 2 non è l’adattamento diretto di un libro di Bond, ma resta fedele allo spirito della saga, rispecchiandone i temi di fondo e la deliziosa aura vintage.

La trama si articola su due piani: la storia di un ‘angelo viaggiatore’, capace di cambiare il mondo con la sola forza della sua gentilezza, e il racconto d’avventura, fatto di cacce al tesoro e fughe rocambolesche, in un crescendo di rivelazioni che ingrana subito e avanza a passo spedito verso il finale, strizzando l’occhio alla narrativa popolare di metà Ottocento e all’epoca d’oro di Hollywood. Questa dinamica è evidente quando Paddington finisce in prigione per un furto che non ha commesso: quello del libro pop-up di Madame Kozolska, in realtà una mappa per accedere alle sue ricchezze, ora nelle grinfie di un fantomatico ladro. Nel tentativo di riabilitarsi agli occhi dei suoi cari, Paddington riuscirà a tornare a casa, trascinando con sé una schiera di improbabili aiutanti: i suoi compagni di cella. Contagiati dalla dolcezza dell’orso—e dei suoi panini alla marmellata d’arance—, il collerico cuoco ‘Nocche’ e gli altri detenuti non si limitano ad architettare spericolati piani di evasione, ma diventano persone migliori, in grado di sacrificare i propri interessi quando c’è in gioco la felicità del loro amico.

C’è molta ironia in Paddington 2, e un cast di personaggi che funziona, sorretto da attori divertenti (e divertiti), dialoghi brillanti e un certo gusto per la caratterizzazione macchiettistica, senza mezzi toni, come esige la vivacità un po’ caricaturale del feuilleton. Non stupisce quindi che a contrastare questo moderno orfanello di peluche, buono fino al midollo e altrettanto incline a combinare guai, sia un cattivo dickensiano come Phoenix Buchanan, camaleontica star in declino disposta a tutto pur di tornare alla ribalta: una spassosa parodia del ‘divo’ interpretata da Hugh Grant. Ma il piatto forte della pellicola è il suo stile leggero e sognante, abilissimo nell’intrecciare slapstick, azione e commedia con la poesia del linguaggio per immagini, che incanta lo spettatore e lo trasporta in una Londra meravigliosa, tra navi di carta e fiere del vapore, mongolfiere di patchwork e dolci color pastello.

In questo suo amore per la visibilità Paddington 2 è davvero pura animazione, e non un semplice sequel ma un’opera di oggi, con un messaggio molto più attuale di quanto non appaia a prima vista, sull’accoglienza e le buone maniere come stile di vita. Il tutto sotto forma di fiaba retrò, che intrattiene dalle prime scene ai (gustosissimi) titoli di coda, e piacerà a tutta la famiglia. Forse anche più della marmellata di arance.

Autore: Maria Chiara Oltolini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL DRAGO INVISIBILE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/14/2017 - 09:05
 
Titolo Originale: Pete’s Dragon
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: David Lowery
Sceneggiatura: Toby Halbrooks e David Lowery
Produzione: WALT DISNEY PRODUCTIONS
Durata: 102
Interpreti: con Oakes Fegley, Bryces Dallas Howard, Wes Bentley, Karl Urban, Robert Redford

Pete ha solo sette anni quando, in viaggio con mamma e papà in cerca di avventura, viene coinvolto in un tremendo incidente d’auto, che costa la vita ad entrambi i genitori. Pete però è anche un ragazzino sveglio e coraggioso, e dopo il tremendo impatto, da cui esce illeso, si addentra nel bosco. Qui farà perdere per anni le proprie tracce, imparando a vivere come una sorta di Mowgli, e proprio qui incontrerà Elliot, un drago all’apparenza minaccioso, che si rivela però nel tempo un amico prezioso, quasi una sorta di angelo custode.

Valutazioni
Il film non divide tanto i buoni dai cattivi (alla fine tutti sapranno riconoscere dove sta il bene), quanto tra coloro che mantengono il cuore spalancato e la mente sgombra da pregiudizi, e coloro che invece hanno perso la semplicità e la fiducia dei bambini e si fidano solo di se stessi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film, pur con qualche debolezza a livello di intreccio, si presenta come un prodotto curato e piacevole
Testo Breve:

Il piccolo Pete, rimasto orfano, vive da solo nel bosco ma alla fine sarà il drago Elliot il suo amico più fidato. Un racconto sull’importanza di avere un cuore semplice e una mente sgombra da pregiudizi

Liberamente ispirato a un altro film Disney per ragazzi del 1977, Elliot il drago invisibile, Pete’s Dragon si presenta come la rivisitazione contemporanea di una amicizia senza tempo tra un bambino orfano e indifeso e una creatura leggendaria, contro cui vige più di un pregiudizio. Se nella versione anni Settanta la Disney puntava sulla tecnica mista, mettendo insieme live action e animazione, e inserendo frequenti momenti musical, nella versione odierna vengono completamente estromessi i riferimenti musicali e nel realizzare il drago si fa affidamento solo alla computer grafica. Le sembianze fumettistiche del drago nella vecchia versione, che già nell’aspetto rivelavano la sua natura bonacciona, sono qui abbandonate in favore di una connotazione “ferale”, più vicina all’immaginario collettivo cui è tradizionalmente legato questo animale mitologico. Nonostante l’aspetto, però, fin da subito la natura di Elliot si rivela per quello che è, dimostrando la propria amicizia nei confronti di Pete e prendendosi cura di lui, e manifestando atteggiamenti ostili solo per difendersi da quegli “adulti” che, dando per scontato che egli sia una creatura pericolosa e malvagia, si gettano d’istinto contro di lui nel tentativo di catturarlo.

L’umanità che ritroviamo ne Il Drago Invisibile non è tanto divisa tra buoni e cattivi, né tra bambini e adulti, quanto tra coloro che mantengono il cuore spalancato e la mente sgombra da pregiudizi, e coloro che invece hanno perso la semplicità e la fiducia dei bambini e si fidano solo di se stessi. Nel primo schieramento ritroviamo Pete e gli adulti che prestano fede alle sue parole, disposti a guardare la realtà da una prospettiva diversa da ciò che sembra; del secondo invece fanno parte coloro che non si fidano, e guardano a Elliot solo come a un mostro. Tale distinzione però si dimostra nel finale non del tutto infrangibile: di fronte all’evidente bontà del drago anche i più convinti sostenitori della sua pericolosità possono cambiare idea.

