BABY (Prima Stagione)

Titolo Originale: Baby
Paese: Italia
Anno: 2018
Regia: Andrea De Sica, Anna Negri
Sceneggiatura: Isabella Aguilar, Giacomo Durzi, Antonio Le Fosse, Giacomo Mazzariol, Marco Raspanti, Romolo Re Salvador, Eleonora Trucchi
Produzione: Fabula Pictures
Durata: la Prima stagione è costituita da 6 puntate di 50 min su NETFLIX
Interpreti: Benedetta Porcaroli, Alice Pagani, Riccardo Mandolini, Chabeli Sastre Gonzalez,

Il serial ci fa conoscere alcuni ragazzi che frequentano un rinomato liceo privato dei Parioli. Chiara è bionda, è sportiva, si allena con costanza nella corsa veloce e spera che i suoi genitori la mandino per un anno in una scuola negli Stati Uniti assieme alla sua migliore amica Camilla (ma non ha il coraggio di rivelarle che il fratello di lei, Niccolò, è il suo amante segreto); Ludovica è bruna, dallo spirito ribelle e molto libera perché la madre, divorziata, è sempre impegnata a trovare, senza successo, un uomo che resti con lei. Damiano, dopo la morte della madre, è stato iscritto a quello stesso dal padre, ambasciatore di un paese arabo. Sempre molto impegnato, il padre trascura Damiano, che viene presto preso di mira da Niccolò perché gli fa concorrenza nello spaccio della droga a scuola ed è diventato il suo rivale per la conquista di Chiara. Fabio, il figlio del preside, è un ragazzo tranquillo, bloccato dall’educazione rigida impostagli dal padre e fa fatica a trovare un vero amico nella scuola.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film cerca di indagare con serietà sulla genesi di certi comportamenti adolescenziali ma il contesto che descrive è degradato senza speranza, dove genitori distratti di famiglie sfasciate lasciano che i loro figli vadano alla deriva e scelgano metodi sbrigativi (vendita di droga, prostituzione) per conseguire la loro indipendenza
Pubblico 
Maggiorenni
Il serial non approfitta del tema scabroso per inanellare scene audaci ma il tema trattato non risulta adatto a minorenni
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo della storia ha un andamento oscillante, a volte non si comprende dove si stia dirigendo ma probabilmente è proprio questo fluttuare che diventa espressione genuina dell’instabilità adolescenziale

Nel 2018 Netflix ha confezionato, con i suoi serial, un specie di trilogia sugli adolescenti agli ultimi anni della high school. Non tanto una trilogia intesa come sequenza temporale ma come collocazione geografica: in Tredici gli adolescenti degli Stati Uniti, in Elite quelli spagnoli, in Baby quelli Italiani. Non si può negare che queste fiction siano arrivate sull’onda di qualche pruriginosa curiosità (per Tredici il dramma dei suicidi in età adolescenziale, per Baby lo scandalo delle baby-squillo ai Parioli del 2013, per Elite la insaziabile curiosità del pubblico sulle scuole di elite) ma occorre anche riconoscere che c’è un grande bisogno di opere narrative che siano in grado di costituire una finestra credibile sul mondo degli adolescenti, sempre in continua evoluzione.

E’ indubbio che nella fotografia che fanno questi tre lavori sul mondo degli adolescenti ci siano delle costanti (uso compulsivo del cellulare per mandarsi messaggi, selfish anche nei momenti intimi che diventano spesso uno strumento di vendetta, ragazzi e ragazze che praticano rapporti sessuali completi, uso di droga che viene spacciata da un ragazzo direttamente all’interno della scuola, ampio uso di alcool durante i festini) ma in generale, a mio avviso, sono utili al nostro scopo in modo molto limitato.

Scartiamo subito Elite: un giallo fra le mura di una prestigiosa scuola privata (una ragazza è stata uccisa) dove il tema prevalente è lo scontro fra ragazzi di classi sociali e religioni diverse. La caratterizzazione dei personaggi cambia frequentemente in funzione delle sorprese necessarie a rendere viva l’aspettativa del giallo e alla fine può esser definito come un serial porno-soft, visto che quasi a ogni puntata viene garantita una scena di sesso di varia tipologia (eterosessuale, omosessuale, a tre).

