LA COMPAGNIA DEL CIGNO

Titolo Originale: La compagnia del cigno
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Ivan Cotroneo
Sceneggiatura: van Cotroneo, Monica Rametta
Produzione: Indigo Film, Rai Fiction
Durata: 12 puntate di 50 min su RaiUno e RaiPaly
Interpreti: Alessio Boni, Anna Valle, Leonardo Mazzarotto, Fotinì Peluso

Matteo è ancora sconvolto dal terremoto che ha devastato la sua città, Amatrice, che ha causato la morte di sua madre e decide di iscriversi, a metà anno, al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Molto presto fa la conoscenza con il professore direttore d’orchestra Luca Marioni, detto anche il “bastardo” per i suoi modi rudi di trattare i ragazzi. Il professore comprende subito le grandi doti del ragazzo e sollecita i suoi migliori allievi a fare esercitazioni extra assieme a Matteo in modo che possa integrarsi pienamente nell’orchestra. Matteo inizia così a conoscere i suoi nuovi compagni e presto amici e scopre che ognuno di loro ha, come lui, da superare qualche grave problema…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Sette ragazzi, ognuno con il suo problema, riescono a trovare conforto dalla solidarietà degli altri e a impegnarsi nella loro vocazione musicale
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida scena di rapporrto intimo coniugale, affettuosità fra persone con inclinazione omosessuale. Una sottile ironia sulla volubilità e precarietà dei rapporti fra omosessuali.
Giudizio Artistico 
 
Il serial beneficia della freschezza di ragazzi e ragazze esordienti davanti alla telecamera e bravi a suonare ma la sceneggiatura tradisce i suoi meccanismi volti a creare drammi e problemi che debbono continuamente esser superati.

Matteo ha perso la madre durante il terremoto ad Amatrice e a causa di  quel trauma è rimasto psicologicamente instabile; il professor Marioni, ha perso la figlia ancora bambina in un incidente d’auto (ma c’è dietro qualche mistero) e ciò lo ha reso duro con i ragazzi, un vero “bastardo” mentre  sua moglie Irene ha abbandonato il suo lavoro al conservatorio e non è più riuscita a tornare a casa; Robbo e la sua sorellina apprendono con dolore che i loro genitori si stanno per separare; Rosario, di quindici anni, il più piccolo della compagnia, vive con dei  genitori adottivi perché sua madre è una tossicodipendente; Sara è una ipovedente e per questo può suonare solo come solista senza far parte dell’orchestra; Barbara è costretta a frequentare sia il liceo classico che il conservatorio per soddisfare le ambizioni di sua madre; Sofia soffre per  le sue taglie ampie, che sono oggetto di derisione da parte delle sue compagne; solo Domenico sembra un ragazzo senza problemi (ma vive solo con suo padre e questa situazione potrebbe avere degli sviluppi..). A questi ragazzi occorre aggiungere Giacomo, intorno al quale si cela un mistero: pare che sia stato il maestro Marioni a procurargli un tracollo nervoso e da quel momento non si è fatto più vivo in conservatorio…

Con questo accumulo di disgrazie, di problemi, più un paio di segreti da svelare, dodici puntate di un serial possono benissimo venir imbastite; è sufficiente che ogni puntata si focalizzi su uno dei ragazzi. Nascono anche, com’è naturale, delle attrazioni amorose fra ragazzi e ragazze del conservatorio ma neanche a dirlo, sono attrazioni che non si incrociano e occorre del tempo perché si indirizzino nella prevedibile direzione.

A questa debolezza strutturale, che riduce la credibilità del racconto, si contrappongono alcuni atout importanti: l’ambientazione nel solido conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, che esprime un contesto dove bravi ragazzi sentono di avere una precisa vocazione e si impegnano a realizzarla; la bellezza della musica classica ma anche di quella moderna, perché a ogni puntata uno dei ragazzi si esibisce in un a solo secondo lo stile instaurato in Glee. Non da ultimo molte belle inquadrature di Milano, non solo del centro storico ma del gettonatissimo albero verticale e i tre grattacieli di City life. 

Potrebbe apparire un bilancio alla pari ma gli ottimi indici di ascolto denotano che c’è qualcos’altro che gli spettatori hanno colto; è prevedibile che si tratti proprio della simpatia dei giovani protagonisti, scelti abilmente fra ragazzi che sanno realmente suonare, la maggioranza dei quali si sono trovati per la prima volta davanti a una telecamera.

Il messaggio che si vuole trasmettere con questo serial è molto chiaro ed è lo stesso che è stato trasmesso in Braccialetti rossi: fra ragazzi uniti da una grave malattia, o hanno in comune la passione per la musica,  i drammi personali vengono affrontati  proprio con il  confrontarsi, il condividere, con l’aiutarsi a vicenda.

Si tratta di un messaggio sicuramente positivo ma resta il dispiacere che per sviluppare questa tesi è stato necessario avviare un meccanismo che si alimenta con un accumulo di sventure e con personaggi stereotipati. Siamo lontani dalla fattura di Un’amica geniale, dove si partecipa alla maturazione progressiva (ma anche alle cadute) di due ragazze complesse quanto lo sono quelle reali, che reagiscono di volta in volta alle situazioni della vita con sfumature sempre diverse.  Gli ultimi serial intorno agli adolescenti non sembrano aver  trovato la formula giusta: come sono stati eccessivi quelli di Baby, di Tredici e di Elite nell’occuparsi in modo irressponsabile del qui e ora senza aver voglia di costruirsi un futuro, i ragazzi di La Compagnia del cigno eccedono nella direzione opposta: cupi e seriosi restano schiacciati dai loro problemi  e non hanno quel guizzo, che è loro caratteristico, di sentirsi  a volte felici e un po’ pazzi semplicemente perché sono giovani.

Autore: Franco Olearo


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