Il film, pur con qualche debolezza a livello di intreccio (in alcuni punti manca di originalità, in altri di verosimiglianza), si presenta come un prodotto curato e piacevole, non solo per i più piccoli. Anche gli adulti infatti da un lato godranno delle manifestazioni di stupore dei bambini di fronte ai volteggi di Elliot e Pete, dall’altro verranno probabilmente colti da una commossa nostalgia, al ricordo (abbastanza prevedibile e non casuale) del volo di Atreiu in groppa a Falkor, il drago volante della Storia Infinita, un cult del genere fantastico degli anni Ottanta

Autore: Miriam Farabegoli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FALLEN

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/30/2017 - 07:42
Titolo Originale: Fallen
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Scott Hicks
Sceneggiatura: Nichole Millard, Kathryne Price
Produzione: MAYHEM PICTURES, LOTUS ENTERTAINMENT, SILVER REEL
Durata: 91
Interpreti: Addison Timlin, Jeremy Irvine, Harrison Gilbertson, Joely Richardson

La diciassettenne Lucinda “Luce” Price, accusata di aver provocato in passato la morte di un ragazzo, inizia a frequentare la Sword & Cross Academy, un istituto a metà tra collegio e riformatorio. Fin da quando è piccola, Luce ha delle visioni che lei chiama “ombre” e che peggiorano proprio con il suo ingresso alla Sword & Cross. Qui la giovane incontra Daniel, un misterioso ragazzo da cui si sente attratta e il cui volto le risulta stranamente familiare e Cam, un giovane altrettanto tenebroso, che inizia a corteggiarla. Solo in seguito Luce scoprirà che Daniel e Cam sono in realtà due angeli caduti che si contendono il suo amore da secoli, e che lei stessa è il frutto di una reincarnazione dovuta a una maledizione.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
l film mescola in modo confuso religione ed esoterismo, battesimo e maledizione, amore e salvezza eterna. Si parla di Chiesa ma anche di reincarnazione, concetto del tutto estraneo al Cristianesimo.
Pubblico 
Maggiorenni
Riferimenti a Satana, mescolanza di religione ed esoterismo, violenza, scene impressionanti nel limite del genere.
Giudizio Tecnico 
 
Fallen non emoziona e non coinvolge. La sensazione è di smarrimento e di confusione, non di suspence e curiosità
Testo Breve:

Una ragazza che vive in un riformatorio viene frequentata da due giovani che in realtà sono degli angeli decaduti. Un film rivolto agli adolescenti che non convince, pieno di riferimenti all’esoterismo, alla maledizione, alla reincarnazione

Fallen è l’adattamento cinematografico del primo volume della saga fantasy young adult firmata da Lauren Kate e pubblicata nel 2009 negli Stati Uniti. L’atmosfera gotica, le visioni di Luce e i continui riferimenti alla caduta degli angeli e alla lotta tra Bene e Male, collocano subito il film all’interno del thriller, del paranormale e del fantasy. A popolare questa nuova storia d’amore adolescenziale non sono più vampiri e licantropi “alla Twilight”, ma affascinanti angeli caduti, “fallen” appunto, che non hanno saputo schierarsi al momento dello scontro tra Dio e Lucifero.

In primo luogo il film è contraddittorio da un punto di vista narrativo: per esempio, la rigidità e la severità con cui Luce viene introdotta all’interno della Sword & Cross contrasta con la totale libertà di cui in realtà la giovane gode, insieme agli altri ragazzi dell’istituto che, in quanto “problematici”, dovrebbero essere controllati costantemente. Inoltre, il film mescola in modo confuso religione ed esoterismo, battesimo e maledizione, amore e salvezza eterna. Si parla di Chiesa (peraltro in modo oscuro e inquietante), ma anche di reincarnazione, concetto del tutto estraneo al Cristianesimo. Continui sono i riferimenti alla lotta tra angeli, con la citazione di Paradiso Perduto di Milton, e alla presenza terrestre del demonio, dalle statue alle scritte presenti nel collegio. Dal momento che il film si rivolge a un pubblico per lo più adolescenziale, è comprensibile come una tale commistione di temi religiosi ed esoterici possa destabilizzare e ingenerare confusione in un target così delicato.

Il film costruisce il proprio appeal su alcuni elementi classici delle storie d’amore adolescenziali (e fantasy in particolare), come il triangolo amoroso, la storia d’amore impossibile che si dipana attraverso i secoli, la diversa natura dei personaggi in gioco (in questo caso angeli, demoni e umani) e l’irresistibile attrazione fisica tra la ragazza bella, ma incompresa e il ragazzo ancor più bello, ma sfuggente. Fallen non va però più in là di questo, perché non emoziona e non coinvolge. Il finale aperto, che lascia presagire un sequel cinematografico, in linea con la saga letteraria, spiazza lo spettatore perché lascia aperti troppi interrogativi sulla storia, senza chiarire davvero gli snodi narrativi fondamentali. La sensazione è di smarrimento e di confusione, non di suspence e curiosità, e la distanza con cui i personaggi ci vengono presentati, non suscita interesse sul destino dei loro percorsi e sullo sviluppo della trama. 