Più approfondita nei caratteri e nell’ambientazione la serie Tredici che estende la sua analisi ai genitori dei ragazzi e ai loro professori su due temi dolorosi, quello del bullismo e della melanconia esistenziale che porta al suicidio. Restano molte perplessità  sull’interpretazione che  dà il serial dei ragazzi di quella età: tutti i protagonisti sono chiusi in se stessi, privi di un minimo di generosità e di coraggio, i violenti hanno la meglio e la decisione di suicidarsi non trova adeguate controargomentazioni.

Parliamo ora di Baby e chiariamo subito che lo scandalo delle baby-squillo ai Parioli non ha alcun riferimento, neanche larvato, con la storia raccontata. La realtà dei fatti del 2013 è risultata molto più squallida, incluso il consenso interessato di una delle madri delle ragazze e si è trattato di un fenomeno ben consolidato; nella fiction il tema della prostituzione è inquadrato nello scenario più vasto del percorso evolutivo che hanno le due protagoniste e interviene solo a metà stagione.

La premessa alle storie dei quattro protagonisti è univoca: vivono tutti in famiglie sfasciate. Ludovica vive da sola con una madre psicologicamente fragile mentre il padre, che sta per risposarsi, ha poca stima per lei; Chiara vive in un clima di ipocrisia perché i suoi genitori sono separati in casa; Damiano ha perso la madre e ciò per lui costituisce una dolorosa mancanza, mentre il padre non ha tempo per comprenderlo nè per prendersi cura dei suoi problemi.

Se occorre riconoscere a Baby un punto in più rispetto ai serial citati perché approfondisce i rapporti dei ragazzi con i loro genitori, ciò significa anche aver costruito con queste fragili situazioni familiari, un facile alibi nei confronti di queste ragazze che possono muoversi senza controlli e che si trovano sempre sole a prendere decisioni importanti. Ecco infatti che Ludovica, di fronte a un padre che si rifiuta di pagarle la retta della scuola privata, si affida a un ragazzo che si dichiara pronto ad aiuarla presentandole persone disposte a pagare per avere incontri speciali; Chiara, più instabile ed emotiva, sconvolta da un ambiente familiare che non riesce più a sostenere e da una vita sentimentale che non la soddisfa, vede un suo riscatto nei locali notturni dove uomini adulti la corteggiano e la desiderano.

La sceneggiatura del serial è stata scritta dal collettivo di giovanissimi del GRAMS, con la direzione di Andrea De Sica e l’affiancamento di a Isabella Aguilar e Giacomo Durzi. Si può quindi imputare alla gioventù degli scrittori l’horror vacui che caratterizza la storia caricata di sub plot: un ragazzo ha difficoltà a dichiararsi omosessuale (è il figlio del preside, esattamente come succede in Elite); si stabilisce  un’intesa fra uno dei ragazzi e la madre di un suo  conpagno; un incidente d’auto diventa l’escamotage narrativo che consente di risolvere un po’ di nodi che si erano formati nel racconto.

Al contempo è forse proprio grazie alla giovinezza degli scrittori che va riconosciuto allo sceneggiato una significativa aderenza al mondo adolescenziale. Quella loro instabilità che fa avere sempre poca pazienza, sopratutto nelle relazioni con gli altri; quei passaggi bruschi dalla voglia di fare cose un po’ pazze all’improvvisa malinconia, quel movimento sinuoso della storia, apparentemente senza una meta, che in realtà rispecchia la vita di chi non si muove in base a progetti definiti ma oscilla continuamente perché ogni giorno è un mondo a se stante; quella insicurezza tipica di persone sempre in cerca di comprendere chi siano veramente. Appare anche molto credibile la reazione delle due ragazze dopo le loro prime prestazioni a pagamento: percepiscono un senso di potenza, perchè vedono degli uomini che le desiderano con galanteria (non ci sono casi di violenza nel serial)  e da questo possono ricavare quella indipendenza, quella autonomia economica da tempo desiderata.

Questo Baby, come gli altri due serial, hanno un grosso limite: sono racconti costruiti intorno a conflitti fra egoismi contrastanti, alla ricerca della soddisfazione dei propri desideri e dell’affermazione di se stessi. Manca fra questi giovani un ideale positivo che li trascenda, una figura di riferimento che possa aprire loro panorami più ampi del qui e ora nel piccolo ambiente scolastico, l’ambizione di applicare le proprie doti per costruire un affascinante progetto di vita.

Autore: Franco Olearo


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