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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C'ERA UNA VOLTA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/20/2016 - 08:58
Titolo Originale: Once Upon a Time
Paese: USA
Anno: 2011
Sceneggiatura: Edward Kitsis, Adam Horowitz
Durata: 43' a puntata
Interpreti: Ginnifer Goodwin, Jennifer Morrison, Lana Parrilla, Josh Dallas, Jared S. Gilmore, Robert Carlyle, Emilie de Ravin, Colin O'Donoghue

C'era una volta una foresta incantata popolata da tutti i classici personaggi delle fiabe più note al mondo. Un giorno una regina-strega cattiva per vendetta scaglia su di loro una maledizione che li trasporta in una dimensione dove la magia non esiste e tutti perdono la memoria della propria identità, in un luogo chiamato Storybrooke. Ma l’uso della magia ha sempre un prezzo da pagare e un bambino alla ricerca della sua vera mamma riesce a rompere l’incantesimo e riportare la memoria a tutti i personaggi del mondo delle fiabe che abitano la cittadina di Storybrooke

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Le riflessioni morali che le fiabe da sempre convogliano attraverso la fantasia in questa serie vengono sviluppate in modo esponenziale perché i personaggi, inseriti nel mondo reale, assumono caratteristiche sempre più umane e, sebbene vivano situazioni del tutto straordinarie, affrontano problematiche morali assai concrete. La libertà individuale, la scelta tra il bene e il male, tra ciò che è facile e ciò che è difficile, l’esigenza di redimersi, perdonare e continuare a sperare sono situazioni che si propongono di continuo all’interno delle diverse e numerose vicende che la serie racconta
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Once upon a time si avvale di due sceneggiatori di grande esperienza, Edward Kitsis e Adam Horowitz, già ideatori di una serie di grande successo come fu Lost. Insieme creano una struttura narrativa sorprendente e umanamente molto avvincente. Con il contributo della Disney inoltre anche le ambientazioni e i costumi nel corso delle stagioni si fanno via via sempre più curati.
Testo Breve:

Gli autori di Lost si sono impegnati a far rivivere le favole raccontate dai film di Walt Disney riportandoli tutti insieme al giorno d’oggi. I celebri protagonisti diventano persone umane come noi, impegnate a distinguere il bene dal male

Cosa accadrebbe se tutti i personaggi delle fiabe più belle e più note al mondo avessero l’opportunità di interagire tra loro in un mondo parallelo? E cosa succederebbe se poi questi stessi personaggi con le loro storie fossero improvvisamente catapultati nel nostro mondo ai giorni nostri? Once upon a time, la sorprendente serie ideata da Edward Kitsis e Adam Horowitz e prodotta dallarete ABC, lo racconta in modo così avvincente che dopo 5 stagioni  andate in onda è già in preparazione una sesta.

Dopo l’enorme successo della storica serie Lost, i due sceneggiatori sentivano l’esigenza di dedicarsi ad una serie tv del tutto nuova. Già da tempo coltivavano l’idea di attingere al modo della fiaba, non tanto per le storie da proporre quanto piuttosto per i personaggi. Dalla mitologia ai racconti popolari e d’autore, le fiabe hanno mostrato l’efficacia narrativa di una storia che segue un preciso percorso fatto di eroi, antagonisti, prove, oggetti magici e lieto fine, uno schema sempre simile ma che non pone alcun limite alla fantasia. Tuttavia secondo Edward Kitsis e Adam Horowitz l’aspetto davvero interessante da riscoprire nel rivisitare le fiabe sta soprattutto nel cercare di approfondire la conoscenza dei personaggi, dei loro sentimenti, delle loro aspirazioni e delle ragioni del loro agire. In questo modo le fiabe servono essenzialmente a raccontare la storia pregressa del personaggio, a chiarire il loro comportamento, e danno la spinta per le successive azioni.

Once upon a time quindi non è una semplice miscellanea di eroi e antagonisti le cui storie improvvisamente si mischiano, ma è il luogo in cui i protagonisti hanno modo di manifestare se stessi come persone uscendo dall’iconografia statica del racconto. Biancaneve, il Principe Azzurro, la Regina cattiva, Tremotino, Belle, Aurora e Cappuccetto rosso diventano persone vere e proprie con tutta la meravigliosa complessità e i limiti strutturali dell’essere umano ordinario. 

Anche gli eroi sbagliano e anche i cattivi possono redimersi: in breve questa potrebbe essere considerata la sostanza di Once upon a time. Una serie che, anche secondo suoi creatori, si fonda tutta sul concetto di speranza, come elemento strutturale della persona. Ogni personaggio infatti agisce e lotta non solo in funzione di quanto gli è accaduto in passato, ma soprattutto con l’obiettivo di conquistare o guadagnare la felicità, il lieto fine, per sé e per coloro che ama

Gli infiniti intrecci possibili tra le diverse fiabe nel corso di cinque stagioni hanno creato legami sorprendenti ma assai credibili tra personaggi noti e personaggi nuovi. L’intricata trama di questa serie è riuscita a creare e giustificare un collegamento logico e affettivo del tutto plausibile tra i vari protagonisti delle fiabe dando loro uno spessore e una profondità del tutto nuovi. I personaggi, con le loro criticità, i loro tormenti e le loro aspirazioni riprendono vita con una forma e una consistenza del tutto realistiche. Così la Regina cattiva, mossa dall’amore materno, desidera sforzarsi di diventare buona, Biancaneve, come moglie e madre, si trasforma in una dura guerriera e una regnante coraggiosa e Peter Pan diventa un egoista e machiavellico tiranno.

Anche gli stessi autori delle fiabe, come il giovane Henry, assumono una propria fisionomia e una diversa influenza sulle sorti delle vicende, da semplici inventori passano ad essere parte integrante delle storie e aprono riflessioni inaspettate tra i concetti di creazione e libertà della creatura.

Speranza, libertà, redenzione, bene e male sono i cardini su cui ruota ogni vicenda della serie e in relazione a questi ogni personaggio ha modo di vivere esperienze che lo portano a riflettere su stesso e sulla propria natura. Ogni personaggio compie un cammino di crescita fatto di prove e cadute che aprono in continuazione nuove ed avvincenti prospettive.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALICE ATTRAVERSO LO SPECCHIO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/08/2016 - 14:38
 
Titolo Originale: Alice Through the Looking Glass
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: James Bobin
Sceneggiatura: Linda Woolverton
Durata: 108
Interpreti: Johnny Depp, Anne Hathaway, Mia Wasikowska; Helena Bohnam Carter, Sacha Baron Cohen

Alice, capitano a bordo della Wonderland, compie imprese impossibili per riportare la nave integra a Londra. Qui trova ad accoglierla sua madre e una brutta notizia: per mantenere la proprietà della loro casa, Alice dovrà abbandonare la navigazione e cedere all'aristocratico Zanik la nave che, dopo la morte di suo padre, aveva condotto con tenacia e orgoglio. Mentre si trova a gestire questa ingiusta circostanza, Alice viene riportata dal brucaliffo nel mondo fantastico del bianconiglio. La ragazza, infatti, è l'unica che possa aiutare il Cappellaio Matto – che lentamente si sta spegnendo – a guarire dal doloroso ricordo della propria famiglia, persa, come aveva sempre creduto, durante la distruzione del villaggio in cui vivevano tutti insieme. Ora, a distanza di anni, ha le prove che i suoi genitori sono vivi e ritrovarli gli permetterebbe di riconciliarsi con il padre. Alice, così, parte per un viaggio attraverso il Tempo, che qui è un personaggio in carne e ossa, determinata a compiere un'impresa decisamente impossibile pur di salvare la vita al suo caro amico Cappellaio Matto.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nel narrare quanto sia fondamentale riconciliarsi con il proprio passato e con le persone che ne fanno parte e, talvolta quanto sia necessario perdonare, si pone in luce l'importanza della famiglia, della sua coesione, che si tratti di un legame di sangue o di amicizia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Un bel film che merita di essere visto da ragazzi e adulti, ricco di immagini visionarie e di dialoghi in cui le parole formano colorati giochi di senso.
Testo Breve:

Dopo Alice in Wonderland di Tim Burton, ecco il sequel, tratto dal romanzo di Lewis Carroll, imperniato sull’importanza di maturare grazie alle esperienze vissute, sui valori  della famiglia e dell’amicizia

Ricco di significati, Alice attraverso lo specchio racconta la crescita e maturazione di Alice, usando come “specchio”, appunto, la vicenda familiare del Cappellaio Matto. L'animo orgoglioso e forte che la caratterizza come Comandante della Wonderland, la nave del defunto padre, è il motore che la conduce durante l'intera vicenda. Oltre a ciò, in questa Alice non più bambina persiste la genuina e fanciullesca certezza che “l'impossibile” non esista e che il solo modo per dimostrarlo sia farlo, cioè renderlo possibile.

La sua mente visionaria, però, deve fare i conti con un'entità astratta: il Tempo. Qui personaggio in carne e ossa, il Tempo si declina in diverse sfumature, ma la più importante su cui si focalizza l'intera narrazione è il tempo come passato. È proprio nel rapporto con esso che si definisce la maturazione di Alice, del Cappellaio Matto e della Regina di Cuori. Ciascuno di questi tre personaggi porta con sé un fortissimo legame con il proprio passato. Come detto, il Cappellaio vorrebbe poter ritrovare la propria famiglia per risolvere uno screzio con il padre. La Regina di Cuori vorrebbe ritornare a quell'istante della propria infanzia in cui la sorella, mentendo per discolparsi, ha determinato la natura così iraconda della Regina rossa. Infine Alice, che naviga magistralmente tra le onde dei mari conservando con molta cura l'orologio che era stato del padre. Il passato non si può cambiare, ma da esso si può imparare. In questo consiste crescere, ovvero maturare. Distaccarsi da ciò che è stato, traendo da esso il massimo dell'insegnamento per andare avanti. Nel caso di Alice, il suo forte attaccamento al padre la porta a voler assomigliare a lui e, all'interno di questo archetipo, non poteva mancare il rifiuto delle scelte materne e la presa di distanza da esse. È nel momento stesso in cui Alice fa pace con il proprio passato e con il fantasma idolatrato del padre che in lei avviene la maturazione e la crescita verso una nuova vita, più adulta e consapevole.

È così, nel narrare quanto sia fondamentale riconciliarsi con il proprio passato e con le persone che ne fanno parte e, talvolta – come nel caso della Regina di Cuori – quanto sia necessario perdonare, che viene raccontata l'importanza della famiglia, della sua coesione, che si tratti di un legame di sangue o di amicizia. 

Alice attraverso lo specchio è, insomma, un bel film che merita di essere visto da ragazzi e adulti, ricco di immagini visionarie e di dialoghi in cui le parole formano colorati giochi di senso.

Autore: Maria Luisa Bellucci
In Televisione
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HUGO CABRET

Inviato da Franco Olearo il Lun, 02/06/2012 - 07:33
 
Titolo Originale: The Invention of Hugo Cabret
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: John Logan dal romanzo The Invention of Hugo Cabret di Brian Selznick
Produzione: GKFILMS, INFINITUM NIHIL
Durata: 125
Interpreti: Asa Butterfield, Ben Kingsley, Sasha Baron Coen, Jude Law, Chloë Grace Moretz, Emily Mortimer

Dopo la morte del padre orologiaio, il piccolo Hugo Cabret vive nascosto tra passaggi e stanze segrete di una delle grandi stazioni di Parigi, occupandosi dei molti orologi dell’edificio. Un giorno la sua strada si incrocia con quella di un anziano venditore di giocattoli meccanici; quello che Hugo ancora non sa è che si tratta del dimenticato maestro del cinema delle origini Georges Méliès. Mosso dalla volontà di svelare un mistero lasciato da suo padre, Hugo finirà per riportare alla vita il vecchio maestro e i suoi capolavori…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Dal dolore, profondo, sincero, straziante come solo quello di un bambino che ha perso tutto può provare, da quel dolore può sbocciare la domanda più vera sul senso della propria vita e sul proprio compito.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Per Scorsese questo film è stata l'occasione per rimettersi in gioco nel proprio modo di raccontare, cambiando genere e tipo di personaggi, e dimostrando proprio in questo una vitalità e un genio che il pubblico come i critici hanno premiato.
Testo Breve:

Con questo film Scorsese ci ricorda che la cosa più importante  è scoprire il proprio posto e il proprio compito nel mondo, ma al contempo è stato per lui l’occasione per rimettersi in gioco nel proprio modo di raccontare,  dimostrando una vitalità e un genio che il pubblico come i critici hanno premiato. Le recensioni sono di Luisa Cotta Ramosino, Claudio Siniscalchi e Franco Olearo

 Dal dolore, profondo, sincero, straziante come solo quello di un bambino che ha perso tutto può provare, da quel dolore può sbocciare la domanda più vera sul senso della propria vita e sul proprio compito.

È questo il cuore dell’ultimo capolavoro di Martin Scorsese, apparentemente così diverso dal resto della sua cinematografia, ma in realtà intessuto della storia e delle passioni del regista italoamericano.

Girato in un 3D che non è solo una tecnica (per quanto ben usata e per una volta davvero funzionale al racconto), ma anche il modo di riportare lo spettatore all’emozione potente degli albori del cinema che qui è omaggiato nella figura di Georges Méliès, Hugo  è un racconto sul potere del sogno, della speranza e dell’amore.

Un amore che in qualche misura, attraverso meccanismi, immagini, fotogrammi e invenzioni, tiene attaccato il giovane protagonista al padre defunto. La vocazione a riparare ciò che è rotto (sia esso un orologio, un automa, o il cuore di un vecchio artista dimenticato) è ciò che riscalda la difficile vita quotidiana di un giovane eroe che, nonostante tutto, non ha perso la voglia di guardare il mondo con stupore e curiosità.

La stessa curiosità con cui Scorsese esplora il mondo della stazione ferroviaria (in una continua e immaginifica citazione dei film dell’epoca del muto, ma anche di tanta letteratura europea) e i suoi “abitanti”, legati da mille fragili relazioni in perenne evoluzione.

Si potrebbe obiettare che, soprattutto nella prima parte, il racconto si perde talvolta in troppe seppur interessanti digressioni, e che forse nella seconda metà della pellicola lo sbilanciamento a favore della vicenda sfortunata di Méliès sembra ridimensionare troppo quella di Hugo. Resta il fatto che questo straordinario omaggio a un mondo e un modo di fare cinema che era il trionfo della fantasia (prima e oltre la tecnica che ne è il mezzo di realizzazione) è evidentemente un fatto molto personale per Scorsese, autore di documentari sulla storia del cinema e da anni impegnato nel recupero delle pellicole storiche.  Pellicole che qui rivivono sul grande schermo in una straordinaria e apparentemente impossibile integrazione con il più moderno dei sistemi visivi, il 3D.

Così mentre Scorsese ci ricorda che la cosa più importante (per un orfano come Hugo, ma allo stesso modo per ciascuno di noi) è scoprire il proprio posto e il proprio compito nel mondo, viene da pensare che per il regista questa sia stata l’occasione per rimettersi in gioco nel proprio modo di raccontare, cambiando genere e tipo di personaggi, e dimostrando proprio in questo una vitalità e un genio che il pubblico come i critici hanno premiato.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BATMAN V SUPERMAN: DAWN OF JUSTICE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 03/25/2016 - 11:58
Titolo Originale: Batman v Superman: Dawn of Justice
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: David S. Goyer e Chris Terrio
Produzione: ATLAS ENTERTAINMENT/CRUEL AND UNUSUAL
Durata: 151
Interpreti: Ben Affleck, Henry Cavill, Gal Gadot, Amy Adams, Jesse Eisenberg, Jeremy Irons, Diane Lane, Laurence Fishburne, Holly Hunter, Kevin Costner

Bruce Wayne, disilluso dopo anni di lotta ai criminali di Gotham sotto la maschera di Batman, diffida del “potere assoluto” dimostrato da Superman nella battaglia di Metropolis, dove Bruce ha visto morire molti innocenti. Lex Luthor, genialoide milionario che ha scoperto le vere identità di entrambi i supereroi, lavora dietro le quinte per metterli l’uno contro l’altro, mentre prepara per tutti e due un nemico mostruoso che potrebbe distruggere il mondo. Per fortuna c’è anche un’altra eroina pronta ad entrare in battaglia…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Interessante lo spunto di riflessione sul “bisogno di divino” che l’arrivo di Superman ha scatenato nell’umanità, a cui Batman risponde dapprima con una sorta di cinica disillusione e poi, dopo che anche il “salvatore” sperimenta dei dubbi, con una sorta di “conversione” dopo il sacrificio del suo ex nemico.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di tensione e di violenza anche esasperata
Giudizio Tecnico 
 
Questo spettacolone non convince pienamente, non tanto gli appassionati di fumetti, quanto lo spettatore comune, che potrebbe in alcuni momento avvertire una certa fatica. Non mancano elementi positivi, a partire dalla performance di Affleck
Testo Breve:

Anomalo sequel del non del tutto convincente Man of Steel, ha il pregio e insieme il difetto di mettere moltissima carne al fuoco, tra temi, personaggi e azioni che vogliono guadagnarsi spazio sullo schermo tra una scazzottata e l’altra

Anomalo sequel del non del tutto convincente Man of Steel, il nuovo film di Zack Snyder ha il pregio e insieme il difetto di mettere moltissima carne al fuoco, tra temi, personaggi e azioni che vogliono guadagnarsi spazio sullo schermo tra una scazzottata e l’altra (impressionanti anche senza il 3D), con un dispiego di distruzione di edifici e mezzi mai visto ma che in un certo senso è funzionale al discorso di fondo del film.

Che partendo da dove il precedente era finito, ma presentando della battaglia di Metropolis un’inedita visione dal basso, privilegia (anche grazie alla bravura di Ben Affleck, che incarna con convinzione un cavaliere oscuro tormentato da incubi e rimpianti) il punto di vista dell’uomo Bruce Wayne, rispetto a quello del “dio” in incognito Clark Kent.

Il dibattito sulla legittimità della sua onnipotenza (a tutti gli effetti un problema di lana caprina visto che, come a un certo punto dice  la senatrice interpretata da Holly Hunter, lui semplicemente c’è…), sulla necessità che si confronti con altre autorità, sulla sua pericolosità a prescindere, sono questi i temi che Snyder sviscera anche troppo spesso, appesantendo la prima parte della pellicola che, anche per colpa dei numerosi flashback (in cui il regista fa uso smodato e alla lunga fastidioso del rallenty), finisce per diventare un lunghissimo set up di un epico scontro di corpi e visioni…

È sicuramente interessante lo spunto di riflessione sul “bisogno di divino” che l’arrivo di Superman ha scatenato nell’umanità (e non sono casuali alcuni riferimenti positivi alla fede nei personaggi, non ultima la mamma terrestre di Superman che porta una visibilissima croce al collo), a cui Batman risponde dapprima con una sorta di cinica disillusione e poi, dopo che anche  il “salvatore” sperimenta dei dubbi,  con una sorta di “conversione” dopo il sacrificio del suo ex nemico.

La lettura critica della figura di Superman non è certo una novità e Snyder non si lascia mancare proprio nulla per sottolinearla, ma il continuo innesto di temi e l’incrocio non sempre coerente dei percorsi dei vari personaggi, fa sì che lo spettacolone non convinca pienamente, non tanto gli appassionati di fumetti che potranno almeno sindacare sull’esattezza di alcune soluzioni, quanto lo spettatore comune, che potrebbe in alcuni momento avvertire una certa fatica.

Va detto che non mancano molto elementi positivi, a partire dalla performance di Affleck e soprattutto dall’inserimento del personaggio di Wonder Woman (presto protagonista di un film tutto suo) seminato nel corso del film ed essenziale nella sua fase finale. È lei più che la Lois Lane di Amy Adams, che movimenta e dà imprevedibilità allo scontro tra i due eroi maschi, oltre ad essere la protagonista di alcuni dei pochi scambi leggeri della storia. Gli altri toccano all’Alfred di Jeremy Irons, invero un po’ sacrificato…

Il bilancio generale, per quanto gravato da voci di cui si sarebbe fatto forse a meno, ma che sono figlie della necessità di annunciare la Justice League già in cantiere, è comunque positivo in termini di intrattenimento,  anche se la cupezza della visione e l’estrema violenza di alcuni passaggi rende lo spettacolo inadatto a un pubblico di giovanissimi.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL RAGAZZO INVISIBILE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/17/2014 - 10:56
 
Titolo Originale: Il ragazzo invisibile
Paese: ITALIA, FRANCO
Anno: 2014
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo
Produzione: Nicola Giuliano, Francesca Cima, Carlotta Calori per Indigo Film con Rai Cinema, in coproduzione con Fabio Conversi, Fulvia Manzotti, Marta Manzotti per Babe Films e Faso Film, in associazione con Ifitalia SPA, Gruppo BNP Paribas e Sting Occhiali By De Rigo SPA
Durata: 100
Interpreti: Ludovico Girardello, Valeria Golino, Fabrizio Bentivoglio, Hristo Jivkov, Noa Zatta

Trieste, giorni nostri. Michele ha 13 anni, la passione per i supereroi, e una cotta per Stella, la bionda compagna di classe che neanche si accorge di lui. Abita con sua madre (una poliziotta) e con il cane Mario, in una grande casa dove la figlia della domestica è una vivace e petulante presenza, più una sorellina che un’amica. Vessato a scuola da due bulletti, sente la mancanza di un padre che non ha mai conosciuto: un eroe – gli racconta sua madre –, un poliziotto che ha dato la vita per il suo lavoro e per la sua famiglia. Un giorno Michele, dopo una delle umiliazioni cui lo costringe l’età ingrata che sta attraversando, esprime il desiderio di diventare invisibile e la mattina dopo, ohibò, scopre di essere stato esaudito. Allo spavento iniziale si sostituisce l’euforia, finché l’affastellarsi d’inconvenienti e pericoli lo convince che la magia non c’entra niente e che l’improvviso “dono” (che il ragazzo impara a controllare) concerne una serie di misteriosi rapimenti e forse anche le origini della sua famiglia…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film esplora in maniera delicata e sincera dinamiche familiari quali il rapporto madre-figlio, l’assenza del padre, il bisogno di legami che trascendano quelli di sangue
Pubblico 
Pre-adolescenti
Giudizio Tecnico 
 
Il film è una cavalcata attraverso generi cinematografici diversi, lontani dalla tradizione italiana. Un difetto lo troviamo nella tentazione, cui Salvatores cade continuamente, di voler essere sempre cool, smart e trendy
Testo Breve:

Un tredicenne diventa invisibile e può comportarsi come un supereroe. Gradevole racconto di formazione, che gioca su generi diversi, trasversale a culture e paesi

Forse non saranno memorabili le escursioni nella fantascienza, nel poliziesco, nel noir e ora nel fumetto da parte di Gabriele Salvatores (i suoi film più amati, crediamo, resteranno altri) ma è da guardare senz’altro con interesse la sua cavalcata attraverso i generi cinematografici lontani dalla tradizione italiana. Del progetto Il ragazzo invisibile ammiriamo innanzitutto il coraggio di battere una strada ancora inesplorata (forse è il vero tratto distintivo della filmografia del regista) e poi l’idea intelligente di elaborare un prodotto cross-mediale, che insieme al film in sala preveda anche un romanzo e una serie a fumetti. Chi piange sul latte versato della crisi delle idee nel cinema italiano potrebbe guardare a operazioni del genere, se non altro per smettere di lamentarsi.

Venendo al film, l’incontro tra Salvatores e i supereroi a fumetti porta a un gradevole racconto di formazione, giocato su un’unica trovata, prelevata di peso da Gli incredibili ma sviluppata con coerenza (l’adolescenza come età in cui ci si sente invisibili o si vorrebbe esserlo), e ambientato – se così si può dire – tutto nella mente e nell’immaginario adolescenziale. Più che film d’azione e avventura, Il ragazzo invisibile è infatti un film sui sogni, i desideri, le paure di un ragazzo di 13 anni, un’età in cui si è ancora in tempo per credere alle fiabe e ai miti (sia pure quelli moderni in cui le tute in latex hanno sostituito le corazze medievali) e si possono accettare come elementi della realtà aspetti che un adulto riterrebbe impossibili, assurdi e paradossali. Sotto la coltre del fantasy, comunque, il film esplora in maniera delicata e sincera dinamiche familiari quali il rapporto madre-figlio, l’assenza del padre, il bisogno di legami che trascendano quelli di sangue e dice cose non scontate su un’età in cui la scoperta del proprio destino passa attraverso la capacità di immaginarselo.

Se dobbiamo cercare un difetto nel film, lo troviamo nella tentazione, cui Salvatores cade continuamente, di voler essere sempre cool, smart e trendy (l’abbigliamento, l’arredamento, la colonna sonora…), così che si fatica a empatizzare con un protagonista bello, benestante, e nonostante tutto pieno di risorse, che almeno all’inizio dovrebbe farci tenerezza e malinconia (pensate al Bastian de La storia infinita) ma di cui invece non si avverte mai veramente il dolore. 

Oltre che al regista, comunque, il film appartiene senz’altro al trio di sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo. Che siano nati tutti e tre tra il 1972 e il 1979 è un dato non secondario: c’è una generazione cresciuta con i cartoni animati giapponesi, i fumetti della Marvel, il cinema degli anni Ottanta di Spielberg e Lucas – ma anche con il disastro di Chernobyl e la caduta del Muro di Berlino – che condivide un immaginario che è diverso da quello della generazione precedente. I racconti, le storie, le narrazioni ne risentono. Per certi versi si globalizzano. Il ragazzo invisibile è quindi un film moderno, sincronizzato con un modo di essere e di pensare trasversale a culture e  Paesi, cui manca forse solo un po’ di disinvoltura.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Prima Fila
Data Trasmissione: Domenica, 6. Settembre 2015 - 7:00


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PERCY JACKSON E GLI DEI DELL’OLIMPO - IL MARE DEI MOSTRI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/11/2013 - 18:08
 
Titolo Originale: Percy Jackson & the Olympians: Sea of Monsters
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Thor Freudenthal
Sceneggiatura: Marc Guggenheim, Scott Alexander, Larry Karaszewski dal romanzo di Rick Ryordan
Produzione: Michael Barnathan, Chris Columbus, Karen Rosenfelt per Fox 2000 Pictures; Trireme Productions; Tcf Vancouver Productions
Durata: 106
Interpreti: Logan Lerman, Alexandra Daddario, Nathan Fillion, Stanley Tucci, Jake Abel, Anthony Head

Il giovane Percy Jackson, figlio di Poseidone, insieme ai suoi amici Annabeth (figlia di Atena) e Grover, un giovane satiro, deve intraprendere una nuova avventura per recuperare il Vello d’Oro, l’unico rimedio per salvare l’albero che protegge i confini del campo dei Mezzosangue, i giovani semidei. Ma sul Vello ha delle mire anche Luke, il figlio rinnegato di Ermes, che vuole riportare in vita il terribile titano Crono…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un onesto film di intrattenimento per ragazzi, un inno all’amicizia, all’amore familiare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena violenta nei limiti del genere.
Giudizio Tecnico 
 
Il film è meno spumeggiante del suo predecessore e talvolta il carattere un po’ infantile di certe dinamiche cozza con degli interpreti che appaiono ormai cresciutelli
Testo Breve:

Secondo film della saga di Percy Jackson che ha l’obiettivo, divertendo, di far conoscere la mitologia classica alle nuove generazioni.  Meno spumeggiante del primo, è pur sempre un inno all’amicizia e alla  famiglia

Tre anni fa arrivava al cinema la trasposizione della prima avventura del giovane semidio Percy Jackson, figlio di Poseidone che, anziché nell’antica Grecia, si muoveva negli Stati Uniti di oggi, in cui l’Olimpo si è trasferito, ovviamente nascosto, in cima all’Empire State Building. L’idea, nata dalla penna di uno scrittore appassionato di mitologia e desideroso di trasmettere il suo amore alle giovani generazioni, aveva il merito di intrecciare con levità e intelligenza la modernità con il mito, usando, ad esempio, un Ipod al posto del tradizionale scudo per permettere al nostro eroe di guardare riflessa la terribile Medusa.

Sulle avventure di Percy Rick Ryordan ha scritto ben sette libri, che ricalcano molti dei più noti miti greci (qui quelli degli Argonauti e di Ulisse), costruendo una vera e propria saga che man mano che procede rivela un arco narrativo ampio e non banale, che sfida i giovani lettori-spettatori a riconoscere sotto nuove spoglie storie e personaggi antichi.

La prima pur brillante trasposizione cinematografica (Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il ladro di fulmini), valorizzata da ottime scelte di cast, aveva giocato però la carta di un’avventura autoconclusiva, che costringe qui gli autori a ripartire da zero per lanciare la nuova sfida, con un protagonista insicuro e convinto di essersi conquistato la sua vittoria per pura fortuna. A ricordarglielo spesso ci pensa Clarisse, la ovviamente coraggiosissima figlia del dio della guerra Ares, che viene incaricata al posto suo della missione di salvataggio del campo dei semidei.

All’insicurezza e solitudine di Percy (il progenitore divino, pure se garantisce straordinari poteri, non è un campione della comunicazione padre-figlio) risponde l’arrivo di un imprevisto fratellastro, un benintenzionato ciclope, Tyson, rumoroso ma di buon cuore e deciso a conquistarsi l’affetto del fratello. A completare il gruppo che, naturalmente, a dispetto degli ordini ufficiali, parte alla ricerca del Vello d’Oro, ci sono il satiro Grover e la bella Annabeth.  Tra lei e Percy, è ormai evidente, c’è qualcosa di più di un’amicizia, ma la pellicola non si perde più di tanto in romanticherie: ci sono mostri da sconfiggere e Titani da rispedire al tartaro, non c’è tempo per i baci.

Il film è meno spumeggiante del suo predecessore e talvolta il carattere un po’ infantile di certe dinamiche cozza con degli interpreti che appaiono ormai cresciutelli (di sicuro lo sono anagraficamente rispetto ai loro omologhi letterari) eppure mantengono dilemmi e insicurezze adolescenziali.

I nuovi inserimenti di cast adulto, tuttavia, sono decisamente brillanti: Stanley Tucci nei panni del dio Dioniso, costretto a fare da “preside” al campo dei giovani semidei e condannato, per un’offesa a Zeus, a vedersi trasformato il vino in acqua (non manca una battuta irriverente sul Dio dei cristiani che lui sì che è un vero Dio e sa fare il trucco al contrario), e il televisivo Nathan Fillion in quelli di Ermes (specializzato in spedizioni e ricerche), che non si fa mancare una battuta sulle serie tv sospese a metà (arguto richiamo a Fireflay, telefilm di culto a firma Joss Whedon, che lo vedeva protagonista  e fu interrotto dopo due stagioni). Questi e altri riferimenti all’oggi, se qualche volta strappano la risata ai cinefili, altrove rischiano di appesantire la storia con inutili e talora pedestri analogie tra mito e contemporaneità, togliendo ritmo e coinvolgimento al racconto.

Nel complesso, comunque, Percy Jackson resta un onesto e spettacolare intrattenimento per ragazzi, un inno all’amicizia, all’amore familiare (anche quando la tua famiglia comprende mostri con un occhio solo e ha una storia di padri che mangiano i figli…) e all’accettazione reciproca, che potrebbe anche fungere da invito alla lettura per la scoperta della mitologia antica. Il finale promette una continuazione ma sarà il responso del botteghino, più che quello della Pizia di Delfi, a dirci se le avventure di Percy torneranno.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HUGO CABRET (F. Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 02/05/2012 - 21:02
 
Titolo Originale: HUgo
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: John Logan
Produzione: GKFILMS, INFINITUM NIHIL
Durata: 125
Interpreti: Asa Butterfield, Ben Kingsley, Sacha Baron Cohen, Emily Mortimer, Ray Winstone, Jude Law

Il dodicenne Hugo, orfano, vive da solo nascondendosi nei meravigliosi anfratti della stazione di Montparnasse. Numerosi e maestosi orologi scandiscono il trascorre del tempo nella stazione e Hugo s’industria al meglio per farli funzionare. Come tutti i ragazzi Hugo ha un grande sogno: completare la riparazione dell’uomo meccanico che il padre non ha potuto ultimare...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un bambino orfano che vive da solo sa comprendere che anche la sua vita ha un valore e sa alimentare la speranza che le difficoltà che deve affrontare verranno tutte superate
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Scorsese ha osato esprimersi in modo per lui assolutamente nuovo e pur con alcune imperfezioni nella sceneggiatura, riesce a trasmetterci tutta la sua passione per la settima musa

Un treno, in arrivo alla Gare de Montparnasse non riesce a fermarsi. Esce dai suoi binari, inizia a spazzare via tutto ciò che incontra, chioschi di giornali, negozi, tavolini, infine sfonda la grande vetrata circolare della stazione; la locomotiva resta per un momento sospesa a mezz'aria e infine precipita rovinosamente a terra.
E' un sogno; si è trattato di un sogno del piccolo Hugo (una sequenza che è costata mesi di lavorazione) ma in fondo ce lo potevamo aspettare, in questo film che è tutto un omaggio al fascino delle immagini in movimento: Scorsese ha forse voluto riprodurre, aggiornandola, l'emozione degli spettaori del primo film dei fratelli Lumière, quando l'immagine di un treno che avanzava in direzione degli spettatori li fece sobbalzare  per lo spavento.

La nostalgia dei primi anni del cinema  è la corda emotiva del film: quella breve stagione che ha avuto come protagonista  Georges Méliès, che partendo da una innovazione che appariva poco più di una curiosità tecnica, riuscì a mostrare le infinite possibilità inventive del nuovo mezzo, a cui fece seguito un repentino oblio quando lo scoppio della prima guerra mondiale rese di colpo fuori registro i giochi d'illusione delle sue opere.
Scorsese gioca di rimando e stabilisce un ponte con quell'epoca cercando di osare anche lui, in modo da farci recuperare, quasi cent'anni dopo, lo stupore del cinema: ha quindi impiegato (per lui è la prima volta) il 3D e le  ricostruzioni in CG di una favolosa Parigi anni '30, grazie anche alle curatissime  scenografie di Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo (sicuramente da Oscar). 

Gli occhi azzurri ma tristi del dodicenne Hugo Cabret (Asa  Butterfield, già apprezzato in Il bambino con il pigiama a strisce) sono l'altra attrazione del film: un ragazzo orfano che vive negli spazi lasciati liberi dai grandi ingranaggi dell'orologio della stazione, che sogna,di far funzionare un pupazzo meccanico lasciato incompiuto dal padre nella speranza di scoprire qualche messaggio che forse gli ha voluto lasciare.
Il mondo intorno gli è ostile ma lui coglie una speranza, percepisce una provvidenza che sicuramente finirà per occuparsi anche di lui : "Immagino che tutto i mondo sia come un enorme meccanismo. Le macchine non hanno mai dei pezzi in più. Hanno sempre l'esatto numero che serve. Così ho pensato che se tutto il mondo è una enorme macchina io non posso essere in più. Io debbo essere qui per qualche motivo".

Nonostante i due protagonisti abbiano dodici anni, a stento il film si può definire per ragazzi: apprezzare le sbiadite e tremolanti immagini dei film di Méliés vuol dire avere una buona cultura cinematografica; manca la scena clou, sempre presente in film di questo genere, spesso una  divertente e concitata sequenza di inseguimento  ma in particolare manca una vera dialettica fra i due protagonisti, un confronto/contrasto di caratteri, lo sviluppo  interiore della loro amicizia. Se conosciamo bene la storia di Hugo, ben poco sappiamo di Isabelle (veniamo sbrigativamente informati che è orfana anch'essa) e il personaggio resta di semplice spalla a quello di Hugo. Infine  l'aggancio fra le vicissitudini del robot meccanico e le opere cinematografiche di Méliés appare un po' forzato.

E' stato detto che l'idea di realizzare questo film è venuta in mente a Scorsese mentre leggeva a sua figlia dodicenne l'omonima graphic novel di  Brian Selznick .
E' bello pensare che sia avvenuto proprio così: il regista ha colto l'occasione per manifestare tutta la sua passione per il cinema dei primi tempi ma al contempo ha voluto trasmettere a sua figlia, nei due giovani protagonisti, l'amore per il cinema (Hugo) e per la lettura (Isabelle).

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI4
Data Trasmissione: Mercoledì, 17. Maggio 2017 - 21:05


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